23 Luglio 2011

La rivincita dei negozi sugli ipermercati, Confesercenti: “Davide che batte Golia”

La rivincita dei negozi sugli ipermercati, Confesercenti: «Davide che batte Golia»
 

 
Inversione di tendenza nel commercio: le vendite delle piccole attività aumentano dello 0,2% a maggio mentre la grande distribuzione cala del 2,1%, secondo gli ultimi dati Istat. La tendenza è ancora più accentuata nel settore alimentare, dove gli ipermercati perdono il 6,1% e i commercianti di quartiere guadagnano lo 0,3%. E’ «Davide che batte Golia», esulta Confesercenti, mentre Confcommercio invita a considerare i dati nel complesso dei primi cinque mesi dell’ anno, che mostrano un calo generalizzato delle vendite. Eppure «il grande ipermercato sembra proprio arrivato alla saturazione, sono già due anni che è in difficoltà», riflette il direttore del Centro studi dell’ organizzazione, Mariano Bella. La crisi dei giganti della distribuzione emerge anche nella tendenza delle insegne principali a puntare sui format di minori dimensioni con, per esempio, Unes, Coop, Selex e Sma focalizzate sui supermercati di prossimità, posizionati nei centri storici o entro le mura cittadine. Questi market hanno raggiunto il 6,2% del mercato in Francia, Paese che spesso anticipa le tendenze della distribuzione europea, secondo gli ultimi dati del centro di ricerca Kantar Worldpanel. Si serve da loro il 60% dei consumatori, in particolare i cittadini, di età avanzata e con un forte potere d’ acquisto. Del resto, sei persone su 10 dichiarano di voler ridurre al minimo il tempo dedicato alla spesa e uno su due rinuncia a usare la macchina quando possibile, fattori che escludono gli acquisti nei centri commerciali. L’ interesse delle insegne della grande distribuzione per i punti vendita del centro rischia di costituire una nuova minaccia per i piccoli esercenti con aumenti degli affitti e una concorrenza feroce sui prezzi. Migliaia di negozi rischiano di chiudere i battenti entro fine anno, secondo il presidente del Codacons, Carlo Rienzi; continuerebbe così la scia di fallimenti che ha visto oltre 100 mila chiusure in cinque anni. Il think tank britannico Nef (New economics foundation) mette in guardia dall’ avanzata delle «città clone», con le vie principali caratterizzate dagli stessi identici negozi e supermercati. Queste strade-standard sono ormai nel 41% dei centri britannici e, oltre ad avere una minore coesione sociale, rischiano di essere caratterizzate da una minore occupazione. Un mercato tradizionale, infatti, dà lavoro a circa il doppio delle persone assunte da un supermercato (una ogni 10 metri quadrati).

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