21 Aprile 2016

La lista nera dei cibi tossici e l’ attacco al made in Italy

La lista nera dei cibi tossici e l’ attacco al made in Italy
doppio sos di coldiretti: a rischio salute e qualità

Chi ci sarà mai in cima alla lista nera degli alimenti più contaminati? Non è certo un giallo che ci siano i cinesi. Giochi di colori a parte, l’ allarme rilanciato ieri dalla Coldiretti, sulla base delle analisi condotte dall’ Agenzia europea per la sicurezza alimentare (Efsa) nel Rapporto 2015 sui residui dei fitosanitari in Europa, ha ancor più infiammato la protesta di migliaia di agricoltori italiani che con i loro trattori sono scesi in piazza a difesa del made in Italy. Teatro della nuova imponente levata di scudi è stato il Palabarbuto di Napoli. «All’ estero sono falsi due prodotti alimentari italiani su tre, con il mercato mondiale delle imitazioni di cibo made in Italy che vale oltre 60 miliardi di euro» sbotta il presidente della Coldiretti, Roberto Moncalvo. Dall’ olio di oliva «Vesuvio» del Sudafrica alla scamorza «Salerno » del Canada fino alla mozzarella «Capri » dagli Stati Uniti, dove vengono prodotti in California anche i pomodori San Marzano in scatola. Battuti però da quelli falsi prodotti in Spagna e scoperti sugli scaffali di una catena di supermercati inglesi come «San Marzano Tomatoes». Stavolta tutto in seno all’ Unione europea. Nonostante «la clausola ‘ex officio’ contenuta nel ‘pacchetto qualità’ approvato nel 2012 dall’ Ue» che, come ricorda l’ eurodeputato Paolo De Castro (Pd), «ha permesso una maggiore tutela delle nostre eccellenze agroalimentari» consentendo di sollevare «oltre 600 casi di tutela del made in Italy sia all’ estero che sul web». Quelli esposti ieri a Napoli sono soltanto alcuni dei prodotti ‘taroccati’ scoperti da Coldiretti, che denuncia con crescente preoccupazione il fenomeno dell’«agropirateria» internazionale che sfrutta parole, colori, località, immagini, denominazioni e ricette che si richiamano all’ Italia per alimenti che con la nostra tavola non hanno nulla a che vedere. E per l’ autentico made in Italy al danno si unisce la beffa. Quasi sei anni fa l’ Unesco aveva inserito la dieta mediterranea nella lista del patrimonio culturale immateriale dell’ umanità, ma questo ha finito col potenziare le coltivazioni di prodotti tipici italiani in mezzo mondo. Così la produzione di olio di oliva negli ultimi anni è raddoppiata in Australia (18 milioni di kg), triplicata in Cina (16,5 milioni) e aumentata di 14 volte negli Usa (14 milioni), di pari passo con le falsificazioni e le denominazioni che richiamano impropriamente il made in Italy, dalla Pomarola del Brasile alla Zottarella tedesca, dal Pompeian Olive Oil al ridicolo kit in vendita in Gran Bretagna per produrre la Mozzarella Cheese. Ma è negli Stati Uniti che sono più diffuse le imitazioni dei formaggi italiani, con una produzione di oltre 2 miliardi di kg con in testa, per il 79%, proprio la mozzarella. Falsificazioni del made in Italy che mettono a rischio la qualità dei cibi, ma anche contaminazioni che mettono a rischio la salute della gente. Così nella black list di Coldiretti troviamo i broccoli cinesi, con il 92% dei campioni esaminati risultati fuorilegge per la massiccia presenza di residui chimici. A seguire (78%) il prezzemolo del Vietnam, il basilico indiano (60%), l’ Egitto con le melagrane (33%), le fragole e le arance, la Thailandia col peperoncino e la Repubblica Dominicana con meloni e cocomeri. Un allarme che ha subito spinto il Codacons a presentare un esposto al Ministero della Salute e ai Nas in cui si chiedono controlli a tappeto in tutta Italia. RIPRODUZIONE RISERVATA La denuncia.
massimo iondini

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