19 Agosto 2007

Phone center, il Comune conferma il giro di vite

L`Antitrust accoglie il ricorso del Codacons e boccia la legge regionale 6/2006: “Modalità ingiustificatamente restrittive“ Ma Palazzo Cernezzi sta con il Pirellone: “Appena entra in vigore la applicheremo“. E la Lega Nord chiede più controlli Un phone center di via Milano Alta. L`Antitrust ha dato ragione al Codacons, ma il Comune è intenzionato a seguire la linea della Regione Foto Pozzoni Anche dopo la bocciatura da parte dell`Antitrust della legge regionale sui phone center, il Comune annuncia l`intenzione di tirare dritto. Fra poco più di un mese, dunque, ovvero alla fine di settembre, la stragrande maggioranza delle attività utilizzate dagli stranieri per mettersi in contatto telefonico con i paesi d`origine potrebbero dar vita a una serrata di massa, visto che difficilmente saranno in grado di rispettare i vincoli imposti dalla legge entrata in vigore, ma poi prorogata per ben tre volete, il 22 marzo del 2006. Le norme del Pirellone obbligano i proprietari di phone center a rispettare le indicazioni in merito all`ampiezza dei locali e alla presenza di servizi igienici, requisiti difficilmente rispettabili dagli oltre dieci negozi in città. E proprio il contenuto della norma varata dalla Regione è stata duramente criticata dall`Antitrust, che pochi giorni fa ha rilevato che “la Regione Lombardia sta regolamentando l`apertura dei phone-center con modalità ingiustificatamente restrittive della concorrenza. I requisiti igienico-sanitari richiesti sono gravosi e ingiustificati in quanto privi di qualsiasi collegamento con la qualità del servizio offerto, e determineranno un incremento non trascurabile dei costi di apertura e di mantenimento dei phone-center“. Dalla Regione è subito arrivata la difesa dell`assessore al Commercio, Franco Nicoli Cristiani: “La nostra è una legge che ha colmato un vuoto normativo insostenibile e che applica a queste realtà (duemila in Lombardia, ndr) norme perfettamente in linea con quelle richieste agli esercizi pubblici“. E anche da Palazzo Cernezzi è arrivata la conferma che verrà seguita la linea dura. “Mi incontrerò nei prossimi giorni con i miei dirigenti – ha detto Paolo Gatto, assessore al Commercio – e interpellerò la Regione per avere risposte in merito. Nel frattempo si continuerà la linea del controllo e della serietà, e si conferma la nostra intenzione ad attenerci alla legge regionale non appena potrà essere applicata. Queste attività spesso vengono utilizzate come centri di aggregazione, e per questo è giusto regolare al massimo i servizi di telefonia estera“. Già negli scorsi mesi il Comune aveva mostrato i muscoli, sguinzagliando i vigili, che a fine marzo hanno già inflitto multe ai proprietari che non si sono messi in regola con le prescrizioni della legge regionale: furono 14 le attività sanzionate, ognuna con 1.032 euro di multa. E l`atmosfera tra i proprietari di phone center non è delle migliori. “Per noi – ha detto Ezzat El Araby, anche lui multato a marzo – questa è una legge micidiale. La cosa assurda è che dopo tanti anni di attività mi impedisce di lavorare e mi obbliga a chiudere. Succede questo ad esempio perché non ho due bagni in regola. Mi sono già informato per cercare un altro lavoro“. Alla Lega, però, la legge regionale non basta. “Non è tanto questione di apertura o meno di queste attività – ha detto il segretario cittadino, Angelo Sala – quanto la necessità di garantire un controllo da parte delle forze dell`ordine delle aree in cui sono insediate. Spesso diventano punti di incontro di persone poco raccomandabili“. Critiche invece da parte di Renato Tettamanti, segretario provinciale di Rifondazione: “Il centrodestra in Regione parla tanto di libero mercato, e poi viene accusato dall`Antitrust di applicare norme che lo imbrigliano. In più si fa vanto di tutelare la famiglia, mentre allo stesso tempo rende difficile agli stranieri in Italia parlare al telefono con i cari nel loro paese d`origine“.

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