«Leggere bene è il minimo ma restano tante insidie…»
-
fonte:
- Alto Adige
- Corriere delle Alpi
- Gazzetta di Mantova
- Gazzetta di Modena
- Gazzetta di Reggio
- Il Centro
- Il Mattino di Padova
- Il Piccolo
- il Tirreno
- La Città di Salerno
- La Nuova Ferrara
- La Nuova Sardegna
- La Nuova Venezia
- La Provincia Pavese
- La Tribuna di Treviso
- Messaggero Veneto
- Trentino extra
«Leggere bene è il minimo ma restano tante insidie…»
Iintervista
con l’ avvocato Daniela Notaro (Codacons): le nuove leggi hanno portato
vantaggi per il consumatore ma le scappatoie ci sono ancora.
di Cinzia Lucchelli Non sempre i consumatori sono ben informati su come leggere al meglio un’ etichetta e non sempre un’ etichetta riporta tutte le informazioni necessarie per fare scelte consapevoli. Abbiamo chiesto all’ avvocato Daniela Notaro, responsabile Copalcons, osservatorio Codacons, di aiutarci a riconoscere eventuali messaggi ingannevoli e a distinguere, quando mettiamo nel carrello della spesa un prodotto alimentare, le indicazioni più importanti presenti sulla confezione. A quali informazioni dell’ etichetta prestare maggiore attenzione? «Oltre al luogo di produzione e di confezionamento, è importante conoscere, tra l’ altro, l’ origine delle materie prime che compongono l’ alimento». Quali informazioni invece sono omesse? «Un esempio: la legge non obbliga il produttore a rispettare un limite minimo o massimo di percentuale di ingrediente presente nel prodotto finito, anche se riguarda un ingrediente caratterizzante, cioè fondamentale. Ha solo l’ obbligo di indicarne l’ effettiva percentuale o quantità, per poter fornire al consumatore le informazioni utili per confrontare prodotti simili. Ancora, una lacuna riguarda il prodotto trasformato o composto perché non è prevista l’ indicazione obbligatoria dell’ origine dell’ ingrediente cosiddetto “caratterizzante”, quello più importante. In generale comunque, anche se non esistono disposizioni di legge e regolamentari che impongono scelte dirette a una pianificazione pubblicitaria efficace, la normativa attuale è molto rigorosa sul rispetto delle regole per una corretta pubblicità commerciale. Questo nell’ interesse del consumatore, perché sia informato ma non influenzato». Quali sono i casi più frequenti di informazioni date in modo ingannevole? «Molti prodotti presentati come “made in Italy” sono fabbricati altrove. In questi casi le etichette sono ingannevoli quando, attraverso simboli e diciture, creano nei consumatori falsi affidamenti circa l’ origine dell’ alimento. Oltre a pregiudicare la libertà economica del consumatore, non garantiscono la tracciabilità del prodotto nelle varie fasi di realizzazione». E il marchio tricolore quando si può usare? «Per legge non si deve usare il marchio con modalità tali da far pensare che il prodotto sia di origine italiana senza che ci siano indicazioni sufficienti a evitare qualsiasi fraintendimento sul luogo di coltivazione o di allevamento della materia prima utilizzata e il luogo in cui è avvenuta la trasformazione. Non posso per esempio indicare come italiano un prodotto come la cioccolata o il caffè perché sono di derivazione e origine estera. Altro caso: molte marmellate o confetture specificano in etichetta: “senza zuccheri aggiunti”. Il messaggio che arriva al consumatore, con il supporto di diciture e immagini, è che il prodotto sia composto esclusivamente da frutta. Addirittura che la frutta impiegata sia coltivata senza pesticidi chimici di sintesi. In realtà, oltre agli altri, il prodotto può contenere edulcoranti, che se consumati in dosi consistenti, possono portare a disturbi gastrici. Questa specifica, tra l’ altro, per caratteri ridotti e collocazione sull’ etichetta, non ha pari rilevanza rispetto al claim principale». La riforma europea dell’ etichetta porterà vantaggi per il consumatore? «La nuova normativa presenta alcuni aspetti positivi, tra cui la riforma della tabella nutrizionale per gran parte dei prodotti preconfezionati, indicazioni e informazioni più specifiche sul luogo d’ origine e provenienza dell’ alimento, nonché l’ indicazione obbligatoria di ingredienti potenzialmente allergenici per il consumatore. Tende a garantire un elevato livello di protezione dei consumatori in fatto di informazioni, obbligando tutti gli operatori del settore alimentare a fornire informazioni idonee per fare scelte consapevoli». Vale per tutti gli alimenti? «No. Tutte le iniziative positive vengono vanificate da un articolo che chiarisce che gli alimenti immessi sul mercato o etichettati prima del 13 dicembre 2014 che non soddisfano i requisiti del regolamento possono essere commercializzati fino all’ esaurimento delle scorte. Il Copalcons, osservatorio permanente del Codacons, continuerà la sua “missione” di monitoraggio del settore: per le pubblicità ritenute ingannevoli e scorrette attiva una procedura di controllo che si conclude con la presentazione di esposti all’ Autorità e al Giurì di Autodisciplina pubblicitaria. In alcuni casi l’ atto di richiesta di informazione o chiarimenti o contestazione si conclude con l’ accettazione delle modifiche proposte». Il sistema dei semafori usato nel Regno Unito (bollino rosso se si supera una dose di grassi, zuccheri, sale per 100 grammi, altrimenti verde) può essere utile? «Rappresenta non solo un’ opportunità per le aziende ma anche una garanzia per il consumatore che maggiormente si orienta nell’ acquisto di prodotti alimentari. Anche se l’ applicazione ha ridotto notevolmente il consumo di alimenti a “semaforo rosso”, quelli ritenuti meno sani (ma spesso i più buoni, ndr), e rischia di violare la legislazione europea sul libero commercio». @cilucchelli ©RIPRODUZIONE RISERVATA.
-
Sezioni:
- Rassegna Stampa
-
Aree Tematiche:
- ALIMENTAZIONE
- COPALCONS
