15 Febbraio 2016

La lenta agonia degli elenchi telefonici

 La lenta agonia degli elenchi telefonici

La Stampa, martedì 9 febbraio Nei casi peggiori giacciono abbandonati negli androni dei palazzi per mesi. Quando va un po’ meglio restano tutto l’ anno incartati nel cellophane in un mobile del salotto. È la lenta agonia dell’ elenco telefonico, sempre più soppiantato da siti e app se c’ è da trovare un contatto. Eppure, la «guida» entra ancora nelle case e nei luoghi di lavoro di 20 milioni di italiani. Proprio in questi giorni Seat Pagine Gialle ha cominciato a distribuire l’ edizione 2016. Un servizio che ha un costo, che i titolari di un’ utenza telefonica fissa spesso pagano a loro insaputa e che da tempo fa storcere il naso alle associazioni di consumatori. Diciamolo subito: la spesa è irrisoria. Si aggira in media attorno ai 3 euro, che i clienti si ritrovano direttamente in bolletta. Dipende dai gestori. Per esempio, a partire dal 1° ottobre, Tim ha deciso di fissare l’ addebito a 2,50 euro. Ma se moltiplichiamo questo numero per le copie di Pagine Bianche e Gialle consegnate viene fuori una cifra che si aggira tra i 30 e i 40 milioni di euro. «Che di questi tempi è assurda per uno strumento del genere», commenta Gianluca Di Ascenzo, l’ avvocato del Codacons. Secondo una ricerca di Gfk Eurisko, oggi 17 milioni di persone utilizzano Pagine Bianche e Pagine Gialle. Circa il 34% del campione. «Si tratta di popolazione spesso anziana, che non ha accesso a Internet e usa il telefono e quindi la guida per chiamare uffici comunali, cercare il me dico o lo specialista di cui ha bisogno o ancora di persone che vivono in aree svantaggiate, dove le comunicazioni sono difficili», sottolineano dagli uffici della sede centrale di Seat, a Torino. Il contributo richiesto ai gestori di telefonia e di conseguenza ai clienti serve per pagare i costi di distribuzione. La stampa degli elenchi, invece, è tutta a carico dell’ azienda, che copre la spesa grazie alle inserzioni di chi ha un’ impresa e vuole promuoversi nell’ elenco acquistando spazi più grandi. «Rispetto a tutti i contenuti che si possono trovare in una guida, la cifra richiesta ci appare davvero minima», aggiungono ancora da Seat. Ma il Codacons sta pensando di proporre ad Agcom e al Garante della Privacy una revisione al sistema di distribuzione degli elenchi. «Si potrebbe pensare di consegnare la copia cartacea soltanto agli anziani o a chi vive in aree in cui l’ accesso alla Rete è difficile. Sarebbe già una bella conquista e un gran risparmio», rilancia Di Ascenzo. Intanto, chi non vuole più ricevere l’ elenco a casa, può rinunciare contattando il servizio clienti del suo gestore. La disdetta è gratuita e può avvenire in qualsiasi momento. Quanti lo fanno? «Difficile da dire, ma il trend è in crescita», rispondono da Tim. D’ altra parte, la tendenza è smaterializzare tutto ciò che può generare costi. Eppure Seat ha investito nelle guide cartacee 15 milioni di euro negli ultimi due anni. «Follia? No. Per noi questo è uno “smartbook” – raccontano – uno strumento formidabile e ancora utilissimo a molte persone anche oggi, che si integra perfettamente con gli strumenti digitali». Lorenza Castagneri.
LORENZA CASTAGNERI

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