22 Luglio 2014

L’ Antitrust indaga sui big dei telefoni

L’ Antitrust indaga sui big dei telefoni

Contratti firmati semplicemente strisciando il dito sullo schermo, servizi mai richiesti che il cliente scopre di aver attivato solo controllando la bolletta, banner pubblicitari poco trasparenti. L’ Antitrust torna a mettere nel mirino le compagnie telefoniche e apre quattro istruttorie nei confronti di Vodafone, Wind, Telecom e H3G, che finiscono sotto accusa per l’ utilizzo di «pratiche commerciali scorrette e violazioni dei diritti dei consumatori». L’ autorità presieduta da Giovanni Pitruzzella si è mossa in scia alle denunce e alle segnalazioni presentate nell’ ultimo anno e mezzo da clienti e associazioni, con il Codacons in prima fila. Nelle indagini, insieme con i big della telefonia, sono coinvolte anche le aziende che forniscono i servizi premium, come Emcube e Acotel. Le compagnie, accusa il Garante, avrebbero omesso «informazioni rilevanti circa l’ oggetto del contratto di telefonia mobile e, in particolare, l’ abilitazione dell’ utente alla ricezione di servizi a pagamento durante la navigazione in mobilità, le caratteristiche essenziali, le modalità di fornitura e di pagamento dei servizi» nonché la necessità, da parte del consumatore, di doversi attivare mediante una richiesta esplicita di adesione alla procedura di blocco per non vedersi prosciugare il credito. Oroscopi, quiz, meteo, in un caso l’ abbonamento ad un servizio che lascia poco spazio alle interpretazioni, «Desideri bollenti»: è in una giungla di link e pagine web che il Garante si sta muovendo per verificare le eventuali scorrettezze. Secondo le segnalazioni arrivate dalle associazioni di consumatori, oltre alle attivazioni non richieste, le compagnie farebbero anche pubblicità a questi servizi senza garantire informazioni essenziali: il costo, le modalità di fornitura e i meccanismi di recesso. Nel mirino dell’ Autorità per la concorrenza è finito anche il sistema automatico di trasferimento del numero telefonico dell’ utente dal gestore ai «Content Service Provider», cioè le società che editano i contenuti digitali a pagamento, e il successivo automatico addebito del servizio sul credito telefonico del fruitore senza che quest’ ultimo abbia mai inserito il proprio numero o si sia, scrive l’ Antitrust, «reso riconoscibile in altro modo consapevole». Accuse tutte da verificare, anche se i consumatori hanno già preparato i moduli per le richieste di risarcimento. «Si tratta di servizi che gli utenti non avevano mai richiesto, e che si ritrovano a pagare loro malgrado. Se saranno accertati comportamenti scorretti e violazioni dei diritti dei consumatori, avanzeremo azioni risarcitorie nei confronti delle quattro società telefoniche, finalizzate a far ottenere ai loro clienti il rimborso delle somme ingiustamente addebitate sul credito telefonico» dice il presidente del Codacons Carlo Rienzi. Nessuna dichiarazione da parte dei quattro operatori, che presenteranno una memoria difensiva all’ Antitrust.
giuseppe bottero

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