5 Aprile 2012

Pane, il prezzo in Sicilia «lievita» ancora E le famiglie riducono i consumi del 30%

Pane, il prezzo in Sicilia «lievita» ancora E le famiglie riducono i consumi del 30%

 
Mario Barresi Catania. I morsi della crisi non risparmiano neanche il pane. Ne compriamo meno, sicuramente riduciamo la quantità che prima veniva sprecata; anche perché oggi il costo è lievitato. E, nonostante in Sicilia il caro-pagnotta non incida come nel resto d’ Italia, le famiglie risparmiano anche qui: -30% di consumi nell’ ultimo quinquennio. Partiamo dai prezzi. Ieri l’ associazione “Altroconsumo” ha diffuso i dati di un’ inchiesta realizzata in 138 punti vendita di tutta Italia: la città più cara è Milano (prezzo minimo 3,94 euro al chilo, massimo che supera anche i 5 euro), soltanto Napoli regge ai rincari: 1,70 euro. A Palermo “Altroconsumo” stima un prezzo di 2,48 euro, ma un altro riferimento più preciso si può ricavare dall’ Osservatorio prezzi e tariffe del ministero dello Sviluppo economico. Il prezzo in Sicilia aggiornato a febbraio 2012 – con Palermo come città campione – presenta un “range” che va da 1,60 (minimo) a 3,60 euro (massimo), con un costo medio di 2,72 euro per il consumatore. Nel medesimo report, a gennaio 2011, i prezzi oscillavano fra 1,60 e 3,50 (media 2,66). L’ aumento, dunque, è abbastanza contenuto. Anche se la cronaca ci racconta – ad esempio – di un’ autentica “guerra del pane” a Gela, dove, dopo ribassi selvaggi e assemblee infuocate, il prezzo è salito da 2 a 2,50 euro al chilo. Ma nemmeno questo prezzo – secondo i panificatori – è eccessivo per chi le mani in pasta le mette rispettando le regole: «Il costo di produzione per noi si aggira sui 2,10-2,30 euro al chilo – certifica Salvatore Normanno, presidente siciliano di Assipan Confcommercio – e quindi il prezzo di vendita al pubblico non potrebbe essere inferiore ai tre euro al chilo. Almeno per chi non tiene lavoratori in nero, emette scontrini, non vende il prodotto in strada e rispetta la qualità delle materie prime per la preparazione». Ma allora come si spiegano i panini low cost? «Con l’ evasione sul costo del lavoro e spesso con la vendita di un prodotto surgelato, spesso proveniente dai Paesi dell’ Est, smerciato come fresco ai consumatori». Sullo stop ai rincari selvaggi in Sicilia concorda anche Francesco Tanasi, segretario nazionale del Codacons, che qualche anno fa invocò l’ intervento di “Mr Prezzi” nell’ Isola, «per verificare la speculazione su un aumento ingiustificato rispetto al costo di manodopera e materie prime». Negli ultimi tempi, «nessuna particolare segnalazione su aumenti sospetti, anche se vigiliamo sempre la situazione e aspettiamo l’ esito delle inchieste aperte da alcune Procure su nostra segnalazione. In ogni caso, soprattutto per un bene di largo consumo come il pane, la nostra proposta è di mantenere un prezzo calmierato, laddove non è possibile addirittura abbassarlo per venire incontro alle esigenze di famiglie sulla soglia della povertà». Ma a calare vertiginosamente sono i consumi. Dieci anni fa la Sicilia – secondo un’ indagine di mercato AcNielsen – era in testa per consumo di pane: 94 chili a famiglia (seguita dalla Campania con 86), quasi il doppio di Lombardia ed Emilia Romagna a quota 53. Oggi gli ultimi dati disponibili sono quelli Istat relativi ai consumi 2010: ogni siciliano spende 391,92 euro l’ anno per “pane e cereali” (pasta compresa, quindi), ovvero il 3,4% della spesa delle famiglie, per un totale di 1,9 miliardi di euro. Secondo una stima di un’ altra associazione di categoria – la Fippa – nel 2009 si buttava il 10% delle 800 tonnellate di pane prodotto: sul 13% di inveduto, recuperato dai panificatori infatti soltanto il 3-4% per produrre pan grattato. Ma la crisi ha ridotto anche questi sprechi: «Negli ultimi cinque anni il calo è almeno del 30 per cento a livello regionale». Anche un sondaggio del Codacons, a fine 2011, ha messo nero su bianco «che i siciliano comprano molto meno pane – ricorda Tanasi – ma soprattutto lo consumano in modo diverso: quello che resta non si butta, si riscalda l’ indomani o magari si ricicla come pan grattato». Proprio martedì i rappresentanti regionali delle sei associazioni del settore della panificazione (Assipan, Cna, Claai, Casartigiani, Confartigianto, Fenapi) hanno condiviso il testo di un «proposta di Legge quadro per il Sistema della panificazione in Sicilia, ancora in fase di elaborazione negli uffici dell’ assessorato regionale alle Attività produttive», che sarà inoltrata all’ assessore Marco Venturi. «La nostra proposta – dicono i panificatori – dà risposta alle esigenze degli operatori per identificare e tutelare il ruolo professionale dei panificatori, garantendo la sicurezza dei consumatori attraverso una formazione mirata, che imponga l’ uniforme raggiungimento di standard qualitativi di produzione tali da garantire la pubblica salute».

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