8 Maggio 2018

Made in Italy: etichette, obbligo di origine resterà fino al 2020. E poi?

 

L’Italia si pone all’avanguardia in Europa nelle politiche per la trasparenza dell’informazione ai consumatori, con l’etichetta di origine Made in Italy su tre quarti della spesa. Il decreto, firmato dal presidente del Consiglio, Paolo Gentiloni, in qualità di ministro delle Politiche agricole, alimentari e forestali, e dal ministro dello Sviluppo economico, Carlo Calenda, assicura l’obbligo di indicazione dell’origine della materia prima in etichetta per latte, pasta, riso e pomodoro. Un obbligo che sarà peraltro rafforzato a partire da domani dal nuovo decreto legislativo sulle sanzioni, che prevede multe da 2 mila a 16 mila euro in caso di mancata indicazione dell’origine. Tuttavia l’applicabilità è assicurata fino al 31 marzo 2020.

“Le etichette che indicano l’origine delle materie prime devono essere per sempre e vanno estese a tutti gli alimenti commercializzati in Italia”, afferma il Codacons, che critica invece il regolamento Ue, definendolo un passo indietro. In Europa infatti si sta diffondendo la cosiddetta etichetta a semaforo, che indica con i bollini rosso, giallo o verde il contenuto di nutrienti critici per la salute come grassi, sali e zuccheri. Il problema però è che non basandosi sulle quantità effettivamente consumate, bensì solo sulla generica presenza di un certo tipo di sostanze, porta a conclusioni fuorvianti: vengono infatti bocciati il prosciutto di Parma, il Parmigiano Reggiano e addirittura l’extravergine di oliva, mentre viene dato il via libera, con il semaforo verde, a bevande artificiali edulcorate delle quali non è nota neppure la ricetta completa.

“L’etichetta nutrizionale a semaforo sugli alimenti che si sta diffondendo in Europa boccia ingiustamente quasi l’85% in valore del Made in Italy a denominazione di origine (Dop) che la stessa Unione Europea dovrebbe invece tutelare e valorizzare”, denuncia Roberto Moncalvo il presidente della Coldiretti. Con le etichette a semaforo si rischia di sostenere, attraverso un approccio semplicistico, modelli alimentari sbagliati che mettono in pericolo, non solo la salute dei consumatori ma anche il sistema produttivo di qualità dell’Italia che si è affermato pure grazie ai riconoscimenti dell’Unione Europea (ben 293 riconoscimenti di prodotti a denominazione). Il sistema di eccellenza del Made in Italy genera un volume di affari al consumo di 14,8 miliardi di euro, con 70 mila operatori.

Di fronte all’atteggiamento contradditorio della Commissione la Coldiretti si è impegnata a dare battaglia con l’avvio di una mobilitazione popolare #stopcibofalso nei confronti dell’Unione Europea per fermare il cibo falso. Un obiettivo condiviso dalla maggioranza dei consumatori europei e dall’82% di quelli italiani che chiedono di superare l’atteggiamento incerto e contradditorio dell’Unione Europea che obbliga ad indicare l’etichetta per la carne fresca, ma non per quella trasformata in salumi, per la frutta fresca, ma non per i succhi.

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