Muro sul lago, cade la prima testa
-
fonte:
- Corriere della Sera
COMO L’assessore alle Grandi opere Fulvio Caradonna, ex An, professione odontotecnico, è un tipo che non si scompone mai. Non aveva fatto una piega neppure quando, nel 2004, il giudice Francesco Petrone lo aveva condannato a due mesi di reclusione con la condizionale per aver eseguito alcuni «interventi» di esclusiva competenza dei dentisti. Ma ieri, dopo che durante il sopralluogo nel cantiere del muro sul lago con l’assessore regionale al Territorio Davide Boni, ha fatto i conti con la rabbia della folla («Uccidetelo! »), la sua flemma ha ceduto. In serata Caradonna ha restituito tutte le deleghe al sindaco Stefano Bruni e la sua è in pratica la prima testa «abbattuta» dall’ecomostro. Il legista Boni, inviato da Formigoni, al termine della passeggiata davanti all’ecomostro assieme a Caradonna e al sindaco Bruni, non ha usato mezzi termini: «La variante che ha portato il muro a due metri è stata una decisione dell’amministrazione comunale in accordo con il direttore dei lavori. La Regione non era stata neppure informata, anche se finanzia quasi tutto con i soldi della legge Valtellina. Ora cercheremo di metterci una pezza». Ma mentre l’assessore leghista pronunciava queste parole, Bruni da un’altra parte diceva: «Non facciamo processi sommari in piazza. Accerteremo eventuali responsabilità ». Un quadretto kafkiano, completato dalle parole di altri amministratori secondo cui ora Comune e Regione «lavoreranno insieme per cercare una soluzione ». In realtà quando Bruni (mollato da tutti e minacciato dall’ultimatum dei consiglieri del pdl che lunedì gli avevano intimato «O abbatti il muro o vai a casa»), ha chiamato Formigoni, ha di fatto firmato il «commissariamento». Deciderà tutto il Pirellone e, con le regionali in vista, si terrà in piedi la giunta di Como e non si baderà a spese per modificare radicalmente il progetto che miracoli della politica diventerà (secondo le promesse) quello che non è mai stato: un’opera eco-compatibile, senza neppure un muretto. La variante Carioni, presidente della Provincia, stima in un milione e mezzo di euro i costi dei nuovi interventi Un mega-spot per il ri-candidato Formigoni. I costi? Leonardo Carioni, presidente leghista della Provincia, che ieri ha partecipato al sopralluogo, butta là una cifra che gira: un milione e mezzo di euro. «Prima dice bisogna però vedere come sarà modificato il progetto. Questa è l’opera più importante di Como da 50 anni a questa parte. Bisogna ascoltare il popolo. La variante non era mai stata sottoposta al consiglio comunale e alla giunta». Ma il consigliere regionale dei Verdi Carlo Monguzzi, chiama in causa proprio Carioni: «Nel 2007 fu lui a dare il via libera all’autorizzazione paesistica al muro… Basta predicare bene e razzolare male». Monguzzi si riferisce ovviamente al progetto «ufficiale», quello che prevedeva il muro di 90 centimetri. «Ma non scherziamo taglia corto Carioni .È vero che la Provincia ha dato quell’autorizzazione, ma hanno fatto tutto i dirigenti che non sono neppure tenuti a informarmi. Se se poi si fanno i favori tra loro, sono cose loro. Io non ho nessun potere». Intanto, mentre qualcuno dice che presto Bossi (ora in ospedale a Lugano per alcuni controlli) verrà a vedere il muro, le associazioni del consumatori Codacons, Codici e Adoc hanno annunciato che presenteranno un esposto alla Corte dei Conti perche si accerti l’eventuale esistenza di un danno erariale.
-
Sezioni:
- Rassegna Stampa
-
Aree Tematiche:
- AMBIENTE
