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9 Agosto 2019

L’ uso dei cellulari non aumenta il rischio tumore

Cellulari, onde radio e cancro: è un resoconto rassicurante quello del Rapporto Istisan sulla esposizione a radiofrequenze e lo sviluppo di tumori. Lo studio epidemiologico – curato da Susanna Lagorio, Laura Anglesio, Giovanni d’ Amore, Carmela Marino e Maria Rosaria Scarfì, un gruppo multidisciplinare di esperti di diverse agenzie italiane tra cui Istituto superiore di Sanità, Enea e Cnr-Irea – ha analizzato numerosi lavori scientifici pubblicati in un lungo lasso di tempo ma non evidenzia significativi aumenti dei casi di malattia. I ricercatori italiani hanno passato al setaccio gli studi pubblicati tra il 1999 e il 2017 confermando la mancanza di associazione tra l’ uso del cellulare per le chiamate vocali e l’ incidenza di neoplasie. Non rilevati incrementi dei rischi di tumori maligni (glioma) o benigni (meningioma, neuroma acustico, tumori delle ghiandole salivari) in relazione all’ uso prolungato (oltre 10 anni) dei telefoni mobili. Rispetto alla valutazione della IARC (Agenzia internazionale per la ricerca sul cancro) nel 2011, le stime di rischio sono più numerose e più precise. Anche i notevoli eccessi di rischio osservati in alcuni studi (caso-controllo) non sarebbero coerenti con l’ andamento temporale dei tassi d’ incidenza dei tumori cerebrali che, a quasi 30 anni dall’ introduzione dei cellulari, non hanno risentito del rapido e notevole aumento della prevalenza di esposizione. Restano da verificare gli effetti a lungo termine (quando l’ uso del cellulare inizia durante l’ infanzia) e sullo sviluppo dei tumori a più lenta crescita. Molto critico sulle conclusioni dello studio il Codacons. «Si intende favorire le campagne delle multinazionali del 5G – avverte l’ organismo di tutela dei consumatori – le onde elettromagnetiche dei cellulari provocano tumori gravi. Il Rapporto Istisan è clamorosamente smentito da tutte le ricerche e dai dati elaborati dai più prestigiosi istituti internazionali, e si scontra addirittura con le leggi italiane e con le sentenza dei tribunali che obbligano lo Stato ad informare i cittadini circa i rischi per la salute legati all’ uso del cellulare. La posizione dell’ Istituto Superiore di Sanità – aggiunge – è quindi del tutto isolata in ambito scientifico e internazionale e non può ritenersi in nessun caso valida e attendibile». Il Codacons cita gli studi del National Toxicology Program degli Stati Uniti (Ntp) e dell’ Istituto Ramazzini dove si parla di una chiara evidenza di tumori di tumore alle cellule di Schwann (quelle che compongono la guaina dei nervi periferici e del tessuto di conduzione del cuore ndr) e di una sufficiente evidenza per i tumori alla testa, in particolare glioma e cromocitoma. Onde radio e campi elettromagnetici nella griglia dei cancerogeni ambientali sono in classe 2b (possibili cancerogeni) per diversi tipi di tumori compreso le leucemie. Umberto Carbone, ordinario di Scienze tecniche e mediche applicate per la prevenzione, dell’ Università Federico II spiega che «un’ influenza negativa delle radiazioni elettromagnetiche sulla salute (a differenza dei raggi X sicuramente nocivi ndr) è oggi solo ipotizzata in letteratura, sulla base di un aumentato rischio probabilistico di sviluppare neoplasie a carico del sistema nervoso centrale o del nervo acustico (neurinomi) che restano comunque evenienze rare. L’ importanza è la frequenza e intensità di esposizione e vale il principio di prudenza. Avere la radiosveglia accesa o quella del telefonino attiva sul comodino di notte può essere dannoso perché espone a continue radiazioni elettromagnetiche».
ettore mautone

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