22 Febbraio 2020

Per le bollette contestate servono 10 mesi d’ attesa

IL CASO PERUGIA Dieci mesi per discutere una causa di conciliazione legata a un’ utenza telefonica, con il recupero crediti del gestore che nel frattempo incombe. Le liste d’ attesa non sono più un’ esclusiva della sanità, ma i cittadini le devono fronteggiare anche per risolvere le questioni riguardanti le bollette. Nei casi più fortunati, l’ attesa minima è di tre mesi ma se è necessario rivolgersi al Corecom i tempi si allungano. Per il problema di doppia fatturazione subito da una famiglia di Perugia, il Codacons Umbria ha chiesto l’ intervento del Comitato regionale delle comunicazioni per cercare una soluzione extra-giudiziale alla controversia. «Lo facciamo quando i consumatori incontrano problemi con due gestori, magari per questioni di portabilità – spiega la presidente Carla Falcinelli rispetto alle quali si assiste spesso a uno scaricabarile tra le due compagnie e non si trova un accordo». Dopo aver inoltrato la richiesta di conciliazione tramite la nuova procedura telematica (portale Conciliaweb), all’ inizio di novembre, l’ associazione e il consumatore sono stati convocati per l’ udienza, fissata per il 3 agosto 2020. «Abbiamo anche pensato a un errore nella data (03-08 invece di 08-03) ma dopo aver telefonato abbiamo avuto conferma che la seduta era stata fissata proprio in agosto». Un’ attesa che aggiunge disagio al disagio, con le società di recupero crediti dei due gestori alle calcagna: non sempre, infatti, la richiesta di conciliazione congela le fatture contestate che tecnicamente risultano non pagate per un problema nella portabilità che ha generato una doppia fatturazione per lo stesso periodo di tempo. «Non è questo che causa tale slittamento precisa Carla Falcinelli ma il fatto che i tavoli (convocati per trovare un accordo tra le due parti) sono tutti pieni. Negli ultimi mesi c’ è stato un aumento esponenziale di richieste di conciliazione paritetica da parte degli utenti in tutta la regione, in particolare clienti di Tim». Prima di rivolgersi al Comitato, infatti, è obbligatorio fare un tentativo di conciliazione con i gestori con cui gli utenti, anche con l’ aiuto delle associazioni di consumatori, cercano una negoziazione diretta, sempre tramite il portale attivato dall’ AgCom. «Per arrivare a discutere il problema occorre aspettare anche fino a tre mesi», aggiunge il Codacons. «Se i tempi sono questi, considerando che altro tempo poi può passare per arrivare a una soluzione, lasciare in sospeso le fatture contestate diventa un calvario per le famiglie». Infatti, qualora la negoziazione diretta non porti a un accordo (definito transattivo), prende il via la procedura di definizione che coinvolge il Corecom competente. Nel 2019 il comitato umbro ha emanato 38 provvedimenti di definizione, 22 dei quali emessi nei confronti di operatori telefonici. In una delle ultime delibere pubblicate, Vodafone è stata condannata a rimborsare un’ azienda di tutti i costi di recesso addebitati, del deposito cauzionale di 1.500 euro versato, indennizzando il cliente per una mancata risposta a un reclamo e per il malfunzionamento della linea telefonica. Fabio Nucci © RIPRODUZIONE RISERVATA.

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