6 Marzo 2019

La posizione delle associazioni dei consumatori

 

I dati presentati da Confcommercio evidenziano la perdita di circa 64mila negozi nei centri storichi nell’ ultimo decennio ed hanno riacceso la discussione sull’ ipotesi delle chiusure domenicali portata avanti dal Governo giallo-verde. Secondo Massimiliano Dona, presidente dell’ Unione nazionale consumatori «i dati sono sconfortanti e attestano però la necessità di tenere aperti i negozi anche di domenica e che le aperture dei centri commerciali nei giorni festivi non c’ entrano nulla con la crisi dei piccoli esercizi- che aggiunge -. Tengono le botteghe alimentari nei centri storici, quelle che in teoria avrebbero dovuto maggiormente risentire della competizione dei supermercati. A chiudere sono negozi come quelli che vendono vestiti e calzature, ossia prodotti non indispensabili il cui acquisto, in un momento di crisi e di difficoltà, può essere rinviato a tempi migliori». Sulla stessa lunghezza d’ onda il Codacons di Carlo Rienzi. «Si dimostra in tutta la sua evidenza come sia assolutamente folle pensare alle chiusure domenicali dei negozi nel nostro paese» commenta Rienzi. «I numeri attestano una strage di negozi negli ultimi anni, situazione di cui ha beneficiato solo l’ e-commerce, settore che registra crescite record» continua il presidente che rimarca -. Disporre per le legge le chiusure domenicali degli esercizi commerciali equivarrebbe a condannare all’ estinzione i piccoli negozi e le botteghe di quartiere, che non possono reggere la concorrenza delle multinazionali straniere e dei giganti del commercio online». Da qui un suggerimento: «il Governo deve rilanciare i piccoli esercizi, liberalizzando il settore, abolendo i saldi di fine stagione e creando occasioni di acquisto analoghe al Black Friday che, come dimostrano gli ultimi dati, incontrano l’ apprezzamento dei consumatori».

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