20 Maggio 2010

l sogno a cinque cerchi

Roma è olimpica, la rabbia è veneta «Schiaffo». «Lega bugiarda». «Peccato»

Albergatori, industriali, politici: la bocciatura di Venezia 202o scatena reazioni a tutto tondo.

VENEZIA – Abbattuta, più che battuta. La candidatura olimpica di Venezia e del Veneto è stata stracciata, nelle valutazioni del Coni, dal progetto di Roma capitale. Neppure la sufficienza, quel 6 di parametro Cio che è il minimo per meritare la corsa all’organizzazione dei giochi olimpici. Tra le note di demerito, rispetto a Roma, la minor capacità ricettiva della regione. E qui qualcuno si arrabbia.

Gli albergatori Confcommercio veneta bolla come «panzane» il fatto che il Veneto «ha meno punti di Roma sul piano della capacità ricettiva alberghiera». «Tra le scuse che il Coni poteva trovare questa è di certo la più esilarante», sbotta il presidente dell’associazione, Marco Michielli. In Veneto ci sono 17mila imprese affiliate tra alberghi, campeggi, agenzie di viaggi, stabilimenti balneari e pubblici esercizi. «Ce n’è – spiega Michielli – quanto basta per ospitare un’ Olimpiade. La Lupa la spunta sul Leone con l’astuzia, ma se dovevano trovare giustificazioni per la scelta del progetto Roma, potevano scovarne di migliori», conclude. Ricordando come il Veneto sia «nel suo insieme la regione turisticamente più importante d’Italia, e la provincia di Venezia è quella turisticamente più importante della regione, registrando nel 2009 il 55,56% dei 64 milioni di presenze del Veneto».

Impresa «È una decisione che accetto con spirito sportivo nella convinzione che, come Comitato Venezia 2020, abbiamo fatto tutto quanto era in nostro potere per presentare un progetto compiuto, credibile e fattibile in grado di gestire l’evento olimpico nella sua interezza e accogliere al meglio atleti, giornalisti e pubblico». Gusto amaro ma abito signorile per le parole del presidente di Confindustria veneta, Andrea Tomat. «Non è mia intenzione entrare nel merito delle valutazioni della Commissione tecnica – dice – mi auguro abbiano preso in coscienza la decisione migliore per dare all’Italia la reale possibilità di vincere una gara internazionale che si presenta tanto importante quanto agguerrita». Quanto al Veneto che raccoglie cocci, «abbiamo dimostrato come la capacità di fare sistema – chiude Tomat – sia la strategia vincente per competere a livello nazionale e internazionale».

Gambe corte La butta in politica, e che sennò?, l’onorevole Antonio De Poli, candidato Udc alla presidenza del Veneto, andata a Luca Zaia. Per De Poli la decisione del Coni di assegnare a Roma la candidatura ai giochi sottolinea che la «Lega ha dimostrato ancora una volta di far promesse dalle gambe corte. Le colpe su chi ricadranno ora? Non era la Lega, con i suoi ministri Bossi e Zaia, che doveva difendere la candidatura di Venezia? Hanno dimostrato ancora una volta di non aver alcun potere a Roma, o di essere dei bravissimi attori che in terra veneta mettono in piedi le loro rappresentazioni teatrali a difesa del territorio. Ma ancora una volta ci hanno preso in giro. Si sono presi gioco di una regione che di schiaffi da quando la Lega è al Governo ne ha ricevuti parecchi».

Ennesimo schiaffo Allo Zenit la posizione di Leonardo Muraro, presidente dell’Unione Regionale delle Province Venete nonché della Provincia di Treviso. Leghista di lungo corso, per Muraro quello a Venezia «è l’ennesimo schiaffo alla nostra capacità manageriale che viene apprezzata in tutto il mondo ma non vuol essere capita dalle organizzazioni romane. La scelta su Venezia poteva essere l’occasione per riconvertire il nostro sistema produttivo, avviare efficaci iniziative per il superamento della crisi, e rischiamo di perderla per i potentati della capitale». Qualcosa, a sentire Muraro, a Roma non ha funzionato nel modo giusto. «Non è stato tenuto conto dell’importante rete di migliaia di volontari, associazioni, società sportive, aziende, enti pubblici che rappresentano eccellenze internazionali nello sport system mondiale. Spero che si possa conoscere chi ha votato contro Venezia, perchè potrei ricordarmene quando magari verranno a chiedere contributi in Provincia». Veleno in coda. Muraro si dice «a disposizione ad appoggiare un grande fronte di mobilitazione territoriale per sostenere in tutte le sedi le ragioni del nord. Nel 2018 ci sarà il centenario della fine della prima Guerra Mondiale: vuoi vedere che nonostante il Monte Grappa, il Montello, il fiume Piave e Vittorio Veneto, vorranno celebrare anche questo a Roma a suon di milioni di euro?».

Coccodrilli e stilettate «Le lacrime di coccodrillo di Zaia e la sua tardiva combattività servono a poco, se non a cercare di mascherare l’azione inconsistente messa in campo da lui, da Bossi e dalla Lega nei mesi che hanno preceduto il verdetto di oggi». E’ il commento della capogruppo del Partito Democratico in consiglio regionale, Laura Puppato. «Caro presidente, di insoddisfacente nella sconfitta di Venezia c’è innanzitutto il governo veneto – accusa Puppato – che alla prima vera prova del fuoco ha fatto flop, dimostrandosi inadeguato a rappresentare in modo forte ed incisivo le ragioni di un intero territorio. Rinnovo in ogni caso la richiesta di fare immediatamente e nelle sedi più opportune tutte le verifiche del caso, in modo da togliere ogni ombra sulla decisione presa dal Coni».

Tar di rigore Difficile pensare che possa incrinare i cristalli dello champagne capitolino il Codacons, che annuncia di aver presentato un ricorso al Tar del Lazio contro la delibera del Comune di Roma che dà il via libera alla candidatura della Capitale. Nel ricorso si sottolinea che Roma «non versa nello stato per poter ospitare le Olimpiadi per la semplice e amara considerazione che per il 2020 forse saranno risolvibili in minima parte i problemi che affliggono la Capitale, che non è, pertanto, nelle condizioni di avanzare candidatura alcuna, se non dopo aver risolto le annose questioni ora esposte, e non invertendo come ha fatto, proprio attraverso la candidatura, l’ordine di risoluzione dei problemi: ovvero ottenere la candidatura e poi si risolvere tutti gli altri problemi, mentre, è operante il principio inverso (ovvero: se la città è in salute e può permettersi, a livello complessivo, di ospitare le Olimpiadi, ben può presentare e sperare che la candidatura venga accolta)».
A ciascuno il suo, insomma. Resta, a prescindere dal peso dei progetti e dalla qualità messa in campo dai contendenti, la sensazione di una partita iniziata con due gol di svantaggio. Alla fine ha vinto il migliore, si dirà. Ma quel vantaggio…

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