28 Maggio 2004

Inflazione ferma al 2,3 per cento

Inflazione ferma al 2,3 per cento

CONGIUNTURA Ma per i consumatori «non è credibile»

ROMA – Il caro-greggio non infiamma i prezzi. E così l`inflazione resta ferma anche a maggio, per il quarto mese consecutivo, al 2,3% segnando un incremento congiunturale dello 0,2%. A limitare gli effetti del rialzo delle quotazioni del petrolio, che si sono fatti sentire alla pompa di benzina ma non sui trasporti aerei, sono soprattutto gli alimentari che, fatta eccezione per i prodotti ittici, registrano incrementi limitati. I consumatori gridano allo scandalo guardando «dati che sono a dir poco incredibili», mentre i sindacati ritengono che un`inflazione a questi livelli impedisca il rilancio economico del Paese. Scettico anche il vice ministro delle Attività Produttive Adolfo Urso, secondo il quale il dato di maggio è buono ma non «sufficiente rispetto all`esigenza, per noi prioritaria, di ridurre il tasso al di sotto del 2%». Cauti anche i commercianti: per la Confcommercio «il fatto che non si sia verificato un rialzo non significa che si possa stare con le mani in mano», mentre la Confesercenti teme rialzi a breve a causa dei rischi legati alle tensioni internazionali e agli annunciati aumenti tariffari. E i rischi che il carovita torni a infiammarsi, avvertono gli analisti, sono più che c o n c re t i . Le rilevazioni delle città campione (oggi ci sarà una prima confer- ma dell`Istat e il 15 giugno il dato definitivo), mostrano un`inflazione al di sotto delle attese: gli esperti macroeconomici, infatti, si attendevano un incremento dei prezzi con un tasso che in maggio si sarebbe dovuto attestare fra il 2,4 e il 2,5 per cento spinto dal caro-petrolio. Anche se per questo mese sembra scampata, il rischio che i prezzi tornino a correre rimane: ne sono convinti gli analisti dell`Isae, che vedono nei prossimi mesi un riaccendersi delle tensioni inflattive. In maggio l`aumento dei prezzi più consistente su base mensile si è verificato a Perugia (+0,4%), mentre la città più virtuosa è risultata Ancona, dove i prezzi sono rimasti invariati. Pur non avendo fatto schizzare i prezzi, il caro-greggio ha infiammato le polemiche. Per il Codacons il dato delle città campione «stride fortemente con gli ultimi aumenti dei carburanti, aumentati da gennaio a oggi del 13%, e quindi non sono credibili». Secondo l`Intesa dei Consumatori e la Federconsumatori, «è impossibile che l`inflazione sia ferma al 2,3%» e che i prezzi si continuino a rilevare in base all`attuale paniere «che va assolutamente rivisto». Più politica l`analisi dai sindacati. «Il 2,3% rilevato non aiuta rispetto alla vera urgenza che è le ripresa economica e non aiuta neanche la ripresa dei consumi», afferma la Cisl, invitando il governo «ad accogliere l`invito del neopresidente di Confindustria, Luca Cordero di Montezemolo, e rilanciare la concertazione».

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