4 Settembre 2007

Per le famiglie sarde stangata da 1.100 euro

Il rialzo delle materie prime spinge in alto il costo di pane, latte, patate, frutta
Consumi in frenata, stipendi bassi: il sindacato incalza e chiede nuovi interventi e maggiori controlli

CAGLIARI. L`economia sarda ha la febbre che per le famiglie diventerà una stangata da 1.100 euro l`anno e i prezzi sono il termometro con cui si misura la temperatura del sistema economico. è allarme rosso tra i cittadini (e le associazioni dei consumatori) per l`aumento delle materie prime come farine, grano, latte, frutta e cacao che rischia di incidere sul costo finale dei prodotti alimentari. Gli aumenti varieranno da città a città e peraltro sono già in atto, sia pure con piccoli ritocchi. Così, se il record dei rincari si registrerà nelle città del Nord, (Milano è oggi la città d`Europa in cui il latte costa di più, 1,40 euro al litro), in Sardegna sono previsti rialzi in tutti i comparti: 3,2 per cento in più su latte e derivati, 4% sul pesce fresco. “Il costo della farina è raddoppiato“, spiega Giampiero Secchi, vicepresidente dell`Associazione dei panificatori di Confcommercio, “e questo è un dato che si ripercuoterà sui consumatori a partire dal prossimo mese“. Significa che un chilo di pane che oggi costa 2,60 euro al chilo arriverà ai tre euro. Perché la farina aumenti in questo modo è però un mistero anche per la Coldiretti i cui responsabili affermano che mai come quest`anno la raccolta del grano sia andata bene. Ma del resto le associazioni degli agricoltori non riescono nemmeno a spiegarsi come mai il prezzo delle patate in Sardegna, tra luglio e agosto, sia cresciuto del 13,3%. Il problema, insomma, sta nella catena successiva alla produzione visto che con un chilo di grano del valore di circa 20 centesimi si arriva a produrre un chilo di pane venduto a valori di almeno dodici volte superiori. E le stranezze accadono anche per la pesca: dal mercato ittico ai rivenditori il pesce subisce aumenti che arrivano al 300 per cento. Secondo i dati diffusi da Confartigianato Alimentazione, nell`ultimo anno il prezzo del latte in polvere è raddoppiato, le uova costano il 30% in più, la semola è salita del 23%, la farina di grano tenero del 18, un punto in più di quella per la pasta fresca. In crescita anche il prezzo di burro, (dal 15 al 20%), del cacao (12), delle fragole (85% in più per una cassetta). Poi c`è il “giallo“ del caffé che in molti bar costerà dai 5 ai 15 centesimi in più; ma siccome sull`espresso i baristi hanno un margine di guadagno percentualmente enorme non saranno pochi quei locali che, per non rischiare di perdere clienti, lasceranno il prezzo invariato. Numeri neri per i cittadini se si considerano due recenti rilevazioni dell`Istat: in giugno i consumi hanno subìto una frenata importante e per gli alimentari è cresciuta la quota di italiani che si sono rivolti agli hard discount; infine, il dato di ieri che testimonia come il reddito dei cittadini sia bloccato e non cresca. “C`è una sofferenza dei redditi da lavoro dipendente e da pensione“, sostiene Oriana Putzolu della Cisl regionale. Per le famiglie sarde crescono, insomma, le spese fisse e il sindacato punta l`indice sugli stipendi bassi e sul lavoro precario. I prezzi sono dunque il termometro con cui misurare la febbre ma l`aumento della temperatura non ci spiega le cause del male. Certo l`economia è anche psicologia, in questo caso di massa, e una cosa è certa: i consumatori stanno perdendo la fiducia. Il timore degli artigiani, ad esempio, è di trovarsi con il negozio stipato di merci perché la domanda tira poco. Un incremento dei prezzi in modo esponenziale rispetto a quelli degli altri Paesi metterebbe in difficoltà le esportazioni. E significherebbe per il sistema sardo perdere ulteriore competitività. Le associazioni dei consumatori Adoc, Adusbef, Codacons e Ferconsumatori hanno proclamato per il 13 una giornata di mobilitazione nazionale. Una denuncia e una richiesta di un ribasso su tutti i prezzi, altro che aumenti! In caso contrario la stangata sulle famiglie supererà i mille euro in un anno, mettendo in conto un rialzo delle tariffe nei servizi, nei libri scolastici, e nei prodotti di prima necessità.

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