9 Aprile 2009

La corsa alla tradizione fa segnare qualche prezzo più alto

PERUGIA – La corsa alla tradizione fa segnare qualche prezzo più alto ma in generale non sarà una Pasqua ricca. La crisi nell’ultimo mese ha tenuto a bada i listini ed alle porte della festività solo pesce, carciofi e la cotoletta fanno segnare i prezzi più alti. Dai commercianti arrivano tuttavia segnali positivi ed anche i negozi tradizionali puntano ormai sulle offerte. «La spesa va benino, in questi giorni la gente spende ma è difficile dire se si raggiungerà il livello dello scorso anno», osserva Pietro Passeri, presidente provinciale Fida-Confcommercio Perugia. «Rispetto ad un anno fa, nei clienti notiamo meno rabbia rispetto ed il fatto che i prezzi non sono aumentati ha creato un’atmosfera diversa». Oggi nel 75% dei casi i consumatori si affidano ai volantini per destreggiarsi tra le offerte. «Nei nostri esercizi (catena Sma, ndr) il parmigiano reggiano viene proposto a 8,30 euro al chilogrammo, un uovo al cioccolato semplice a 2,98, l’agnello (mezzo) a 9,90 al chilogrammo». Se per spalla e coscio il prezzo è nella media (tra gli otto e i 12 euro) per la cotoletta si può arrivare a spendere oltre i 20 euro. «Ma si tratta di un prodotto più ricercato – spiega Passeri – nel quale c’è più lavorazione, più richiesta e le offerte sono più rare». Tra i prodotti tradizionali, la "torta" (o pizza) di Pasqua la fa sempre da padrona, pur tra qualche flessione. «Se ne compra il 5-10% in meno», spiega Geremia Fiorucci, Industria dolciaria Fiorucci. «C’è più attenzione allo spreco». Qualche tensione tra l’ortofrutta con il prezzo dei carciofi "violetti" che, tra mercato e grande distribuzione, oscilla tra i 50 ed i 58 cent.  «Consideriamo alti anche i listini di insalata, (oltre 2 euro), kiwi (1,95) e mele (mai sotto 1,50)», fa notare Carla Falcinelli, presidente del Codacons Umbria. «Ma in vista del venerdì Santo temiamo la stangata sul pesce: per questo consigliamo si "ripiegare" sul pesce azzurro fresco, senza avventurarsi con prodotti inutilmente costosi». Anche per gli umbri sarà comunque una Pasqua particolare. «Noi umbri abbiamo vissuto il terremoto e capiamo bene come potrà essere la situazione in Abruzzo – aggiunge la Falcinelli – e non a caso la maggior parte dei nostri associati farà donazioni invece di comprare uova al cioccolato». Secondo una stima dell’Adoc, a febbraio i consumi sono scesi del 7% a fronte di una spesa delle famiglie in calo del 5%, di quella alimentare in particolare dell’8%. Per questo la spesa di Pasqua è vista come un segnale di ripresa. E le premesse, stando alle valutazioni di commercianti e artigiani e grazie alla tradizione, sono positive. A puntare per primi su una maggiore propensione alla spesa, sono gli artigiani della pasticceria e dei prodotti da forno. «Speriamo di mantenere le vendite dello scorso anno – spiega Carlo Antognoni, segretario provinciale Federazione panificatori di Confartigianato imprese – vista anche la congiuntura economica non favorevole. Il settore punta sulla qualità e sul richiamo di prodotti di nicchia che si richiamano alla tradizione ed alla tipicità». Ciononostante la crisi si fa comunque sentire. «Abbiamo notato un po’ meno attenzione da parte dei clienti – spiega Geremia Fiorucci, Industrie dolciarie Fiorucci – anche se il nostro lavoro si decide negli ultimi giorni. La gente prova, assaggia, chiede il prezzo e spende meno. Non rinuncia, ad esempio, alla torta al formaggio, ma ne compra in minor quantità: c’è più attenzione a non sprecare». Con prezzi più o meno stabili, il