La bolletta sale: +1,7%
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fonte:
- La Stampa
ROMA.
La notizia non deve certo aver fatto piacere al presidente del Consiglio, che neanche una settimana fa aveva preannunciato un´offensiva del governo per combattere l´inflazione in crescita arrivando a ipotizzare anche un blocco delle tariffe dei servizi pubblici. Fatto sta che l´Autorità per l´Energia ha deciso ieri un aumento dell´1,7% della bolletta elettrica per il bimestre settembre-ottobre 2002. Anche se quella dell´Authority, organismo autonomo e indipendente dal governo, è una decisione tecnica e sostanzialmente meccanica, basata sul costo di approvvigionamento dell´energia e che si applica ai prodotti di società quotate in Borsa, il nuovo aumento delle tariffe elettriche rischia di infiammare il dibattito già accesissimo sull´inflazione, confermata ieri dall´Istat al 2,3% in agosto. Di accentuare lo scontro con i consumatori e di complicare il rapporto con i sindacati sul rinnovo dei contratti di lavoro, anche se il governo ribadisce con Umberto Bossi l´intenzione di frenare la corsa dei prezzi. L´aumento dell´1,7% per settembre-ottobre deciso dall´Authority segue quello del 3,3% applicato alle tariffe nei due mesi precedenti, e il rincaro dell´1,4% nel bimestre maggio-giugno, il primo attuato dopo quattordici mesi di riduzioni, mentre le tariffe del gas resteranno invariate, dopo essere scese del 2,1% a maggio e giugno ed aumentate della stessa percentuale nei due ultimi mesi estivi. Va detto, per giunta, che i rincari, calcolati su un paniere di prodotti energetici in cui il petrolio fa la parte del leone, potevano anche essere superiori. A mitigare i forti rialzi dei prezzi del petrolio e dei prodotti raffinati (45% il primo, 31% i secondi da inizio anno) ci ha pensato per fortuna l´apprezzamento dell´euro rispetto al dollaro nel corso dell´estate. Così come va detto, e l´Authority ci tiene a precisarlo, che gli aumenti del prossimo bimestre sono in realtà negativi in termini reali, cioè considerandoli alla luce del tasso d´inflazione più alto. Ciò nonostante è facile pensare che la decisione provocherà altre tensioni. Sindacati e governo, sostenuto dalla Confindustria, erano già ai ferri corti sul problema dei prezzi. Secondo i sindacati, questa volta compatti, l´inflazione programmata per il 2003 alla quale parametrare gli incrementi salariali dei nuovi contratti di lavoro, fissato dal governo all´1,4%, è troppo lontana rispetto ai valori attuali e quindi irrealistica. «Il 2,3% di inflazione comunicato dall´Istat dimostra che le cifre del Dpef erano sballate e che quell´1,4% va rivisto. Nelle nostre piattaforme terremo conto dell´inflazione reale» ha detto ieri il segretario confederale della Cgil, Paolo Nerozzi. «C´è bisogno di un chiarimento urgente con il governo sull´inflazione programmata e sulle politiche anti-inflazione. L´1,4% non è raggiungibile» ha osservato Raffaele Bonanni della Cisl. «Nei prossimi rinnovi chiederemo un aumento dell´1,9%, pari all´inflazione tendenziale nella zona euro. E´ un atto di responsabilità, perché non ci si può chiedere di inseguire previsioni chimeriche» ha aggiunto Adriano Musi della Uil. Rivendicazioni ritenute eccessive dalla Confindustria, che invita il governo a tenere duro sull´1,4%. «La condizione essenziale perché si riduca l´inflazione è che ci sia un segnale forte sull´inflazione programmata e sulla dinamica retributiva» ha detto Giampaolo Galli, capoeconomista della Confederazione degli Industriali. «La conferma dell´1,4% è essenziale. A questo devono seguire comportamenti coerenti delle parti sociali. L´accordo sulla politica dei redditi è ancora in vigore e prevede la possibilità di un recupero della differenza con l´inflazione reale» ha aggiunto Galli puntando il dito sul commercio al dettaglio e la distribuzione, responsabili del caro-vita: «I prezzi alla produzione – ha osservato – sono scesi dello 0,7% rispetto a un anno fa». Nel frattempo la Confesercenti e alcune associazioni di consumatori (Adoc, Adusbef, Codacons e Federconsumatori) hanno raggiunto un accordo per mantenere bloccati fino alla fine dell´anno i prezzi di un «paniere» di circa 15 prodotti fra cibi, utensili e vestiti. I negozianti che aderiscono saranno riconoscibili attraverso un «bollino blu», che verrà rimosso nel caso di una verifica d´innalzamento dei prezzi fissati dal listino. Intesa bocciata senza pietà dal presidente di Confcommercio, Sergio Billè, che la giudica «un´iniziativa demagogica. Il calmiere è uno strumento da soviet non più proponibile. Il governo deve azionare la leva fiscale».
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