15 Febbraio 2010

MISS ITALIA E TELEVOTO: TAR DICE NO AL CODACONS

Il diritto di accesso (ovvero il diritto di prendere visione ed estrarre copia di documenti amministrativi) non può trasformarsi in uno strumento di ispezione popolare. È il principio in virtù del quale il Tar del Lazio ha respinto il ricorso con il quale il Codacons chiedeva di annullare il "no" di Rai e Telecom a mostrare gli atti relativi alle modalità di svolgimento delle procedure di televoto per la trasmissione ‘ Miss Italia 2009′ . L’ associazione chiedeva di vedere copia, tra l’ altro, della verbalizzazione del televoto che consentì alla calabrese Maria Perrusi di vincere il concorso, ma anche delle comunicazioni del notaio per tutta la durata della trasmissione, e dei contratti sottoscritti tra i gestori telefonici e la Rai. Sottolineando che negli anni "sono emersi diversi casi – si legge nel ricorso – nei quali l’ utilizzo del televoto, da strumento di partecipazione popolare, è stato trasformato in "strumento di distrazione di voti" a causa dell’ intervento dei call center che alcuni concorrenti retribuivano", il Codacons chiedeva di vedere gli atti indicati per acquisire "la necessaria conoscenza al fine di valutare la corretta modalità di svolgimento del voto in un’ ottica di salvaguardia della qualità e trasparenza del servizio televisivo". Il Tar, sottolineando che oggetto della richiesta di accesso erano atti "dalla cui lettura il Codacons ritiene di poter accertare se il risultato del televoto è stato alterato", ha respinto il ricorso giacchè "in tal modo il diritto di accesso finisce per trasformarsi in uno strumento di ispezione popolare sulla regolarità e trasparenza del servizio, concretizzandosi in un potere esplorativo non compatibile con la normativa vigente e comunque riferito nel caso in esame non a fatti effettivamente accaduti, ma a mere ipotesi di possibili irregolarità".

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