La ripresa è ancora lontana giù la fiducia delle famiglie
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fonte:
- L`Unità
Tutto come prima: i consumi continuano a diminuire, la fiducia delle famiglie italiane è ridotta al lumicino e le imprese restano pessimiste sulle prospettive dell’economia a medio termine. Eppure qualcosa si muove se il loro giudizio sulle condizioni operative «mostra alcuni segnali di recupero». Dopo le parole del governatore Mario Draghi, che alcuni giorni fa ha parlato di «rallentamento nel deterioramento», dalla Banca d’Italia arrivano nuovi spiragli sul decorso della grande crisi. POCHI SPIRAGLI DI RIPRESA Secondo l’indagine trimestrale condotta con il Sole 24 Ore, a marzo le aspettative sulle dinamiche occupazionali restano pessime (un terzo del campione prevede una riduzione degli addetti) ed aumenta il numero delle aziende che stimano un peggioramento della situazione economica nei prossimi tre mesi (88% del campione rispetto all’87% di dicembre). In compenso, però, scende il numero di quelle che segnalano difficoltà nell’accesso al credito (dal 41% precedente al 37%) o nelle condizioni di investimento (56%). Il presidente dell’ Abi, Corrado Faissola, parla di «sensazione che qualcosa si muova» e dall’industria chimica arrivano timidi segnali di ripresa: nel mese di marzo – comunica Federchimica – alcune aziende hanno segnalato un seppur lento movimento di ripresa che speriamo sia confermato in aprile, «si tratta di importanti indicazioni visto che la chimica anticipa sempre i cicli economici di cinque o sei mesi». CONSUMI IN PICCHIATA Ma subito arriva la doccia fredda delle rilevazioni di Confcommercio sulla crisi dei consumi a spegnere facili entusiasmi: prosegue anche a febbraio la contrazione delle vendite, con una riduzione tendenziale del 4% in termini di quantità. Una situazione non dissimile a quanto accade nel resto d’Europa: anche nei 16 Paesi di Eurolandia, secondo Eurostat, il commercio al dettaglio ha registrato a febbraio un calo record di quattro punti percentuali. La contrazione dei consumi rilevata in Italia non solo è in linea con quanto registrato a gennaio (meno 4,3%), ma fa salire a dodici i mesi consecutivi col segno meno, confermando come «la fase critica per i consumi non si sia ancora esaurita». In linea con queste dinamiche – ha commentato Confcommercio – «il clima di fiducia delle famiglie a marzo è tornato a scendere, dopo un bimestre caratterizzato da un moderato recupero. E particolarmente pesanti continuano a risultare gli effetti della riduzione della domanda interna ed estera sulla produzione industriale». Preoccupate le associazioni dei consumatori, che tornano a chiedere misure a sostegno della domanda. Occorre andare «oltre le insufficienti e irrisorie risorse stanziate per social card e bonus famiglie», chiedono Adusbef e Federconsumatori, che suggeriscono una defiscalizzazione del reddito fisso per lavoratori e pensionati di almeno 1.200 euro l’anno e una riduzione del 20% dei prezzi dei beni di largo consumo. Il Codacons chiede invece ai commercianti di «abbassare immediatamente i prezzi di almeno il 10%». Per l’Adoc, tuttavia, la situazione è più grave: «Il calo dei consumi a febbraio è stato pari al 7% a fronte di una contrazione della spesa delle famiglie di circa il 5% e a un calo della spesa alimentare dell’8%» perchè «il carovita e la perdita del potere d’acquisto spingono i consumatori italiani a rinunciare all’acquisto soprattutto di beni e servizi secondari, come i divertimenti e le vacanze». Secondo un’indagine dell’associazione, infatti, il 76% degli italiani non si muoverà durante le prossime vacanze di Pasqua, il 5% in più dell’anno passato. La crisi ha messo in ginocchio le famiglie, che non sono più in grado oggi di concedersi una vacanza, nonostante il costo di un weekend, rispetto all’anno scorso, sia sceso del 2,7% grazie alla riduzione dei costi per i trasporti».
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