22 Febbraio 2010

Polemiche sul televoto e su Emanuele Filiberto

 
Sanremo choc, la vicenda discussa del televoto che ha premiato un concorrente proveniente da “Amici”, la contestazione dell’orchestra, i fischi a Emanuele Filiberto, ne fanno un argomento non solo televisivo, ma di costume, che merita e riempie le pagine dei giornali del lunedì…

 

“Il festival delle risse” è il secondo titolo di oggi del CORRIERE DELLA SERA sotto la vicenda Protezione civile. “Il festival della canzone o il festival della tv” si domanda il giornale milanese nel catenaccio che spiega: «il televoto diventa un caso. E si scatena la polemica se mantenerlo o no. il vincitore Valerio Scanu è un prodotto di Amici, Pupo e il principe vanno in onda su Raiuno con I Raccomandati, Marco Mengoni, viene da X Factor. Alla fine il pubblico dei televotanti si è diviso e l’elezione è rimasta appesa a un filo. Il Festival incassa il successo di ascolti e già si parla del conduttore del 2011. Spunta il nome di Maria De Filippi». Sempre dalla prima il CORRIERE lancia due corsivi. A firma di Aldo Grasso e Aldo Cazzullo. Partiamo dal critico televisivo (“Gli amici rivoluzionari”): «La scena più singolare di questo Festival, quella che resterà nella memoria visiva, è la ribellione degli orchestrali dell’Ariston nell’atto di accartocciare gli spartiti. Perché una protesta così insolita contro il televoto? Per il secondo anno di fila a Sanremo ha vinto Maria De Filippi. L’anno scorso aveva portato al successo Marco Carta, protagonista di «Amici». Si era anche recata di persona al Festival, come ospite d’onore e detentrice del marchio di fabbrica. Quest’anno ha vinto Valerio Scanu, anche lui sardo, anche lui reduce da «Amici»… la mancanza di controprogrammazione da parte di Mediaset, la potenza di fuoco di «Amici» che ha stravinto persino su «X-Factor», un programma targato Rai e rappresentato a Sanremo da Marco Mengoni, la presenza di televisivi come Pupo ed Emanuele Filiberto, il ruolo ormai decisivo del televoto (un vero business per i telefonici, il probabile ruolo dei call center, la «democrazia» degli sms). I critici musicali hanno giudicato le canzoni di Scanu e di Mengoni deludenti: buone voci ma testi e musica di scarso livello. Come mai, allora, hanno vinto? Nel giro di poco tempo, il mondo della musica è stato rivoltato da capo a piedi. Una volta erano i discografici a dettare legge, a decretare i successi. La Rete, l’iPod e la tv hanno rivoluzionato il settore: prima mettendolo in ginocchio, poi trasformandolo». Parola ad Aldo Cazzullo (“Il principe tronista”): «Dopo la vittoria a «Ballando con le stelle» e il secondo posto al Festival (ma già la leggenda sanremese lo vorrebbe vincitore e retrocesso in segreto, con un bis dei presunti brogli al referendum del ‘46), è evidente che a una vasta parte degli italiani Emanuele Filiberto piace. Al nonno non fu perdonata la tragedia della guerra e della dinastia, al padre la farsa degli affari e dei processi. Nutrire sentimenti negativi per lui, invece, è davvero difficile… Non è colpa di nessuno, se non nostra: come ogni popolo anche noi abbiamo i politici, e i principi, che ci si confanno».
“Il principe: «sarò il nuovo Fiorello»”: taglio basso sulla prima de LA REPUBBLICA per lo scandaloso Sanremo (accanto prende avvio un gustoso commento di Michele Serra). Cominciamo dai servizi, in doppia pagina. Comincia Silvia Fumarola con un ritrattino della “regina di Sanremo” come definisce la Clerici. Che ha avuto un personale successo (quasi 12 milioni di spettatori) e che ammonisce: «con me la Rai tira sempre la cinghia. Sono nata e cresciuta in questa azienda e prima o poi dovranno riconoscermi qualcosa in più». Già perché lei ha avuto un compenso esattamente della metà