3 Gennaio 2012

Lo shopping parte al rallentatore assedio solo ai negozi low cost

Lo shopping parte al rallentatore assedio solo ai negozi low cost Calo del 20 per cento: sotto accusa gli sconti anticipati via ai saldi

UN avvio lento, con pochi clienti in giro la mattina, e una ripresa di pomeriggio, con code nei negozi di griffe e in quelli di abbigliamento low cost. Non c´è stato il boom sperato dai negozianti nella prima giornata di saldi invernali a Palermo, complici la crisi e la partenza di lunedì. Per evitare un flop, Confcommercio Sicilia aveva chiesto di rinviare il D-day al 5 gennaio, ma la Regione non ha fatto in tempo a modificare il decreto. «Volevamo allinearci al resto d´Italia – spiega Patrizia Di Dio, vice presidente di Confcommercio Palermo e a capo di Federmoda, che riunisce circa duecento negozianti – lo faremo l´anno prossimo. Molti siciliani oggi (ieri, ndr) sono rientrati al lavoro, ecco perché gli incassi sono inferiori rispetto a quelli dell´anno scorso». Presi d´assalto in centro, sin dalle prime ore del mattino, solo i megastore di abbigliamento a bassi prezzi come Zara e H&M, in via Ruggero Settimo. Code anche in qualche boutique di alta moda come Uomo Club, dove vanno a ruba le scarpe Hogan, e folla in alcuni negozi di prêt-à-porter donna come Sandro Ferrone di via Principe di Belmonte, che vende con sconti del 30 e del 50 per cento abiti, giacche, piumini. In giro, a caccia di affari griffati, ci sono anche i turisti, non solo italiani. Qualche giapponese ha fatto acquisti nel nuovo megastore Prada, che però non fa saldi, e pure il Dev Store in via Libertà si è riempito ieri pomeriggio di "fashion victim" attirati dagli sconti del 30 per cento su scarpe e accessori della collezione Tod´s. Gettonati anche i capi sportivi, grazie agli sconti fino al 70 per cento, in alcune catene come Foot Locker che svende alcuni modelli Nike a prezzi da 19 euro in su. Gli scontrini però non superano in media i 50 euro. «Abbiamo venduto soprattutto maglie e abiti – racconta Alessandra Petitto, titolare di Ferrone in via Principe di Belmonte – i capi che vendiamo con prezzi sui 45 euro: le nostre clienti sono giovani donne che lavorano e vogliono essere eleganti tutto il giorno». In viale Strasburgo, in corso Tukory e in corso Calatafimi negozi di abbigliamento e accessori sono semivuoti nelle prime ore del mattino, nonostante le scritte ammiccanti su ribassi fino al 50 per cento. Folla invece nei negozi di intimo, che offrono pigiami, collant, calze con prezzi tra i 10 e i 20 euro. A togliere appeal all´acquisto a saldo anche gli sconti sottobanco partiti già da qualche settimana. «Molti negozianti hanno cominciato a svendere la merce già da qualche settimana con sconti del 20 e 30 per cento – argomenta Lillo Vizzini, presidente regionale di Federconsumatori – ecco perché il primo giorno non è andato bene. E ci sono arrivate già alcune denunce: negozianti che non fanno provare la merce, che tirano fuori capi delle stagioni passate, oppure che espongono sugli stessi banchi di vendita i prodotti a prezzo pieno e quelli scontati. Con grande confusione per i clienti». Sul calo degli incassi, ad azzardare qualche cifra sono proprio le associazioni dei consumatori: per il Codacons si aggira attorno al 20 per cento. Confcommercio ha previsto una spesa pro capite di circa 168 euro per tutta la campagna di svendite che durerà fino al 15 marzo. In via Roma la prima giornata di sconti è stata penalizzata dal corteo di Fincantieri. «È andata un po´ meglio di pomeriggio – racconta Johnny Mangano, titolare del negozio di calzature Gaia – abbiamo venduto soprattutto stivali al 30 per cento». Scontrini da 50 euro anche nel monomarca Sisley della stessa via. «Sugli incassi più bassi dell´anno scorso ha pesato la partenza il lunedì – dice Silvia Greco, responsabile del negozio – contiamo di rifarci durante la settimana». Critico sulla decisione di iniziare il 2 gennaio anche Alessandro Mancuso, responsabile per la Sicilia della catena Carpisa: «La data unica, il 5 gennaio, come in quasi tutte le altre città d´Italia avrebbe funzionato da pubblicità – dice – partire prima non ha incoraggiato i consumi». I negozi saranno aperti anche il 6, giorno dell´Epifania, domenica 8 e 15 gennaio. E per svuotare i magazzini ancora pieni molte saracinesche potrebbero restare alzate anche le altre domeniche del mese.

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