7 Dicembre 2004

«Ortofrutta più cara? Colpa della mafia»

«Ortofrutta più cara? Colpa della mafia»


Billè: si paga il «pedaggio» alla criminalità. Consumatori: dov`era quando noi denunciavamo?



ROMA«Sui prezzi dell`ortofrutta e di altri prodotti freschi pesa non solo la mancanza di una vera liberalizzazione dell`economia del Mezzogiorno – da cui gran parte di questa merce proviene – ma anche un diretto zampino della criminalità organizzata che controlla la filiera distributiva». Lo dice in un`intervista a «La Stampa» Sergio Billè. «Quello che lei trova al mercato per due terzi viene dall`estero – continua il presidente della Confcommercio -. Il terzo italiano arriva però dal Sud almeno in ragione del 40-60%, a volte anche di più, dipende dai generi. Il prodotto è buono e il dettagliante è onesto: voglio essere chiaro su questo. In mezzo però ci sono troppi passaggi, che non riguardano solo il prodotto italiano, ed è in questi passaggi che si inserisce la criminalità. Se lei ha un ristorante non può prendere la carne o il pesce o i pomodori da chi vuole lei: o si affida ad una certa linea di distribuzione, al prezzo che le impongono, oppure lei i prodotti non li ha. Lo stesso vale se vende pomodori o arance o quello che sia. E i prodotti che arrivano sul suo banco di vendita o nella sua cucina di ristorazione, devono pagare il «casello», sennò non entrano. Va da sè poi che il loro prezzo è partito come palla di neve e le arriva addosso come valanga. Il tutto ricade poi sul consumatore, inevitabilmente. Per il consumatore finale, questa «filiera mafiosa» può comportare aumenti dal 20 al 40%». A ribattere al presidente dell`associazione dei commercianti è Intesaconsumatori (Adusbef, Adoc, Codacons e Federconsumatori), che risponde all`accusa di fare «terrorismo psicologico». «Per il presidente di Confcommercio Sergio Billè i ricarichi dei prezzi di ortofrutta ed altri prodotti freschi dal campo alla tavola, che arrivano anche al 700% e non del 20-40%, sono frutto di una “filiera mafiosa“. Il presidente Billè si arrampica sugli specchi per spostare l`attenzione su chi ha impoverito, con il pretesto dell`euro, i consumatori, dalle cui tasche sono stati trasferiti 52 miliardi di euro, il 4% del Pil. Ma dov`era Billè quando Intesaconsumatori denunciava la speculazione allegramente avvenuta col consenso-assenso del Governo?». «Non sappiamo se quella di Billè è una denuncia o una auto-denuncia – continua l`alleanza delle associazioni di tutela del consumo – Ma evidentemente il presidente Billè, che ha sempre respinto le speculazioni pur evidenti denunciate dall`Intesaconsumatori con il pretesto dell`euro e che si è sempre battuto per evitare che ci fosse il doppio prezzo lira-euro su cartellini come in tutti gli altri paesi dell`aerea euro, sia per conservare la memoria storica dei prezzi in lire, che come uno degli antidoti ai fenomeni speculativi, accusando sempre gli «altri» (rincari delle tariffe, occupazione di suolo pubblico, aumenti di Ici, Tarsu, ecc. che ricadeva sui bilanci dei «poveri commercianti»), degli allegri ritocchini effettuati da coloro che hanno determinato i prezzi, impoverendo grandi masse di lavoratori dipendenti e pensionati che non avevano la facoltà di aumentarsi stipendi e pensioni, in una folle rincorsa che ha portato la «grande depressione» dalla quale non è facile uscirne, si è accorto oggi che la filiera agroalimentare sarebbe in mano ai “mafiosi“». Intesaconsumatori, che farà le sue proposte sui prezzi oggi in una conferenza stampa, ritiene che dopo l`intervista del presidente Billè, «sia doveroso sia l`intervento dell`Antitrust, già chiamata a verificare se i grossisti impongono gli stessi prezzi per acquistare beni, sia la Direzione Distrettuale Antimafia, per valutare se le accuse del presidente Billè siano fondate oppure abbiano l`unico scopo, come al solito, di depistare». E il presidente della Confederazione italiana agricoltori, Giuseppe Politi: «E` vero che nei rincari di frutta e verdura c`è la mano della criminalità, ma assistiamo soprattutto a manovre artificiose e a speculazioni». «La denuncia di Billè risponde a verità – afferma Politi – poichè la criminalità organizzata, soprattutto al Sud, impone e determina i prezzi di frutta e verdura, come d` altra parte la nostra organizzazione ha messo in risalto nel febbraio scorso quando ha presentato, insieme alla Fondazione Cesar, un voluminoso dossier sulla malavita che terrorizza l` agricoltura». Tuttavia, secondo Politi, «il fenomeno dei rincari che si sono registrati negli ultimi mesi non può essere addebitato soltanto a questo; le cause sono diverse». Per comprendere il fenomeno dei rincari al consumo, secondo il presidente della Cia, «basta vedere che i prezzi all` origine della stragrande maggioranza dei prodotti ortofrutticoli hanno subito addirittura ribassi, mentre alla distribuzione finale i consumatori hanno trovano anche incrementi vertiginosi. Ci sono prodotti che oggi alla produzione costano meno di un anno fa. Di questo, però, nessuno se ne è accorto e chi fa la spesa registra soltanto rincari». Infine il direttore della Coldiretti siciliana, Carmelo Castorina sostiene che «ee l`aumento dei prezzi è causato anche dalla criminalità organizzata allora occorre intervenire subito con forza e andare oltre la denuncia». «Se quanto affermato da Billè fosse vero – aggiunge Castorina – allora bisognerebbe dire che in tutt`Italia, da Pantelleria a Bergamo, la distribuzione è in mano alla criminalità organizzata e che tutti i prezzi sono frutto di azioni mafiose». «Non vorremmo – conclude – che questa denuncia fosse invece solo una «foglia di fico» per nascondere le responsabilità».



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