rispetto a quello di Bonolis (quel milione che Brunetta aveva definito «speso bene»). «A me non piace chiedere, ma le donne spesso devono combattere: non ti regalano niente». Quanto al segreto del suo successo: «io sono una del popolo, non faccio finta di essere quella che non sono. Il mio orgoglio è di aver fatto un festival al femminile, e mi sarebbe piaciuto vedere vincere le donne». Infine un passaggio sulla contestazione: «i professori hanno espresso la loro opinione in modo veemente. Ho condiviso la protesta, l’ho trovata forte e bella». In appoggio intervista a Emanuele Filiberto che dice di essersi ispirato alla Costituzione per la sua canzone, di voler fare carriera nel mondo dello spettacolo (visto che con la politica ha bucato per ben due volte), e di essere perfettamente al centro… Una pochezza di idee che gli aprirà la strada?  Venendo a Serra, comincia annotando che la definizione televoto assimila l’espressione di un giudizio all’esercizio democratico. Niente di più sinistro, giacché come la richiesta di verifiche da parte del Codacons rivela, si è scatenata una gara di sms a raffica, di voti plurimi. Ma, avverte, non cadiamo nell’errore di credere che gli spettatori di Sanremo siano gli italiani: una buona metà della popolazione non guarda la tv, dunque niente generalizzazioni indebite: «gli altri trenta milioni di italiani  che scelgono di fare o vedere altro, che cosa sono, se non popolo? Tutti professori universitari?» (e questa è per Bersani). «La vera manipolazione sta a monte, molto a monte del televoto: nella costante educazione al basso livello. Per ritrovare le tracce di quel broglio, bisognerebbe ripassare tanti palinsesti che al Codacons non basterebbe una vita».
“Ma quanto razzismo contro il principe” È il titolo in prima pagina sopra la foto di Emanuele Filiberto che , secondo il GIORNALE è stato vittima dell’«ultima moda dell’intolleranza intelligente» che lo ha fischiato. Tony Damascelli ripercorre i giorni del Festival in cui al principe non sono mancati sfottò e scrive: «nessuno si scuote per quella atmosfera circense da pollice verso, l’intolleranza è ammessa, esibita e applaudita. A differenza di quello che scrive Macchiavelli il principe non è ne volpe né leone ma soltanto un povero pirletta da prendere in giro da rispedire in esilio, lui con tutti i parenti suoi, chissenefrega. È la democrazia bellezza, è “Italia, amore mio”. Emanuele Filiberto non ha capito nulla. Indietro Savoia».
«Quelli convinti che l’Italia fosse dei sei e mezzo, dei bravini ma non bravissimi, deve cambiare idea, visti i successi di Emanuele Umberto Reza Ciro René Maria Filiberto di Savoia: l’Italia è dei sei meno meno» è l’attacco al vetriolo dell’editoriale de LA STAMPA su Sanremo a firma di Mattia Feltri, che prosegue a pagina 27 con una sorprendente svolta. Vero che il principino è «un incapace a tutto, e per di più poliedrico» ma sempre meglio di Cristicchi. «Forse è vero che la tv  è deficiente, ma i telespettatori lo sono fino a un certo punto: se la tv è deficiente non facciano tutti i fenomeni. Si reagisce al linciaggio. Si premia la filastrocca paracula perché in fondo è senza infingimenti, e quella di Simone Cristicchi, per esempio, cos’era? Che cosa era la dedica a Marco Travaglio? Che cosa era l’opposizione a questo sistema che non va, e da cui Cristicchi (a che titolo?) si tira fuori?». «Meglio, mille volte meglio Emanuele Filiberto, che non insegna a nessuno a stare al mondo, torna qui dopo un incomprensibile esilio, va alle elezioni, balla sotto le stelle, canta all’Ariston, è più italiano di te e di me, poiché niente è peggio di un italiano che si sente migliore degli italiani. Persino a Sanremo».
 

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