L`inflazione torna a salire: vola al 2,1%
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fonte:
- Messaggero Veneto
Nuovo record per la quotazione del petrolio per le scorte Usa: per la prima volta toccati i 94 dollari
L`inflazione torna a salire: vola al 2,1%
Responsabili dell`impennata di ottobre soprattutto pane e pasta, luce e gas
L`ISTAT E LA BORSA DELLA SPESA
Pesano anche i rincari di frutta, latte, benzina, biglietti di treni e autobus
Non si vedeva un valore così dal settembre `06. Ma va peggio in Eurolandia
Pane e pasta, luce e gas. Ma anche frutta, latte, benzina e biglietti di treni e autobus. È lunga la lista dei “colpevoli“ dell`impennata del tasso di inflazione a ottobre, salito al 2,1%, un valore non più toccato dal settembre 2006. Non va meglio su base mensile, dove la crescita rispetto a settembre è stata pari allo 0,4%, il valore più alto dal luglio 2005. Le stime preliminari dell`Istat confermano l`andamento rialzista dei prezzi in Italia, che riesce comunque a mantenersi al di sotto della media europea, dove il tasso di inflazione in ottobre si è attestato al 2,6%. Continua, pertanto, l`ascesa dei prezzi di Eurolandia, che sono passati dal +1,7% di agosto al +2,1% di settembre con un rialzo quindi in tre mesi di quasi un punto percentuale. Se la stima preliminare dovesse venire riscontrata, si tratterebbe del livello più alto raggiunto dal settembre del 2005, quando la zona euro era composta da 12 Stati membri. Per trovare un tasso superiore al 2,6% bisogna invece andare indietro addirittura di 6 anni, al giugno del 2001, quando l`inflazione della zona euro si attestò al 2,8%. Il dato tendenziale italiano, pari al +2,1%, fa ancora più impressione se confrontato al +1,7% di settembre: un balzo quindi dello 0,4%, il più alto dal maggio-giugno del 1995, che, spiega l`Istat, è strettamente connesso alla corsa dei prezzi di beni alimentari ed energetici. I numeri sono impietosi: ad ottobre il pane è cresciuto del 10% (contro il +7,5% di settembre), la pasta del 6,5% (+4,5% un mese prima), il latte del 5,3%, il pollame del 7,3% e la frutta del 5,4%. Un aumento che non sembra aver quindi risparmiato nessuno dei generi alimentari e che, nelle previsioni dei consumatori, rappresenta una “stangata“ da 400 euro l`anno per le famiglie italiane. “Il governo deve intervenire immediatamente“, tuonano Adoc, Adusbef, Codacons e Federconsumatori, per evitare “la bancarotta di migliaia di famiglie“. L`Antitrust, dal canto suo, ha già avviato istruttorie su possibili violazioni della concorrenza per gli aumenti dei prezzi di tali generi alimentari, mentre il governo, tramite il ministro delle Politiche agricole, Paolo De Castro, ha varato insieme al titolare dello Sviluppo economico, Pier Luigi Bersani, un piano anti-speculazioni. “L`Italia resiste grazie al solo contributo dei settori toccati dalle liberalizzazioni“, ha sottolineato ieri Bersani, facendo riferimento al -9.9% del comparto delle comunicazioni, confermatosi l`unico punto fermo nella tabella del “meno“ dei prezzi al consumo, e al -0,6% del prezzo dei medicinali. Sul fronte degli aumenti, “prevedibili“ per Confcommercio ma “preoccupanti“ per Confesercenti, sono arrivate le inevitabili ripercussioni del caro-greggio che sta colpendo i mercati negli ultimi mesi. I prezzi del comparto energetico, dopo la frenata dello 0,1% di settembre, hanno fatto segnare un +2,9% legato soprattutto al costo di benzina (+6,9%), gasolio (+7,2%) e combustibili liquidi per la casa (+5,3%). Un ulteriore contributo all`inflazione arriva infine dal comparto dei trasporti che, nonostante il -2,2% delle tariffe aeree, fa segnare un +3,4% complessivo. E` nuovo record infatti per il petrolio, che dopo la tregua di martedì ieri è tornato a correre toccando per la prima volta i 94 dollari, in un mercato nervoso in occasione della decisione della Fed sui tassi d`interesse. A spingere le quotazioni verso l`alto, innescando l`ennesima volata ai massimi da quando i futures sono scambiati sui mercati, e cioè dal 1983, questa volta sono state le scorte petrolifere statunitensi, un importante termometro del fabbisogno energetico del primo consumatore mondiale di greggio, scese la scorsa settimana di 3,89 milioni di barili a 312,7 milioni, ai minimi dall`ottobre del 2005. Un dato che ha colto di sorpresa molti operatori (le previsioni medie erano per un rialzo di 400.000 barili), facendo presagire una forte domanda invernale. Ciò ha spinto i trader a una nuova corsa agli acquisti dell“`oro nero“, che vale il 58% rispetto alle già alte quotazioni di un anno fa.
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