L`euro e il caro ortaggi infiammano i prezzi
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fonte:
- Il Gazzettino
L`euro e il caro ortaggi infiammano i prezzi, soprattutto nel Nord Italia.
Le rilevazioni delle città campione fotografano un`inflazione in crescita al 2,5\% su base annua rispetto al 2,4\% dello scorso mese di gennaio; + 0,5\% l`aumento medio mensile. La città più cara è Venezia (+ 0,9\%, con rincari di oltre il 7\% per alberghi e ristoranti), seguita a ruota da Trieste, Bologna, Ancona (+ 0,6\%). Gli aumenti più contenuti a Firenze, Bologna e Perugia con lo 0,2\%.
Il dato definitivo di febbraio verrà reso noto dall`Istat il 15 marzo ma è già polemica. Secondo gli analisti finanziari non c`è un reale pericolo: «Non ci sono tensioni nel medio periodo – spiega l`economista Ombretta Signori di Rasfin Sim – questo dato non mette in discussione il fatto che da aprile, forse con qualche ritardo rispetto alle nostre previsioni, i prezzi scenderanno in Italia al di sotto del 2\%».
Di tutt`altra opinione Lorenzo Miozzi, presidente del Movimento Consumatori: «Purtroppo i nostri allarmi, contrariamente a quanto dichiarato dal ministro Marzano, si sono avverati. Il cambio dell`euro è stato utilizzato da molti operatori per aumentare indiscriminatamente i prezzi di molti beni e questo anche perché l`Italia non si è dotata di strumenti di controllo sul corso dei listini da changeover a differenza di quanto avvenuto in altri paesi di Eurolandia come la Francia». Gelate ed emergenza idrica sono solo scuse. «I prodotti che hanno subito aumenti sono coltivati in serra e arrivano dal Sud, quindi non hanno risentito die cambiamenti climatici». Le previsioni di Miozzi sono pessime: «Non credo che quest`anno l`inflazione scenderà sotto il 3\% anche perché da aprile scatteranno i rincari dei biglietti del treno, poi toccherà alle Poste e ai servizi urbani».
Altroconsumo ha reso noto i risultati di una rilevazione effettuata in 156 esercizi commerciali di cinque città: «Il 47\% dei punti vendita ha ritoccato i listini al rialzo e solo il 13\% al ribasso. La media totale delle variazioni è pari al 2,1\%». Considerando solo i negozi che hanno modificato i prezzi, l`aumento risulta invece del 4,8\%, con punte di 8,7\% nelle lavanderie, 6\% nei cinema, 5,2\% nei parcheggi, 4,4\% nei bar (il caffè in Veneto ormai viaggia sopra gli 0,8 euro invece dei 0,77 da allineamento monetario).
La Confcommercio si difende attaccando trasporti e servizi sanitari. Sono queste, secondo il centro studi dell`associazione, le cause principali dell`aumento dell`inflazione a febbraio: «Emerge con chiarezza che l`effetto euro legato al changeover sta giocando un ruolo assolutamente limitato». Ancora «in forte tensione» risultano le assicurazioni, sempre in prima fila nel caro vita.
Di tutt`altro avviso Confindustria. Secondo il direttore del Centro Studi, Gianpaolo Galli “l`effetto changeover probabilmente c`è stato ma non mi sembra assolutamente tale da giustificare gli allarmi lanciati nelle settimane scorse. Si tratta di un aumento temporaneo, che probabilmente si è registrato un po` a gennaio e un po` a febbraio man mano che la gente ha deciso di eliminare le monetine perché ci sono troppi decimali nei prezzi. La prospettiva continua a rimanere quella di una riduzione dell`inflazione. È importante poi notare che l`Italia rimane sostanzialmente allineata all`area dell`euro, che già a gennaio aveva registrato un + 2,5\% per i prezzi al consumo».
Ottimista l`Isae: «Nonostante i prezzi abbiano registrato una accelerazione per la prima volta dopo dieci mesi, le prospettive e breve termine rimangono orientate verso un ridimensionamento dell`inflazione. Il calo dovrebbe concretizzarsi non appena saranno esauriti gli effetti di alcuni fattori occasionali e si sarà trasferita sui prezzi finali l`attuale moderazione dei listini industriali». Ma il Codacons fa i primi conti e sentenzia: le famiglie italiane potrebbero arrivare, in un anno, a spendere 774 euro in più. «Ora è inevitabile – avverte il presidente Carlo Rienzi- la restituzione di un bonus fiscale a ogni famiglia».
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