28 Dicembre 2011

Natale, shopping più povero A Trieste un calo del 10%  

Natale, shopping più povero A Trieste un calo del 10%
 

«Molto tranquillo». Guerrino Lanci, albergatore e presidente della PromoTrieste, parla così del’ ultimo Natale. Non è proprio un complimento, visto che se ne parla dal punto di vista turistico. Ma non è neppure una novità. Il Natale a Trieste è tranquillo da secoli. Il Natale a Trieste non è il Natale a Cortina. Cinepanettoni a parte (Anche questi ultimi poi non se la passano troppo bene con gli incassi nelle sale praticamente dimezzati). «Il Natale da queste parti è sempre stato un periodo estremamente tranquillo. Ci sono poche persone che vengono a Trieste per passare il Natale. È normale purtroppo» ammette Lanci. Nulla da recriminare. Vince il Natale in famiglia con buona pace degli albergatori e dei ristoratori- «Molte strutture erano in fatti chiuse nei giorni di Natale» aggiunge Lanci. Un discorso di inverno per il capodanno. Le prenotazioni non mancano. Per ora. di Fabio Dorigo Un "magro" Natale. A tavola e sotto l’ albero. Altro che bianco. Ad andare in bianco a Trieste, come nel resto d’ Italia, sono estati i regali e i consumi di generi alimentari. Qui con l’ aggravante in più della concorrenza d’ oltreconfine che da tempo ormai non riguarda più solo la benzina, i tabacchi e i risultati. I dati ufficiali, ovviamente, non ci sono ancora. Ma la tendenza è quella tracciata a livello nazionale: è stato il Natale più povero degli ultimi dieci anni con i consumi in picchiata. La Coldiretti parla di una contrazione dei consumi alimentari del 18%. A Trieste il calo certificato, per ora, è di circa il 10%. La fotografia arriva da Fabio Bosco, amministratore della Corona srl, società del gruppo Bosco che gestisce i sette supermercati cittadini. «Negli alimentari il numero dei cliente è praticamente rimasto invariato, ma hanno speso di meno», spiega Fabio Bosco. «La spesa media è calata di un 10%. Tutto qua». Un calo pesante registrato con la stessa clientela. Un dato che ha riguardato anche gli altri supermercati. «La clientela è stata mantenuta. Non si sono trasferiti altrove, non sono andati in Slovenia. Ma hanno ridotto drasticamente la spesa. Invece di spendere 15 euro a persona ne hanno spesi 13 e mezzo. Un fenomeno che abbiamo registrato in tutti i nostri punti vendita», conferma Fabio Bosco. Clienti, quindi, molto più oculati nella scelta dei prodotti. Con l’ obiettivo di spendere di meno. I clienti sono rimasti, ma la spesa media è calata. Decisamente peggio sul fronte dei regali con un crollo delle vendite nel settore dell’ abbigliamento. «I dati prenatalizi – spiega Giuseppe Giovarruscio, presidente regionale della Confesercenti – non erano buoni. La situazione è dura per tutti. I dati nazionali sono abbastanza realistici». Ogni italiano, secondo il Codacons, ha tagliato 48 euro di regali. «Una situazione che qui a Trieste, zona transfrontaliera, è ancora più pesante, vista la concorrenza d’ oltreconfine ormai a tutto campo. Molti regali quest’ anno sono sicuramente targati Slovenia», spiega Giovarruscio. «Ha vinto la paura» spiega Antonio Paoletti, presidente delle Cciaa e della Confcommercio provinciale – La gente ha paura di spendere. Rispetto allo scorso anno c’ è un calo netto. Tutte gli acquisti non urgenti vengono rimandati». Con regali ridotti al minimo. «Ci si limita a un "pensiero". Si privilegia i regali utili anche ai bambini: magari un giocattolo in meno e un berretto in più». La musica non cambia con Franco Rigutti, presidente regionale di Confcommercio. «Il dato di fatto è che siamo in piena recessione. La situazione è difficile. Del resto anche la gente vive in uno stato di incertezza, tra Ici, Imu. Il futuro non è chiaro». Non tutti però si lamentano. Bruno Vesnaver, ristoratore e neopresidente della Fipe, non ha nulla da recriminare sul recente Natale. «I locali aperti – spiega – hanno lavorato tutti bene. Sia alla vigilia che il giorno di Natale. I locali tradizionali erano pieni». E i colleghi che si lamentano della fuga oltreconfine dei cliente? «Non mi risulta. Lavoriamo noi e lavorano loro. Inutile parlare sempre della Slovenia. Piuttosto dovremmo cominciare a collaborare. La concorrenza c’ è da sempre, ma c’ è anche tra di noi». E quindi? «Bisogna finirla di piangersi addosso. A Trieste spesso anche chi lavora piange. Non è il caso. Bisogna adeguarsi ai tempi, conclude Vesnaver. Per i ristoratori, insomma, non si trattato del peggiore Natale degli ultimi 10 anni. Tutt’ altro. Neppure il 2011 sarà archiviato come un anno terribile. «Abbiamo tenuto bene» assicura Vesnaver. Tanto da augurarsi un 2012 fotocopia. ©RIPRODUZIONE RISERVATA.

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