L’inflazione torna al 1969 Le famiglie tirano la cinghia
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fonte:
- L`Unità
Le lancette dell’orologio sono tornate indietro di quarant’anni, ai tempi dello sbarco dell’uomo sulla luna e del grande concerto rock di Woodstock. In Italia erano i tempi delle lotte sindacali, della prima crisi economica congiunturale dai tempi del dopoguerra e pure dell’inflazione all’1,2%: la stessa registrata ieri dall’Istat nelle sue stime preliminari per il mese di marzo. MINIMO STORICO La recessione internazionale, con le inevitabili conseguenze sui costi di materie prime e di produzione, ha trascinato il carovita ai minimi storici del 1969: i prezzi al consumo sono cresciuti dell’1,2% su marzo 2008. Poca cosa, anche rispetto al contenuto 1,6% registrato a febbraio, grazie all’andamento dei costi energetici che in un anno si sono sgonfiati del 6,6%: la benzina verde, ad esempio, è diminuita del 15,9% su base annua e il gasolio è precipitato del 22,6%. Parte del merito va anche al settore dei trasporti, trascinato a un ribasso del 3,4% dal crollo del 22,8% dei biglietti aerei, e al comparto comunicazioni, in discesa dell’1,9%. LISTINI ALIMENTARI Non così, invece, per la componente essenziale del paniere: mentre gli altri prezzi rallentano, continuano a correre quelli dei beni alimentari, cresciuti a marzo del 3%. Il pane segna un aumento tendenziale dell’1,6%, la pasta del 10,8%, la verdura fresca dello 0,7% e la frutta del 5,6%.«Davanti ad un crollo del 10,9% dei listini all’origine dei prodotti agricoli – commenta la Cia-Confederazione italiana agricoltori – ci si aspettava una maggiore diminuzione dei prezzi sugli scaffali». La forbice dal campo alla tavola rimane dunque elevata. Abbastanza da giustificare le lamentele delle associazioni dei consumatori, secondo cui ogni famiglia potrebbe spendere quest’anno fino a 560 euro in più per mangiare. Per il Codacons, la discesa dell’inflazione a marzo «è solo tecnica» e «dovrebbe mettere in allarme il governo», per Federconsumatori e Adusbef «all’interno della filiera esiste un meccanismo speculativo non più tollerabile», mentre l’Adoc parla di una situazione «paradossale e fortemente contradditoria». INCUBO DEFLAZIONE Per i commercianti, invece, l’incubo si chiama deflazione, la progressiva discesa dei prezzi dovuta alla perdurante debolezza dei consumi interni. «Ancora una volta a comandare sono i fatti internazionali e la crisi che si fa sentire» sottolinea la Confesercenti. «Sono prioritarie forti politiche anticicliche. Mai come in questo momento è fondamentale sostenere i consumi, agire sulla leva fiscale, mettere in campo risorse reali per le piccole e medie imprese, le infrastrutture e lo sviluppo». Ma le stime dell’Isae su «ulteriori rallentamenti dell’inflazione nei prossimi mesi» non lasciano ben sperare: «La maggioranza dei consumatori si aspetta una stabilità dei prezzi e tra gli imprenditori che producono beni di consumo prevalgono coloro che intendono ridurre i listini» dice l’istuto di ricerche economiche. Solo la Confcommercio e il ministro dello Sviluppo economico Claudio Scajola sfoderano ottimismo. La prima per prevedere gli effetti positivi del ridimensionamento dell’inflazione, che potrebbero arrivare già dal prossimo mese con la revisione al ribasso delle bollette energetiche. E il secondo per azzardare «stabilità dei consumi» e «timidi segnali di ripresa».
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