8 Marzo 2009

Prezzi calmierati, pochi ci stanno

 Sono solo 36 i negozi che hanno deciso di aderire all’accordo per trenta generi di prima necessità

 È partito in sordina e le poche adesioni hanno deluso i consumatori e le associazioni di categoria. L’accordo per il Paniere Veneto a prezzo giustificato è stato firmato a novembre e dopo tre mesi ha raccolto solo 300 adesioni in tutta la regione, quando l’aspettativa era di almeno 1.200 negozi. Il progetto del consiglio regionale di calmierare i prezzi di trenta prodotti di prima necessità non ha raggiunto, dunque, i risultati sperati anche se a Verona va meglio che in altre province. I negozi della Confesercenti che hanno aderito al Paniere sono 25, quelli che fanno riferimento alla Confcommercio sono 11. «In questo momento di rinnovate pressioni sui prezzi è difficile aspettarsi grandi risultati», dice il presidente di Confcommercio Fernando Morando. «Da parte nostra c’è stato l’impegno a coinvolgere il numero più alto possibile di soci, ma al momento il risultato è quello che è. Ci auguriamo che il numero possa crescere». Per Confcommercio la lista dei beni a prezzo controllato è solo un’iniziativa in più per arrivare sereni alla cassa, «ma non è determinante per la spesa delle famiglie», aggiunge Morando, «che hanno la possibilità di scegliere tra diverse formule». Supermercati e discount, ipermercati e grandi magazzini, superstore e negozi di vicinato: la rete del commercio è composta da tanti format distributivi diversi per superficie, formula, assortimento convenienza. In questo momento, a soffrire di più sono proprio i piccoli negozi, l’ortofrutta sotto casa, la macelleria, il negozio di alimentari, snobbati a favore della grande distribuzione che offre maggiori possibilità di risparmio. Il Paniere Veneto pensava anche a loro, offrendogli la possibilità di bloccare i prezzi di alcuni beni di prima necessità per riacquistare la fiducia dei clienti. «La scarsa adesione dipende dalla crisi economica che spaventa i commercianti che non se la sentono di intervenire sui prezzi», dice il direttore di Confesercenti, Fabrizio Tonini, «ma una responsabilità l’abbiamo anche noi che non abbiamo dato sufficiente visibilità alla cosa. Una maggiore promozione dell’iniziativa avrebbe portato una partecipazione più alta. Mi sembra una proposta affrettata, nata più sull’onda del dover fare qualcosa che sul ragionamento effettivo». La lista degli esercizi commerciali che per un anno bloccheranno i prezzi non è lunga ma copre tutta la provincia e comprende anche sei ambulanti. Nell’elenco dei beni ci sono i generi alimentari di prima necessità: la fettina di manzo non dovrà costare più di 13 euro al chilo, il petto di pollo 10 e il prosciutto crudo tipico veneto potrà avere un’oscillazione di prezzo tra i 22,90 e i 25,90 euro al chilo. Un litro di olio extravergine comune potrà costare al massimo 5,90 euro e 500 grammi di spaghetti 88 centesimi a confezione. Non più di 2,20 euro per una confezione di detersivo per la lavatrice e 3 euro per quella della lavastoviglie.  «Ci aspettavamo un’adesione più ampia», dice il presidente provinciale del Codacons, , «lo scarso risultato penalizza sia i consumatori che i commercianti. I consumatori hanno diverse possibilità di scelta e vanno dove ci sono le offerte migliori. A lungo andare, a rimetterci saranno proprio i commercianti che non potranno competere con le forti politiche di sconto attuate dalla grande distribuzione». 

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