La crisi dei consumi non è ancora finita
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fonte:
- Il Cittadino
ROMA La crisi dei consumi non è ancora finita. Prosegue infatti anche a febbraio la contrazione delle vendite, con una riduzione tendenziale del 4% in termini di quantità. Inoltre a marzo il clima di fiducia delle famiglie è tornato a scendere. Una situazione, quella italiana fotografata dall’Indicatore dei consumi Confcommercio, non dissimile a quanto accade nel resto d’Europa: anche nei 16 Paesi di Eurolandia, secondo Eurostat, il commercio al dettaglio ha registrato a febbraio un calo record del 4%.La contrazione dei consumi rilevata da Confcommercio (-4%) non solo è in linea con quanto registrato a gennaio (-4,3%), ma fa salire a dodici i mesi consecutivi col segno meno, confermando che «la fase critica per i consumi non si sia ancora esaurita». Il dato risulta, inoltre, significativamente peggiore rispetto a quanto registrato nello stesso periodo del 2008 (+1%).«In linea con queste dinamiche – secondo Confcommercio – a marzo il clima di fiducia delle famiglie è tornato a scendere, dopo un bimestre caratterizzato da un moderato recupero. Particolarmente pesanti continuano a risultare gli effetti della riduzione della domanda interna ed estera sulla produzione industriale».La battuta d’arresto ha interessato soprattutto i beni e servizi per la cura della persona, che nei mesi precedenti era una delle poche voci positive. Ma si conferma anche lo stato di difficoltà per auto e abbigliamento. La riduzione delle vendite di automobili e motocicli, che si inquadra nel -16,4% della domanda di beni e servizi per la mobilità, secondo Confcommercio dovrebbe tuttavia interrompersi a breve con l’effetto degli incentivi. È confermata inoltre la criticità (che dura ormai da oltre un anno) della domanda per i prodotti alimentari, ma cala anche quella di beni e servizi ricreativi così come di servizi di ristorazione e d’alloggio. Tiene invece (a stento) l’Ict.Preoccupate le associazioni dei consumatori, che tornano a chiedere misure a sostegno della domanda. Occorre andare «oltre le insufficienti e irrisorie risorse stanziate per social card e bonus famiglie», chiedono Adusbef e Federconsumatori, che suggeriscono una defiscalizzazione del reddito fisso per lavoratori e pensionati di almeno 1.200 euro l’anno e una riduzione del 20% dei prezzi dei beni di largo consumo. Il Codacons chiede invece ai commercianti di «abbassare immediatamente i prezzi di almeno il 10%».Consumi in difficoltà anche nel resto d’Europa: a febbraio nella zona Euro il commercio al dettaglio ha registrato un calo record del 4% su base annua e dello 0,6% su base mensile, i risultati peggiori osservati finora da Eurostat, che ha cominciato a registrare questi dati stime nel 2000. Nel complesso dei 27 Paesi Ue il calo è stato del 3,4% in un anno.
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