13 maggio 2017

L’ Antitrust multa Whatsapp per i dati passati a Facebook

L’ Antitrust multa Whatsapp per i dati passati a Facebook

pena da 3 milioni e sms di ‘mea culpa’ agli utenti
Una multa salata e un messaggio di ‘mea culpa’ da inviare ai suoi milioni di clienti italiani. È il doppio prezzo che Whataspp deve pagare per aver adottato clausole contrattuali riconosciute come ‘vessatorie’ e per aver intrapreso una pratica commerciale scorretta, avendo indotto i suoi utenti ad accettare nuovi termini di utilizzo del popolarissimo social ed in particolare la condivisione dei propri dati con Facebook (che dal 2014 è proprietario della chat) per poter continuare ad usare l’ applicazione. A stabilire una sanzione da 3 milioni di euro è stata l’ Autorità garante della concorrenza e del mercato, che ha chiuso così le due istruttorie avviate nei confronti di Whatsapp lo scorso autunno, in contemporanea con il faro acceso dall’ Antitrust europea. La app era finita nel mirino di consumatori e organismi di vigilanza ad agosto, quando è stata inviata ai clienti la notifica ‘incriminata’, giudicata dall’ Antitrust «una condotta specificatamente aggressiva » e una pratica commerciale errata ai sensi del Codice del consumo. La multa, per la verità, inizialmente ammontava a 4 milioni. Somma poi ridotta a 3 in considerazione del fatto che, dopo la ‘bacchettata’, la società ha annunciato di aver sospeso in Ue gli effetti della sua iniziativa. Inoltre, come si accennava all’ inizio, la pena non si esaurisce al pagamento. Whatsapp infatti è stata ‘condannata’ a mandare una notifica – che verrà segnalata con modalità simile alla ricezione di un sms da un qualunque contatto – in cui informerà tutti gli utenti italiani dei provvedimenti presi e dell’ avvenuta pubblicazione dell’ estratto della sanzione sulla home page del sito dell’ Agcm e su www.whatsapp.com per venti giorni consecu- tivi. La disposizione prevede pure che la pubblicazione avvenga «con adeguata evidenza grafica e in una posizione della pagina web che non richieda al consumatore di scorrerla». Quanto alle clausole contrattuali contestate, riguardano le disposizioni sulle limitazioni di responsabilità per la app «molto ampie e generiche », la possibilità di interrompere il servizio «senza motivo e senza preavviso», il diritto della società di risolvere il contratto unilateralmente o quello di introdurre modifiche economiche senza giustificazioni. Soddisfatte per la ‘stangata’ le associazione dei consumatori. «È una vittoria degli utenti contro lo strapotere dei social network», ha rilevato il Codacons. Per l’ Unione nazionale consumatori ora «il principio deve essere esteso a tutte le piattaforme che in cambio di un servizio spacciato per gratuito impongono all’ utenza la cessione di dati personali». RIPRODUZIONE RISERVATA.
luca mazza