30 Dicembre 2009

La mini volata delle vendite di fine anno non è servita a rimettere in carreggiata il settore abbigliamento

PERUGIA – La mini volata delle vendite di fine anno non è servita a rimettere in carreggiata il settore abbigliamento e calzature che rispetto al Natale 2008 ha perso circa il 20% in termini di vendite. Così, per risollevare le sorti di un anno critico in tanti hanno anticipato i saldi che in Umbria partiranno il 7 gennaio. Le organizzazioni non si sbilanciano ma sulla guerra degli sconti già scattata, c’ è chi parla di «comportamenti poco simpatici» mentre i Consumatori invitano a verificare la qualità della merce venduta a sconti già vicini al 50%. Le aspettative dei commercianti restano elevate ma l’ andamento poco brillante registrato dal settore sia d’ inverno che in estate evidenzia che il sistema non è più adeguato. «Lo spirito originario dei saldi si è ormai perso – spiega Cristiana Casaioli, presidente provinciale Settore moda Confcommercio Perugia – ed ora non sono più certo vendite di fine stagione: lo erano quando partivano a fine gennaio per eliminare i residui di stagione». Ora i saldi, invece, sembrano diventati solo un modo per fa ripartire le vendite che pure a Natale hanno zoppicato. «Il commercio paga le difficoltà delle famiglie nel cui reddito sembra esserci sempre meno spazio per comprare – aggiunge Casaioli – ma una data sempre più vicina al Natale costringe i clienti a rinviare gli acquisti. Di sicuro sono cambiate le modalità della spesa natalizia se le vendite di telefonini sono cresciute del 30% e quelle di abbigliamento sono scese del 20%». Così, ecco che almeno un negozio su tre ha cominciato a tagliare i prezzi da metà dicembre. «I saldi sono diventati un’ occasione di business – aggiunge Casaioli – ma bisogna vedere a che prezzo. I commercianti non vivono di contributi statali o di beneficenza e per restare sul mercato dovrebbero recuperare almeno quanto pagato. Per questo sconti del 70/80% non hanno senso se non in certi periodi dell’ anno. Regalare o svendere la merce non serve a nessuno: poi chi paga i dipendenti? Partire con uno sconto del 20% è quanto serve a tutelare anche chi ha comprato a novembre o prima di Natale a prezzo pieno». Intanto, impazza la girandola di cifre e previsioni su quanto le famiglie spenderanno. Per i Consumatori c’ è aria di flop: Telefonoblu stima un calo del 20% nelle vendite, per il Codacons solo un cittadino su due potrà permetterseli. L’ investimento medio per una famiglia va da 130 a 280, ma quest’ anno le vendite di fine stagione devono fare i conti con altre difficoltà. «Ci lasciamo alle spalle un anno dolente – aggiunge Gianfranco Urbani, presidente regionale Fismo Confesercenti – e i fatti non ci portano ad essere ottimisti considerando che tanti lavoratori di aziende in crisi a gennaio finiranno la cassa integrazione. E i commercianti saranno i primi a risentirne. Siamo stati costretti ad anticipare la data a ridosso delle festività natalizie con la conseguenza che le vendite di dicembre, se 10-15 anni fa rappresentavano il 60/70% del fatturato di un anno, ora sono ridotte al lumicino. Se non c’ è necessità, ora non si compra prima dei saldi». Così, per ovviare a tale trend in tanti già prima di Natale hanno praticato sconti dal 5 al 20% e in alcuni casi si è arrivati anche al 50% ma in questi casi non sempre si tratta di merce proprio "alla moda". «Le lamentele ricevute negli anni scorsi – dice Salvatore Lombardi, presidente regionale di Confconsumatori – hanno riguardato la presenza di prodotti dell’ inverno precedente. Ora c’ è maggiore correttezza ma non dobbiamo abbassare la guardia: per questo invitiamo i clienti a servirsi dei negozi che già conoscono. Apprezziamo il fatto che in molti hanno accolto la nostra proposta di praticare sconti già prima di Natale che hanno aiutato le vendite specie in città come Foligno, Perugia e Città di Castello. Notiamo un clima di maggiore fiducia e serenità nei rapporti tra commercianti e consumatori». A garantirlo ulteriormente sarà l’ introduzione, dal primo gennaio, dell’ etichettatura obbligatoria anche per i capi di abbigliamento con il cartellino che dovrà indicare tutte le informazioni dalla composizione ai luoghi di lavorazione. Buone notizie per i commercianti appesantiti dall’ invenduto arrivano dal coordinamento Fismo/Ice nato per garantire canali di smercio alla merce fuori stagione rimasta invenduta. «C’ è stata una buona risposta da Grecia e Romania mentre con Israele i contatti sono già in fase avanzata», spiega Urbani. I negozianti interessati sono invitati a inviare foto e inventario della merce da stoccare alla Confesercenti territoriale di riferimento che poi provvederà a girare le informazioni ad una sorta di Unioncamere israeliana.

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