9 Gennaio 2018

La Francia apre un’ inchiesta penale su Apple per gli iPhone che rallentano

 

La Procura di Parigi ha aperto un’ indagine preliminare nei confronti di Apple per l’ ipotesi di «obsolescenza pianificata» di alcuni modelli di iPhone. Il colosso americano è accusato di aver ridotto volontariamente le prestazioni degli smartphone per spingere i consumatori all’ acquisto dei nuovi modelli. Apple, dopo i problemi alle batterie di alcuni modelli di iPhone, ha avviato una campagna di sostituzione a prezzo ridotto, che dovrebbe aiutare chi ha un iPhone vecchio e lento a tornare alle prestazioni ottimali. I migliori smartphone del 2017: pregi e difetti Bruno Ruffilli, Stefano Scarpa Copyright © L’ inchiesta, aperta il 5 gennaio e affidata al Servizio investigativo nazionale della Direzione generale della concorrenza, degli affari dei consumatori e del controllo delle frodi (DGCCRF) parla di «truffa» . L’ iniziativa della Procura fa seguito alla denuncia dell’ associazione “Halte à l’ Obsolescence Programmée (HOP)”, presentata il 27 dicembre, in cui si accusava Apple di ridurre volontariamente le prestazioni e la durata dei suoi smartphone attraverso il suo sistema di aggiornamenti. In altri esposti analoghi, l’ associazione aveva accusato HP, Canon, Brother ed Epson . In Francia dal luglio 2016 è in vigore una legge che configura come reato l’ obsolescenza programmata e prevede fino a due anni di carcere e un’ ammenda che va da 300 mila euro al 5 per cento del giro d’ affari dell’ azienda ritenuta colpevole. Vita a tempo e falsi miti, quanto durano i prodotti Copyright © Il problema esiste e sul tema inizia a muoversi anche la politica. In Italia, a ottobre 2013, fu il parlamentare di Sinistra Ecologia Libertà Luigi Lacquaniti a presentare la prima proposta di legge “per contrastare il fenomeno dell’ obsolescenza programmata”. In Italia il Codacons ha annunciato un esposto contro Apple alla Procura della Repubblica di Roma e all’ Antitrust. Ma almeno per il momento non ci sono prove che i produttori realizzino oggetti destinati a scadere come gli alimenti. Dall’ altro lato c’ è l’ esperienza di tutti noi, che racconta di aggeggi che passano indenni il periodo di garanzia e molto spesso vivono una sorta di crisi del terzo anno: proprio appena è finita la copertura del produttore – e magari mentre esce una nuova versione – le prestazioni calano, la batteria crolla, inizia a verificarsi qualche guasto. Negli anni ’30 e con le prime lampadine a incandescenza, ci fu davvero un cartello tra produttori, per limitare la durata a 100 ore. Ma da allora l’ obsolescenza programmata non è stata più provata. Alcuni diritti riservati.
bruno ruffilli

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