13 Giugno 2013

Inflazione inchiodata all’ 1,1%

Inflazione inchiodata all’ 1,1%

Roma. L’ inflazione acquisita per il 2013 è pari all’ 1% e sale all’ 1,3% al netto dei prodotti energetici e degli alimentari freschi. La crescita su base annua dei prezzi al consumo sale all’ 1,5%. Quanto al “paniere della spesa”, i prezzi dei beni acquistati con maggiore frequenza salgono all’ 1,5%, ma il tasso di crescita su base annua rimane stazionario all’ 1,3%. I prezzi dei carburanti sono crollati in maggio. Il prezzo della benzina è sceso del 2,7% sul mese precedente e del 5% su base annua; quello del gasolio del 3% su base mensile e del 5% nell’ anno. Qualcuno potrebbe pensare che un tasso d’ inflazione sempre più freddo possa riscaldare i prezzi. Ma questa è fanta-economia. I prezzi non scendono in base alla teoria economica della domanda e dell’ offerta. Scendono perché i consumi sono in crisi. Sia per la recessione sia per i tagli subiti negli anni della crisi dal potere d’ acquisto del reddito fisso. Una nota del Codacons spiega che nonostante un tasso d’ inflazione a maggio dell’ 1,1%, la spesa di una famiglia di 4 persone sale di 423 euro, cioè più di quanto potrebbe risparmiare con la sospensione dell’ Imu sulla prima casa, pari a 225 euro. Per questo, il Codacons chiede al governo di “fare molto di più”, per ridare alle famiglie il potere d’ acquisto perduto. Dovrebbero essere “congelati”, almeno fino al 2015, tutti gli aumenti previsti: dalla Tares all’ acqua; dal trasporto pubblico locale ai pedaggi autostradali. Secondo Adusbef e Federconsumatori, i dati Istat sono sempre più lontani dalla realtà. Una famiglia di 3 componenti deve mettere in bilancio un rialzo di spesa pari a 533 euro l’ anno. La prima operazione per cambiare rotta è la rinuncia ad aumentare l’ Iva da luglio. Una nota della Coldiretti ammonisce che siamo di fronte agli effetti del drammatico crollo della spesa che non è mai stato così pesante con le famiglie italiane, che hanno impoverito il carrello della spesa, tagliando del 4% la frutta, del 5% il pesce, del 6% la carne bovina, del 7% il vino, dell’ 8% l’ olio di oliva. La depressione dei consumi ha costretto 7 famiglie su 10 (71%) a modificare gli acquisti di prodotti alimentari in quantità e qualità. Oltre il 12% degli italiani non ha più la capacità di nutrirsi a sufficienza e rischia la salute. L’ altra organizzazione agricola, la Cia, lancia un allarme sui consumi domestici. “Cominciano a ridursi anche quelli di base: nel primo trimestre dell’ anno sono calati addirittura gli acquisti di pasta (-1,6%) e latte 8-3,6%) “. La Confcommercio afferma che l’ insieme di bassa produttività, alta pressione fiscale e inflazione superiore alla media europea ha provocato una compressione cumulata del potere d’ acquisto pari a 3.400 euro per ogni famiglia. Tra maggio 2012 e maggio 2013, il tasso d’ inflazione è sceso dal 3,2% all’ 1,1%. Ma il presidente della Commissione agricoltura della Camera, Luca Sani, ha osservato che un Paese che non produce non consuma. E’ vero che l’ agricoltura cresce e dà lavoro, ma non si potrà andare avanti così se la tendenza generale non cambierà. Paolo R. Andreoli 13/06/2013.
 

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