4 Giugno 2014

La multa è pagata. Anzi no Il ritorno di cartella pazza

La multa è pagata. Anzi no Il ritorno di cartella pazza

lo racconta una lettrice, che s’ è ritrovata in coda con 20 persone stesso problema per tutti. i consumatori: «tenete le ricevute»
«Ho ricevuto una cartella pazza, ma mi è stata annullata». Storia a lieto fine per una lettrice che, per la seconda volta in due anni, si è vista recapitare una cartella pazza di Equitalia. L’ ultima le chiedeva di ripagare una multa presa nel 2011 per non aver esposto il disco orario. L’ importo della multa originale ammontava a 39 euro contro i 58 euro chiesti da Equitalia in seconda battuta. «Per fortuna avevo conservato il bollettino e ho potuto dimostrare ai vigili di via Sempione che non ero in torto» racconta la signora, che precisa che erano in una ventina venerdì scorso al comando dei vigili con una cartella pazza in mano. Fenomeno a ondate«Si tratta di un fenomeno che va a ondate – conferma Mauro Antonelli del Codacons – Quando l’ ente emette i dati per il mancato pagamento li passa a Equitalia che recapita le cartelle tutte insieme. Capita che il cittadino riceva le cartelle pazze ancor prima della notifica della sanzione. Così arrivano da noi persone che hanno scoperto di aver preso una multa quando hanno ricevuto la cartella di Equitalia». Come mai si verifica questa situazione? «Una volta le multe le portava a mano il messo comunale che bussava a ogni porta e faceva firmare i fogli – risponde Antonelli – Poi il compito è passato al postino che conosceva tutti e faceva due o tre tentativi prima di portare la lettera in giacenza».«Adesso invece, con la liberalizzazione del servizio postale, le lettere le portano in tanti, che non conoscono né le persone, né le strade. Capita anche che i cittadini non ricevano gli avvisi di scadenza». «Diverso è il caso in cui la cartella arriva nonostante il pagamento della sanzione – continua Antonelli – Lì basta dimostrare di aver pagato, fondamentale quindi conservare per dieci anni tutti i bollettini che certificano di aver saldato il conto con lo stato». «Il cittadino è messo nella posizione di dover provare sempre la sua innocenza, quindi è fondamentale rispondere anche agli avvisi bonari che dicono “ci risulta che lei non abbia pagato la multa”. Chi lascia correre perché sa di essere nel giusto finisce per essere nel torto. Anche perché l’ avviso bonario fa ripartire da zero il conteggio dei dieci anni e il bollettino può essere richiesto anche tanto tempo dopo, quando il consumatore non si ricorderà neanche più di che multa si sta parlando».«Le cartelle pazze sono una vergogna – conferma Francesco De Lorenzo di Federconsumatori Varese – Anche le sanzioni chieste ai cittadini sono esagerate, specialmente quando sono ingiustificate». Se non c’ è la prova…De Lorenzo racconta di un caso gestito dalla sua associazione: una badante pagava regolarmente l’ affitto al proprietario della casa in cui alloggiava e, quando è arrivata la tassa del registro di spettanza, gli ha dato i soldi per pagare anche quella, senza però richiedere una ricevuta. Il proprietario si è intascato i soldi e non ha saldato il debito con lo stato. «Equitalia, non ricevendo i soldi, ha mandato la richiesta di pagamento all’ inquilina che era convinta di aver pagato. Peccato che dopo un mese i 190 euro erano diventati 300» ricostruisce De Lorenzo.«Io ho presentato ricorso alla commissione tributaria provinciale, che mi ha dato torto perché esiste una legge che vuole che, se il proprietario di casa non paga, sia l’ inquilino a dover saldare il conto. La badante ha quindi dovuto pagare 300 euro su uno stipendio mensile di 700. Poi ha cambiato casa: ma ci troviamo di fronte a leggi forti con i deboli e deboli con i forti».n.
adriana morlacchi

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