13 Novembre 2017

Non paghi la bolletta telefonica? Finisci nella black list bancaria

“Alcuni operatori di telecomunicazioni stanno inviando da tempo ai propri clienti lettere di sollecito di pagamento per fatture non saldate, in cui si minaccia l’ iscrizione dell’ interessato nella banca dati morosi SiMoITel”. Questa la denuncia sollevata da Movimento difesa del cittadino e Codacons che, un paio di mesi fa, hanno fatto anche partire un esposto all’ Antitrust e all’ Autorità per le garanzie nelle comunicazioni contro l’ ennesimo illecito nel settore telefonico. Chi? Cosa è il SiMoITel? Per capirlo, meglio fare un passo indietro. Due anni fa, nell’ ottobre 2015, il garante della Privacy ha dato il suo consenso alla creazione di un registro dei morosi (il cosiddetto “Sistema informativo sulle morosità intenzionali nel settore della telefonia”) per porre un freno al fenomeno del turismo telefonico realizzato dagli utenti che passano da un operatore all’ altro lasciando dietro di sé, intenzionalmente, le bollette insolute. Il Garante ha anche tenuto così a precisare che nella banca dati non sarebbero finiti i consumatori che non pagano le bollette a causa di difficoltà economiche momentanee o per ritardi occasionali, ma solo i clienti seriali che per precisa volontà sfruttano la portabilità per far perdere le proprie tracce con i gestori, in particolare per le fatture relative ai pacchetti comprensivi di abbonamento e fornitura di smartphone o tablet. Insomma, un’ iscrizione in un database dal meccanismo molto simile a quello della centrale rischi dei cattivi pagatori delle rate dei mutui e dei prestiti che, una volta iscritti nei Sic (Sistemi di informazioni creditizie), restano fuori dal circuito bancario e finanziario fino a 5 anni. Un principio traslato, quindi, anche sul SiMoITel che avrebbe dovuto negare ai “cattivi clienti” la possibilità di non saldare le bollette grazie al passaggio presso un altro operatore. “Le informazioni sulle morosità – ha infatti sempre spiegato il Garante – potranno essere inserite nel sistema solo al contemporaneo verificarsi di precise condizioni: risoluzione del contratto da non meno di tre mesi, morosità superiore a 150 euro per singolo operatore, fatture non pagate nei primi sei mesi successivi alla stipula del contratto e assenza di altri contratti in regola con lo stesso operatore”. Peccato che, a distanza di 25 mesi, non solo la banca dati non sia stata mai attivata dai gestori telefonici – che secondo le indicazioni fornite dal garante della Privacy si sarebbero dovuti mettere d’ accordo e creare un’ unica black list per evitare così che ognuno abbia la propria -, ma la mole immensa delle informazioni che riguardano i clienti viene ancora utilizzata senza rispettare la normativa sui dati personali. Esattamente quello che è stato denunciato dalle associazioni dei consumatori: alcuni gestori per convincere il cliente a saldare i bollettini, insistentemente telefonano al debitore a casa o sul lavoro cercando di sfibrarlo sul piano psicologico, affinché ceda e paghi subito. A subirlo è un’ ampia fetta di italiani che, tra crisi e perdita di lavoro ma anche contenziosi aperti con il gestore o problemi di fatturazione, nel corso degli ultimi anni si è ritrovata a non riuscire più a pagare le bollette. Tanto che, secondo un’ indagine di Facile.it su 30mila contratti del 2017, risulta che almeno un milione di italiani non saldi i bollettini della telefonia residenziale o Internet. “Un cliente – spiega Andrea Bordigone di Facile.it – viene considerato dalla compagnia telefonica un cattivo pagatore nel momento in cui questo, a seguito del mancato pagamento di alcune fatture e, nonostante, i solleciti dell’ operatore, contini a non saldare quanto dovuto”. Il problema, tuttavia, è che molti non sanno che l’ interruzione dei pagamenti provoca fastidiose conseguenze. Oltre alla possibilità di essere inseriti nella black list del singolo operatore, che in futuro potrebbe precludere alla possibilità di attivare un nuovo contratto, “va anche ricordato che – sottolinea Bordigone – alcuni provider potrebbero arrivare a negare il contratto anche se un componente del nucleo familiare è stato segnalato in passato. A ogni modo per la maggioranza degli utenti un ritardo legato ai pagamenti è tollerato, a patto di pagare il dovuto e gli interessi di mora. In caso contrario si rischia ovviamente la limitazione dei servizi, in alcuni casi l’ interruzione e alla fine il rischio di dover avere a che fare con una società di recupero crediti. Mentre nei casi più gravi, quando gli importi arretrati sono importanti, il gestore potrebbe addirittura presentare un ricorso al giudice competente e ottenere un decreto ingiuntivo che, qualora ignorato, può dar vita ad una esecuzione forzata dei beni del debitore.
patrizia de rubertis

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