20 Gennaio 2010

Pasta, i produttori incontrano il garante. Polemiche sui prezzi

 
 «Abbiamo iniziato un’indagine su tutta la filiera della pasta: siamo all’inizio del confronto, abbiamo chiesto dati sull’andamento dei prezzi della pasta e continueremo a chiederli». Lo ha detto “Mister Prezzi”, ovvero il Garante per la sorveglianza dei prezzi Roberto Sambuco, al termine del tavolo convocato al ministero dello Sviluppo con le associazioni di categoria (pastai, commercianti, ecc).
Al tavolo erano presenti, oltre a rappresentanti del Saco (l’ex Direzione generale sviluppo agroalimentare, qualità e tutela del consumatore) del ministero delle Politiche agricole, tutti i rappresentati della filiera produttiva e commerciale: Federalimentare, Confapi, Confcommercio, Confesercenti, Anc-Conad, Ancc-Coop, Federdistribuzione, Cna Alimentare, Confartigianato, Unpi-Unione Industriale Pastai Italiani, Italmopa-Associazione Industriale Mugnai Pastai d’Italia, Unioncamere e Ismea.
Nel corso dell’incontro “Mr Prezzi” ha fatto presente ai pastai che, secondo i dati elaborati dall’Osservatorio del ministero, rispetto al novembre 2008 i prezzi della pasta al consumo (ovvero sugli scaffali) sono diminuiti solo del 5,7%, mentre il calo è stato del 18,9% all’ingrosso e addirittura del 22,7% all’origine (ovvero per quanto riguarda il costo del frumento duro).
Secondo i dati presentati dal garante ai pastai nel corso dell’incontro, mentre i prezzi delle materie prime all’origine sono calati, rispetto a novembre 2006, del 5,6%, i prezzi della pasta hanno mostrato andamenti diametralmente opposti: all’ingrosso la pasta di semola ha mostrato un incremento, sempre rispetto a novembre 2006, del 3,4%. Un «balzo» che raggiunge addirittura il +37,8% se si considerano i prezzi della pasta al consumo (ovvero quanto costano effettivamente le confezioni che acquistiamo sugli scaffali).
LE INDUSTRIE: "NON E’ MAI ESISTITO ALCUN CARTELLO". «Non è mai esistito e non esiste ora alcun cartello relativo ai prezzi della pasta. Tutte le indagini», dell’Antitrust e quella della Procura di Roma «si riferiscono agli anni 2006-2007». Lo ha detto il presidente dell’Unipi, l’associazione che raggruppa le industrie della pasta, al termine del tavolo convocato al ministero dello Sviluppo economico sull’andamento del prezzo della pasta. «Non c’è nessuna indagine che parli di un cartello ora, un cartello della pasta non è mai esistito, quella di Mr. Prezzi è solo solo un’indagine conoscitiva», ribadisce il presidente.
«Il mercato della pasta è molto concorrenziale – aggiunge Menna -. L’offerta è grande sia per il tipo di prodotto che per i prezzi. Nell’ultimo anno il prezzo medio di un chilo di pasta è sceso del 5-6%. Un chilo di pasta oggi costa in media 1,30 euro e quindi un piatto di pasta da 100 grammi costa 13 centesimi. E allora non vedo il problema. Confrontare il prezzo delle materie prime con quello del prodotto finito e dire “c’è stato un aumento del 400%” non ha senso: nella filiera ci sono costi e passaggi diversi. È solo demagogia», dice ancora Menna.
«Un euro è il costo di un caffè – aggiunge facendo ricorso ad un paradosso l’Unipi – ma può rappresentare anche il costo di un pasto per 10 persone. È questo, infatti, il prezzo medio allo scaffale di una confezione di mille grammi di pasta di semola di grano duro».
Per quanto riguarda il prezzo finale, l’associazione dei pastai sottolinea come non venga fissato «dalle aziende produttrici, ma determinato dalla piccola e grande distribuzione, cioè dall’ultimo anello della filiera alimentare». Unipi sottolinea dunque «che l’industria della pasta rappresenta solo una parte della lunga e complessa filiera produttiva che include la coltivazione del grano duro (agricoltura), lo stoccaggio e la selezione ad opera delle cooperative e dei commercianti, la prima lavorazione (mulini), la seconda lavorazione (pastifici), la logistica, la piccola e la grande distribuzione. Ciò significa che la formazione del prezzo finale è condizionata da una pluralità di attori. Oltretutto – concludono i pastai – se oggi si vuole dare la reale misura di quanto spende in un anno il consumatore medio per la pasta, ci troviamo di fronte ad una somma di circa 35 euro».
I CONSUMATORI: "NON RISULTANO CALI".  Sulla questione intervengono anche le associazioni dei consumatori Adusbef e Federconsumatori. «Rispetto a quanto emerso oggi dall’incontro tra il Garante dei prezzi ed i pastai – dicono attraverso una nota congiunta – a noi non risultano diminuzioni significative del prezzo della pasta. In tal senso siamo scandalizzati, dal momento che, come denunciamo da tempo e come sottolineato oggi dal Garante stesso, si continuano a registrare forti diminuzioni dei costi all’origine».
«E’ indispensabile che tali riduzioni si rispecchino anche sul prezzo al consumo – ribadiscono Rosario Trefiletti ed Elio Lannutti, presidenti delle due associazioni -. Non dimentichiamo, infatti, che, a causa dei fortissimi rincari registrati nel 2008, per un prodotto fondamentale quale la pasta, una famiglia media che consuma 1 chilo di pasta al giorno, deve sostenere un maggiore esborso di 146 euro annui».
Il presidente del Codacons Carlo Rienzi rivela poi che la sua associazione dei consumatori sta considerando l’ipotesi di una class action contro le industrie.
«Il ricarico del 400% dal campo alla tavola, assieme al cartello nei listini, rappresenta una vergogna di cui i produttori dovranno rispondere – dice Rienzi -. Il Codacons sta infatti studiando una class action contro i pastai, volta a far ottenere ai consumatori il rimborso della maggiori somme pagate a causa dell’odiosa speculazione messa in atto dalle aziende. A tal fine – prosegue Rienzi – invitiamo i cittadini a conservare fin da ora gli scontrini di spaghetti, penne, rigatoni e altre tipologie di pasta acquistate».
 

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