settore ha tentato di non riversare sui clienti le tensioni dei mercati delle materie prime. «Il prezzo del latte non è sceso ed anche la farina "buona" di grano duro è ancora cara». Ad un calo fisiologico delle vendite di "torta" coincide la tenuta di altri prodotti tradizionali. «La ciaramicola dimostra di avere un mercato in espansione – aggiunge Fiorucci – ed anche la colomba classica di pasticceria mantiene le posizioni». «C’è un ritorno ai prodotti artigianali – fa notare Antognoni – ed anche la ciaramicola è stata rivalutata come prodotto storico: il rapporto qualità/prezzo offerto dagli artigiani in questo caso funge anche da antidoto alla crisi dei consumi». Accanto a chi acquista il prodotto confezionato, c’è chi mantiene la tradizione del fai-da-te, e specie sulla torta (o pizza) che per tante famiglie è tramandata da generazioni. Specie nel perugino, da mercoledì a venerdì Santo, il rito si ripete: 115-120 uova per 15-17 "torte" la metà delle quali diventano un gustoso regalo pasquale. Per la cottura, chi non ha il forno a legna si rivolge alle stesse panetterie. «Anche qui abbiamo riscontrato un calo – aggiunge Fiorucci – almeno stando alle prenotazioni di questi giorni: il fatto è che spesso gli anziani non se la sentono più di prepararle ed i giovani si mostrano poco interessati a raccogliere il testimone». Intanto, oltre alle "gastronomie" organizzate che vendono la "torta" via internet, anche piccoli laboratori privati si dilettano a piazzare il prodotto on line. Con il nick "Sprilcampagnolo", la pizza di Pasqua viene venduta in Usa, Europa e Australia al prezzo di 16 euro più 10 per la spedizione. Tra panetterie, negozi e grande distribuzione, invece, il prezzo varia da 9 a 13 euro, a seconda della ricetta e dei formaggi utilizzati. I commercianti sono fiduciosi di arrivare almeno al livello di vendite dello scorso anno forti di listini decisamente più calmi rispetto al 2008. «Anche se c’è stata oscillazione nei prezzi di prodotti come pasta, pane, farina, latte – spiega Pietro Passeri, presidente provinciale Fida-Confcommercio Perugia – l’incidenza sulla spesa si rivela minima. Anche uova fresche, parmigiano ed altri formaggi costano come lo scorso anno: ci sono prodotti, come gli stagionati che aumentano o crescono a seconda della dinamica di domanda ed offerta e se la richiesta cresce il prezzo tende a salire. Ora, invece, veniamo da una fase di consumi deboli con più scorte e prezzi inferiori». Per i consumatori, si comprerà l’essenziale, senza strafare, con un occhio alla tradizione, l’altro al portafogli.  «Speriamo nelle offerte, anche last minute – spiega Carla Falcinelli, presidente del Codacons Umbria – perché al momento le uova al cioccolato sono care anche nei supermercati: per prodotti di 200 grammi di media, si paga dai 7 ai 12 euro. Cari anche colombe, che arrivano a costare fino a 10,90 euro (TreMarie), ed i salumi: 17,60 al chilo per capocollo e salame». Capitolo vacanze. «Secondo una nostra indagine – spiega Angelo Garofalo, presidente regionale Adoc – il 76% degli umbri durante non si sposterà (+5% rispetto a Pasqua 2008) e questo nonostante la spesa per un week end sia scesa del 2,7% grazie alla riduzione dei costi per i trasporti». Anche per Fiavet Confcommercio gli umbri tireranno la cinghia andando a caccia di occasioni "last minute". Secondo un sondaggio del sindacato agenzie viaggio, gli umbri non rinunceranno alla gita o ad un viaggio in Italia o all’estero. «C’è stato un calo, ma non una caduta libera delle prenotazioni».
 

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