7 Aprile 2009

Non è finita. Anzi. La crisi dei consumi va avanti

Non è finita. Anzi. La crisi dei consumi va avanti. Senza tregua. Prosegue infatti anche a febbraio la contrazione delle vendite con una riduzione tendenziale del 4% in termini di quantità. Inoltre a marzo il clima di fiducia delle famiglie è tornato a scendere. Una situazione, quella italiana fotografata dall’indicatore dei consumi Confcommercio, non dissimile a quanto accade nel resto d’Europa: anche nei 16 Paesi di Eurolandia, secondo l’Eurostat, il commercio al dettaglio ha registrato a febbraio un calo record del 4%. La riduzione dei consumi rilevata da Confcommercio (-4%) non solo è in linea con quanto registrato a gennaio (-4,3%), ma fa salire a dodici i mesi consecutivi col segno meno, confermando che «la fase critica per i consumi non si sia ancora esaurita». Il dato risulta, inoltre, significativamente peggiore rispetto a quanto registrato nello stesso periodo del 2008 (+1%). «In linea con queste dinamiche – secondo Confcommercio – a marzo il clima di fiducia delle famiglie è tornato a scendere, dopo un bimestre caratterizzato da un moderato recupero. Particolarmente pesanti continuano a risultare gli effetti della riduzione della domanda interna ed estera sulla produzione industriale». La battuta d’arresto ha interessato soprattutto i beni e servizi per la cura della persona, che nei mesi precedenti era una delle poche voci positive. Ma si conferma anche lo stato di difficoltà per auto e abbigliamento. La riduzione delle vendite di automobili e motocicli, che si inquadra nel -16,4% della domanda di beni e servizi per la mobilità, secondo Confcommercio dovrebbe tuttavia interrompersi a breve con l’effetto degli incentivi. È confermata inoltre la criticità (che dura ormai da oltre un anno) della domanda per i prodotti alimentari, ma cala anche quella di beni e servizi ricreativi così come di servizi di ristorazione e d’alloggio. Preoccupate le associazioni dei consumatori, che tornano a chiedere misure a sostegno della domanda. Occorre andare «oltre le insufficienti e irrisorie risorse stanziate per social card e bonus famiglie», chiedono Adusbef e Federconsumatori che suggeriscono una defiscalizzazione del reddito fisso per lavoratori e pensionati di almeno 1.200 euro l’anno e una riduzione del 20% dei prezzi dei beni di largo consumo.  Il calo dei consumi, registrato da Confcommercio a febbraio, preoccupa il Codacons. Per sostenere la domanda l’associazione a tutela del consumatore chiede ai commercianti di «abbassare immediatamente i prezzi di almeno il 10%». «Confcommercio invii una lettera ai suoi iscritti – suggerisce l’associazione in una nota – per spiegare loro la legge della domanda e dell’offerta: quando la domanda cala i prezzi devono scendere e non salire».  Inoltre, il Codacons invita il governo a «rispettare quanto promesso, ossia social card per 1.300.000 destinatari. Visto che attualmente ne sono state erogate la metà». Ma come già detto, i consumi sono in difficoltà anche nel resto d’Europa: a febbraio nella zona Euro il commercio al dettaglio ha registrato un calo record del 4% su base annua e dello 0,6% su base mensile, i risultati peggiori osservati finora da Eurostat, che ha cominciato a registrare questi dati stime nel 2000. Nel complesso dei 27 Paesi Ue il calo è stato del 3,4% in un anno. E ancora. La crisi continua a farsi sentire pure sui consumi di energia elettrica. Secondo i dati di marzo del Gestore del mercato elettrico (Gme), gli acquisti nazionali di energia sono diminuiti del 4,1% a 26,4 milioni di MWh, dopo aver registrato, a febbraio, una flessione del 6,2%. In particolare, il calo degli acquisti si è fatto sentire al Nord (-5,5%), dove maggiore è la concentrazione delle attività industriali. Ancora più decisa, spiega il Gme nella propria newsletter, è stata la contrazione delle vendite delle unità di produzione nazionale (-9,7%), mentre sono cresciute notevolmente (+34,4%) le importazioni nette di energia dall’estero, favorite dal crescente divario tra il prezzo di acquisto dell’energia alla Borsa italiana (Pun) e nelle altre Borse europee: a marzo la differenza di prezzo ha infatti superato i 30 euro al MWh, nonostante la flessione del Pun sia su febbraio (-10,2%), che su marzo 2008 (-7,3%), a 69,10 euro. Per quanto riguarda i prezzi di vendita, il Sud consolida il primato di zona dal prezzo più basso, la Sicilia torna a registrare ancora il prezzo più alto, ma riduce a circa 10 euro il differenziale di prezzo con le altre zone.

Previous Next
Close
Test Caption
Test Description goes like this