18 Gennaio 2020

La battaglia dei contrari al 5G «Pretendiamo più informazioni»

il codacons avanza la proposta di un consiglio comunale aperto finora 130 comuni si sono opposti all’ arrivo di questa tecnologia
Antonella Scalzi Sperimentazione del 5G, la battaglia per bloccarla è iniziata. Il comitato “No 5G” del capoluogo ieri ha tenuto la sua prima assemblea pubblica. Dalle parole ai fatti per dire no a una sperimentazione piovuta sulla città in maniera «nascosta». Questa la convinzione attorno alla quale si è costituito un comitato che a subire scelte calate dall’ alto non ci sta. L’ accusa espressa da Giuseppe Ranieri che ha introdotto l’ incontro è pesante: «Catanzaro non è stata scelta, per questo finanziamento si è proposta». Un iter confermato anche dal consigliere comunale di Cambiavento Gianmichele Bosco, tra i promotori di un comitato che rivendica «il diritto dei cittadini di essere informati». La priorità, in sostanza, è quella di evitare rischi. D’ altronde, «se Catanzaro è indietro lo deve a problemi strutturali e non certo al 5G». Giuseppe Ranieri l’ ha detto chiaramente rispedendo al mittente le recenti accuse rivolte a un comitato tacciato di essere «nemico della modernità». La paura c’ è e ieri nessuno l’ ha nascosta nel timore che «Catanzaro diventi una sorta di laboratorio a cielo aperto con cittadini trasformati in cavie». Sulla stessa lunghezza d’ onda il Codacons che ha già messo a punto una petizione per chiedere sul tema un Consiglio comunale aperto. A ribadire le tesi già espresse dal vicepresidente nazionale, Francesco Di Lieto, Maria Stefania Valentini e Antonello Fabiano. Loro al diritto di scegliere con cognizione di causa non rinunciano soprattutto dopo l’ intervento dell’ ingegnere elettronico, specialista in campi elettromagnetici, Giancarlo Spadanuda. Suo il compito di tramutare in concetti comprensibili l’ acronimo 5G perché dietro quella G che sta per generation sembra esserci molto di più di un affascinante termine inglese. Tutto ruota attorno all’ elevata frequenza che produce un impressionante energia che colpisce tutti e tutto. Giudizi a parte, Spadanuda ha citato ben mille studi dai risultati incontrovertibili per bollare il 5G come «una porcheria». Parole forti, le sue, ma basate sulle tesi di 204 scienziati che si stanno prodigando per impedire il passaggio. Finora sono 130 i comuni italiani “Stop 5G”, ma quest’ onda mondiale, che il 25 gennaio protesterà in maniera globale, pare non riguardare la Calabria. Diversa la situazione di Catanzaro, città spaccata tra un’ amministrazione favorevole e molti cittadini contrari che invece in piazza ci saranno. Sabato prossimo sarà il giorno della protesta, ma ieri è stato il pomeriggio del confronto che ha accolto anche i più possibilisti. Tra loro l’ ingegnere delle telecomunicazioni Francesco Mancuso che ha portato in sala le sue argomentazioni senza però riuscire a indebolire una battaglia incentrata anche sul timore che «sul tema del 5G si stia spingendo per assecondare gli interessi delle multinazionali». Protesta sostenutada un luminare Catanzaro e Stoccolma unite nel “no” alla tecnologia 5G attraverso un collegamento Skype che ha portato in città Olle Johansson, il maggiore esperto mondiale su queste tematiche. E lui che ai campi magnetici ha dedicato tutta la vita non ha dubbi: «Il 5G non dà scampo, è contro ogni standard biologico in ogni settore». Olle Johansson, in sostanza, ha portato sui Tre colli la posizione di un mondo scientifico che negli esperimenti per il 5G vede qualcosa di «deleterio per l’ intera umanità al punto che – ha detto – le compagnie d’ assicurazione non hanno alcuna intenzione di elaborare polizze che coprano tali rischi».

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