14 Settembre 2007

La Banca centrale europea loda il rapporto deficit-pil ma mette in guardia

L`ITALIA FA I CONTI.
La Banca centrale europea loda il rapporto deficit-pil ma mette in guardia
Bilancio e prezzi, monito della Bce “I conti dell`Italia restano a rischio“.

La Bce torna a suonare l`allarme sull`effettivo raggiungimento del pareggio di bilancio prima del 2011. Secondo la Banca centrale europea il disavanzo dei conti pubblici fissati nell`ultimo Dpef metterebbe in difficoltà il rispetto dell`accordo raggiunto il 20 aprile 2007 a Berlino. Pur apprezzando che per quest`anno, il rapporto tra deficit e Pil dovrebbe scendere sotto il 3%, gli analisti di Francoforte rivelano che il governo italiano si pone ora come obiettivo un disavanzo pari al 2,5% del Pil nel 2007, 2,2% nel 2008, 1,5% nel 2009, motivo per il quale l`obiettivo di medio periodo di un bilancio in pareggio non verrebbe raggiunto. Ma Palazzo Chigi ha replicato secco: “Gli impegni presi con Bruxelles saranno rispettati. Il pareggio di bilancio e la discesa del debito sotto il 100% del pil saranno raggiunti entro il 2011, come previsto“. Nel bollettino mensile la Bce mette in guardia l`Italia e gli Stati membri e fa notare la necessità di correggere gli squilibri dei conti pubblici entro il 2010 evitando interventi fiscali sia sotto forma di maggiori spese o di tagli alle tasse. Il Dpef italiano, si legge nel bollettino, integra gli effetti di un provvedimento teso ad erogare nel 2007 maggiori spese, “per un ammontare di circa 0,4% del Pil, a favore dei destinatari di pensioni basse, famiglie e giovani“. Ma la Bce ha voluto anche fare all`Europa i conti della spesa analizzando l`aumento dei prezzi. Francoforte parla di una dinamica del mercato mondiale che ad agosto ha portato ad aumenti del 30% per le materie prime alimentari. E con i dati europei sono arrivati anche quelli italiani sull`inflazione di agosto, diffusi dall`Istat. Risultato: l`inflazione resta all`1,6%, ma i prezzi di alimentari e bevande salgono mediamente del 2,4% con punte per il pane (+4,2%), pasta e riso (+3%) e i picchi della frutta (+6,1%). Analisi queste che hanno infiammato lo “sciopero della pasta“ indetto ieri dalle associazioni dei consumatori per protestare contro gli aumenti dei generi di prima necessità. Secondo le organizzazioni dei consumatori il 67% avrebbe aderito all`iniziativa. “Gli alimentari sono ormai diventati“, accusa la senatrice verde Loredana De Petris, “dei beni di lusso“ per molti cittadini. Una ragione in più perché sottolinea il senatore dell`Ulivo Willer Bordon, “il tema venga portato in aula al Senato nel corso del dibattito sul disegno di legge Bersani“. E i dati dell`inflazione hanno infiammato le discussioni davanti ai banchi di Coldiretti e delle organizzazioni dei consumatori (Adoc, Adusbef, Codacons e Federconsumatori) davanti a Montecitorio e in piazza Verdi davanti alla sede dell`Antitrust. Ricevuti da Antonio Catricalà i rappresentanti dei consumatori hanno avuto rassicurazioni sulla vigilanza dell`autorità sulla concorrenza e del mercato. Rassicurazione che arriva dopo l`impegno preso da Bersani di impiegare la Guardia di Finanza in controlli “approfonditi e mirati“ contro le speculazioni. Un termine, quello di “speculazioni“ sgradito a Confcommercio che bolla lo sciopero della pasta “una protesta senza senso“. Coldiretti invece denuncia: “Dal grano al pane il prezzo sale di 12 volte, dal grano ai dolci di 70 volte, dal latte di stalla a quello del banco di quattro volte“.

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