La festa diventa protesta
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fonte:
- Il Mattino
La festa diventa protesta. Il sindacato non ci sta ad un primo maggio di lavoro. Dice no all’ apertura dei negozi nel giorno di doppia festività, dei lavoratori e domenica. E annuncia lo sciopero. E’ un fatto storico, mai avvenuto. La dichiarazione di guerra parte da Milano. Nella città dello shopping i confederali del settore del commercio, Filcams-Cgil, Uiltucs-Uil e Fisascat-Cisl, proclamano l’ astensione dal lavoro per l’ intera giornata. Così come fanno i rappresentanti dei lavoratori a Firenze e nell’ intera Toscana. Tanto che il presidente dell’ Anci Sergio Chiamparino, si decide a convocare subito un tavolo per una trattativa che punti a individuare «soluzioni condivise». Il sindaco di Torino si vedrà oggi con Confcommercio, Confesercenti, e Cgil, Cisl, Uil e Ugl. «Con quattro giorni di preavviso si cambia una decisione presa a novembre, è uno sfregio alla festa del lavoro», denunciano i confederali di Milano. Annunciando che già oggi ci sarà un presidio unitario davanti all’ assessorato al Commercio. La Moratti replica: con i negozi aperti si tutela il lavoro «non irrigidendosi nella difesa di un primo maggio ridotto a rito intoccabile, gestito da apparati sempre più lontani dalla realtà e agitato come mera bandiera politica». Il via libera da diversi Comuni importanti(Roma, Firenze, Milano, Torino e Cagliari) all’ apertura dei negozi nella domenica del primo maggio solleva così un polverone di polemiche. E scava il solco delle divisioni. Tra sindacati e associazioni dei consumatori. E tra governo e opposizioni. Negozi aperti per ridare fiato ai consumi? Una tesi assurda secondo il segretario della Cgil Susanna Camusso. «Ciò che è assolutamente stravagante, in tutta questa polemica, è che si vorrebbe sostenere che il calo dei consumi nel nostro Paese sia determinato dal fatto che non si aprano i negozi nei 5 giorni festivi dell’ anno. Il calo dipende invece dal fatto che lavoratori e pensionati hanno sempre meno risorse», sbotta. Federconsumatori e Codacons spostano invece la discussione sulla questione delle domeniche. «Lasciamo in pace la festa del lavoro, questo è un problema strutturale che riguarda tutto l’ anno, si apra un confronto», chiede Rosario Trefiletti, presidente di Federconsumatori. E Marco Maria Donzelli, presidente del Codacons, va all’ attacco ancora più deciso: «Si tratta di uno scontro ideologico a danno dei consumatori, il Codacons da anni chiede che i negozi possano restare aperti 24 ore su 24 e per 365 giorni all’ anno». E una volta tanto consumatori e commercianti sono sulla stessa linea. «Sarebbe più opportuno rimettere con i piedi per terra la questione delle aperture festive», osserva la Confesercenti. Per evitare sterili polemiche il ministro del Lavoro Maurizio Sacconi invoca, però, il «buon senso» e invita a mettere da parte «le contrapposizioni ideologiche». «Sarebbe un problema se lavorassimo tutti, allora negheremmo la festa del primo maggio. Invece le eccezioni confermano la regola e non la negano», commenta. Il ragionamento del ministro: «Occorre duttilità di settore e di territorio, perché una città turistica è diversa da una che non lo è». Di parere opposto l’ eurodeputato del Pd Patrizia Toia: «Mi unisco con forza all’ appello dei sindacati e allo sconcerto della Curia per sostenere l’ importanza di salvaguardare la domenica e le festività senza lavoro, fondamentali per la compatibilità del lavoro con la vita in famiglia». Fin dal 2010, ricorda Toia, è stata avviata, in Europa, la campagna per una domenica libera dal lavoro, sostenuta da Acli, sindacati europei, Confederazione delle Chiese europee e da oltre 13 mila persone di diverse nazionalità. Ironica la senatrice Giuliana Carlino, dell’ Idv: «Capisco che siamo in campagna elettorale, ma servirsi di questa festa per farsi un po’ di propaganda è squallido». © RIPRODUZIONE RISERVATA.
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