20 Febbraio 2003

Inflazione, l?Istat si difende: errore umano

Inflazione, l?Istat si difende: errore umano

Marzano: errore grave ma no alle dimissioni. Esposto dei consumatori alla Procura

Il presidente Biggeri fa mea culpa: non c?è stata nessuna manipolazione dei dati o pressione politica

«NON C?è stata nessuna manipolazione dei dati nè pressioni politiche. È stato solo un errore umano». Ha la cenere sui capelli il presidente dell?Istat Luigi Biggeri che ieri ha spiegato l?errore sull`indice dell`inflazione di gennaio da parte dell`Istituto di statistica. Insomma non c?è dolo, ma sono cose che possono capitare, è la difesa di Biggeri alla raffica di accuse e critiche che da quarantott?ore gli piovono sulla testa. Ma soprattutto il presidente respinge l?ipotesi di sue dimissioni come gli era stato chiesto dalle associazioni dei consumatori. «Non c`è stata nessuna pressione politica – esordisce Biggeri – gli organi di Governo hanno più volte manifestato rispetto dell`autonomia e indipendenza dell`istituto. Ed inoltre è impossibile manipolare dati statistici perchè nel processo sono coinvolti decine e decine di ricercatori».
«Quello che si è verificato – ribadisce il numero uno dell`Istat – è stato un errore umano di una certa gravità, ma è una cosa che può succedere». Poi cerca di minimizzare e spiega che in fondo si tratta di un errore di poco conto. Uno scarto dello 0,1% che, avverte, «sarà comunque registrato a febbraio».
Biggeri poi preannuncia che i meccanismi di rilevazione saranno perfezionati. L?istituto si baserà sui codici a Barre su rilevazioni incrociate e la rotazione nei campioni di negozi. Tutto questo però, sia ben chiaro, ribadisce il presidente, non mette in crisi la credibilità del modello Istat.
Biggeri respinge anche l?accusa di un meccanismo a maglie larghe («Non è vero. I riscontri ci sono») e attribuisce l?errore anche al «clima di tensione che dall?estate scorsa grava sull?Istituto con i ricercatori che si sentono sotto pressione e sono stressati».
Questo però non basta a rassicurare le associazioni dei consumatori che non intendono abbassare la guardia. Anzi hanno presentato un esposto alla Procura della Repubblica di Roma, ipotizzando i reati di abuso d`atti d`ufficio, falsità materiale e ideologica in atti pubblici e turbativa di mercato.
I Consumatori accusano poi l?Istat di aver rifiutato di ammettere i tecnici dell`Intesa dei consumatori al controllo dei documenti relativi al tasso di inflazione di gennaio 2003 e degli altri mesi del 2002. I consumatori hanno poi chiesto il sequestro cautelare di tutti i files sull`indice dei prezzi al consumo di gennaio 2003 e degli altri 12 mesi del 2002 presenti nei pc dell`Istat.
A difesa di Biggeri scende in campo il ministro delle Attività Produttive Marzano. «Purtroppo si è trattato di un gravissimo errore, ma questo non mina la credibilità dell?Istat». Il che vuol dire che non ci sarà un avvicendamento ai vertici dell?Istituto.
Critiche sono piovute anche da altre associazioni. Marco Venturi, presidente della Confesercenti, chiede «una sorta di certificazione europea. A questo fine il Governo dovrebbe chiamare in causa Eurostat affinché, quale organismo super partes, attesti il reale andamento dell`inflazione in Italia». Il presidente della Confcommercio Sergio Billè definisce quello dell`Istat «un errore da matita blu, anche perché attiene a un tema, quello della spesa sanitaria, che andrebbe classificato e contato nel miglior modo possibile» e si augura che non succeda più perchè in caso contrario «alcune strumentalizzazioni, avvenute in questi mesi, farebbero sì che il mercato della statistica diventerebbe davvero ingovernabile». Confartigianato fa notare che le imprese del settore «hanno subito gli svantaggi piuttosto che concorrere a determinare l`inflazione».
Commenti anche dal mondo politico. Mario Lettieri, deputato della Margherita e segretario della Commissione Finanze della Camera, incalza: «L`errore ormai riconosciuto ufficialmente dall`Istat conferma le nostre valutazioni su una inflazione reale sicuramente maggiore di quella ufficialmente accertata e sostenuta dal governo. E conferma inoltre la fondatezza delle proteste delle associazioni dei consumatori».

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