22 Febbraio 2002

L´inflazione ritorna a quota 2,5 per cento

SECONDO I PRIMI DATI DELLE CITTÀ CAMPIONE L´AUMENTO CONGIUNTURALE È STATO DI MEZZO PUNTO. GLI ANALISTI: ANDRA´ MEGLIO

L´inflazione ritorna a quota 2,5 per cento

Accelerata a febbraio per colpa di trasporti e sanità

ROMA


I numeri – nella loro incontrovertibile evidenza – recitano così: più 2,5 per cento come dato tendenziale, più 0,5 per cento come dato congiunturale. L´inflazione, dunque, aumenta a febbraio secondo i primi dati delle città campione che attendono la conferma dall´Istat il 15 marzo prossimo. Eppure, nonostante la loro «provvisorietà», questi numeri medesimi, non appena sono stati diffusi dalle agenzie di stampa, hanno suscitato una ridda di polemiche e la forsennata ricerca del «colpevole» di tanto surriscaldamento inflazionistico.I maggiori sospetti sono subito caduti sull´«effetto euro», il famoso changeover che secondo alcune associazioni di consumatori sarebbe responsabile di una crescita «dolosa» dei prezzi.

Codacons, infatti – che la scorsa settimana se l´era presa con l´Istat (accusato di calcolare l´inflazione con criteri politici) e il mese scorso aveva additato come motore dell´inflazione la nuova moneta e il suo corredo di arrotondamenti – ieri si è subito scagliato contro il «chageover» e i commercianti che «ci marciano». I commercianti – a loro volta e per il tramite di Confcommercio – hanno intonato tutt´altra musica: l´euro non c´entra e anzi è stato assorbito bene dal mercato, e quanto alla distribuzione va annoverata tra i fattori «virtuosi» che hanno impedito all´inflazione di crescere ancora di più. Insomma, le polemiche sono arrivate quasi prima dei fatti. Quanto a questi ultimi, gli uffici statistici delle città campione fanno osservare che i capitoli di spesa ad aver subito incrementi sono stati soprattutto i trasporti, i servizi sanitari, le assicurazioni. La prima di queste voci (i trasporti) è cresciuta in media dello 0,6%, spinta dalla ripresa del prezzo del petrolio di metà gennaio. I medicinali (quelli a prezzi non controllati) e i servizi sanitari hanno conosciuto punte addirittura di + 1,4 per cento Torino o 1,1 per cento a Bologna, e costituiscono le voci di spesa certamente a più forte incremento congiunturale. Infine le assicurazioni che hanno fatto gonfiare di uno 0,6% la voce «altri beni e servizi».

La città che ha fatto registrare l`aumento mensile più forte dei prezzi al consumo per l`intera collettività, tabacchi inclusi, è stata Venezia, dove in un mese i prezzi degli alberghi e dei ristoranti sono saliti del 2,4 per cento. Rispetto a un anno fa i rincari sono pari al 7,9 per cento. L`aumento mensile complessivo dei prezzi è stato pari allo 0,9 per cento, con il tasso annuo di inflazione al 3,1 per cento. In seconda posizione, con rincari dello 0,6 per cento, ci sono Trieste (inflazione al 3,2), Bologna (2,6) e Ancona (3,1). Gli aumenti sono stati pari allo 0,5 per cento a Torino (2,6 per cento), Genova (2,9) e Palermo (2,6). A Bari i prezzi sono cresciuti dello 0,4 per cento (2,6), a Milano dello 0,3% (1,8), dello 0,2 per cento a Firenze (2,3) e Napoli (2,5). Ma se l´inflazione è tornata ai livelli dell´ottobre scorso, dopo un decremento invernale al 2,4 (novembre, dicembre, gennaio), questo non significa che i prezzi si stiano riscaldando sistematicamente. Secondo Giampaolo Galli, direttore del centro studi di Confindustria, «è probabile che ci sia invece un calo proprio tra marzo e aprile» e un calo peraltro abbastanza durevole, tant´è che per fine anno Confindustria prevede un dato tendenziale di poco superiore a quello stimato per quest´anno, che era dell´1,5 per cento: ci si dovrebbe assestare dunque su un rassicurante 1,6-1,7 per cento.
Una valutazione analoga viene anche da altri analisti milanesi (Ombretta Signori di Rafsin-Sim o Donato Berardi di Ref.Irs) che danno una previsione intorno all´1,7 per cento e comunque al di sotto del 2%. Secondo l´Isae, l´istituto del Tesoro che studia la congiuntura, il raffreddamento dei prezzi si avrà presto, e cioè «appena si saranno esauriti gli effetti di trascinamento di gennaio» e la revisione al ribasso nei listini industriali si sarà «trasmessa alle fasi finali della distribuzione».
Anche per Confesercenti, «il lieve rialzo dell`inflazione in febbraio è ancora legato all`impennata dei prezzi dei prodotti ortofrutticoli, ma stavolta ci si sono messi anche i rincari dei listini auto, delle prestazioni sanitarie e di alcuni servizi alla persona». Si tratta però «di un andamento che non deve preoccupare, considerando anche che è stato completamente assorbito l`effetto-euro e che non appare affatto compromesso il futuro dei prezzi e la possibilità di portare l`inflazione 2002 entro il 2 per cento».

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