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16 Dicembre 2011

«Fino in fondo sulle liberalizzazioni»  

«Fino in fondo sulle liberalizzazioni»
 

 
ROMA Guidato dall’ uomo che ha sfidato Bill Gates in nome della libera concorrenza, il governo non ci sta a passare per l’ esecutivo debole che ha ceduto alle lobby, indietreggiando sulle liberalizzazioni. «In quasi tutti i casi quello che avevamo in mente lo porteremo in fondo» annuncia il ministro per lo Sviluppo Corrado Passera, che non ha timori ad ammettere i problemi: «E’ un mondo difficilissimo, dove le resistenze sono pazzesche. Nel decreto ci sono tante cose che in anni non si aveva avuto il coraggio di fare». Lo stop dunque, è solo momentaneo. Lo ripete poco dopo con chiarezza il premier Mario Monti: «Le resistenze che si incontrano, e che per me non sono una novità quando si vogliono dispiegare forze di liberalizzazione, spesso non al primo colpo, ma con una determinazione tenace vengono superate. E questo è molto importante per l’ Italia. Ciò che abbiamo nel decreto legge e nel testo sarà un contributo importante per sciogliere i nodi». E’ la replica a quanti continuano a chiedere all’ esecutivo del Professore più coraggio nell’ eliminare i vincoli che imbrigliano il mercato: un coro che sale dai partiti e dalle associazioni e in cui a usare le espressioni più dure è la presidente di Confindustria Emma Marcegaglia, che accusa il governo di avere «ceduto alle pressioni»: «In un momento difficile come questo è inaccettabile che famiglie e imprese vengano colpite, che vengano colpite altre categorie, e poi ci sono quelli che alzano le barricate e la politica si inginocchia davanti a loro». Avverte che sulle liberalizzazioni non si torna indietro anche il Partito democratico: «Aspettiamo il governo al prossimo appuntamento» dice il segretario Pierluigi Bersani, «il cambiamento è necessario e vorrei far presente che le liberalizzazioni non sono solo il mercato del lavoro, e questo prima o poi si capirà» dice, mentre Futuro e libertà deposita un ordine del giorno firmato da Benedetto Della Vedova e Italo Bocchino per chiedere al governo di procedere «senza alcuna deroga o eccezione di settore». «Questo è un governo forte con i deboli e debole con i forti» commenta il segretario Cisl Raffaele Bonanni. Ma mentre farmacisti e tassisti tirano il fiato in attesa dei prossimi provvedimenti, a rinfocolare la protesta sono gli edicolanti, che annunciano la serrata per il 27, 28 e 29 dicembre: esclusi tassisti e farmacisti, infatti, la rete di vendita dei giornali sarebbe rimasta l’ unica interessata alle liberalizzazioni, nonostante il decreto non vi faccia esplicito riferimento. Secondo rappresentanti di Cgil, Uil, Ugl, Confesercenti e Confcommercio, il settore «è già in una gravissima crisi che impatta su oltre 50 mila famiglie» e con la manovra «il Parlamento ha avviato un iter che porterà inevitabilmente alla chiusura di migliaia di edicole». La sopravvivenza dei punti vendita, sostengono, non sarà nelle mani del libero mercato «ma dei distributori locali di quotidiani e di periodici, circa 100 soggetti privati che operano in regime di monopolio che decideranno se la redditività delle edicole esistenti è funzionale ai loro interessi, così come l’ apertura di nuove rivendite». Le norme al centro delle polemiche sono quella relativa all’ apertura di nuovi esercizi commerciali senza limitazioni (articolo 31) e quella che abroga le restrizioni, con l’ esclusione di taxi e farmacie (articolo 34). Gli edicolanti non sono gli unici a protestare. Sul fronte opposto, che unisce chi chiede più competitività, dichiarano lo stato di agitazione le organizzazioni dell’ autonoleggio con conducente (Ncc) che sollecitano il governo a «ristabilire la legalità costituzionale ed europea nel settore e di rimuovere i vincoli alla concorrenza». Davanti al dietrofront dell’ esecutivo, il Codacons annuncia che denuncerà alla procura Federfarma e Sunifar, le associazioni di farmacisti che nei giorni scorsi avevano minacciato la serrata, e che ricorrerà al Tar contro la manovra, mentre sui farmaci Coop Adriatica parla di «liberalizzazione fasulla che continua a favorire una corporazione privilegiata e danneggia i consumatori, i giovani farmacisti e l’ economia del Paese». ©RIPRODUZIONE RISERVATA.

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