Inflazione al 2,6%: Intesa dei consumatori attacca
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fonte:
- La Stampa
Ormai le periodiche comunicazioni dell´Istat sull´andamento dell´inflazione sono diventate un fatto politico: chi non ci crede, chi le commenta con enfasi in un senso o in un altro, chi torna a sollevare dubbi. Ieri l´Istituto di Statistica ha così annunciato che in febbraio – secondo i dati provvisori – il termometro dei prezzi al consumo è tornato a scendere: l´aumento rispetto a dodici mesi or sono è stato del 2,6%, con un incremento mensile dello 0,2%, il dato più basso dal settembre del 2002. Insomma, una frenata non solo rispetto al 2,8% di gennaio (con le polemiche sull´errore sui farmaci), ma anche rispetto al 2,7% indicato sempre per febbraio dalle città campione. Il calo è stato dovuto soprattutto alla diminuzione dei prezzi dei medicinali (a febbraio è entrata nel calcolo la modifica del prezzo delle medicine, erroneamente anticipata a gennaio) scesi dell`1,1% rispetto a gennaio 2003, ma anche alla contrazione dei prezzi delle comunicazioni (-0,1% rispetto a gennaio, -0,5% rispetto a febbraio 2002). Le associazioni dei consumatori tornano però all´assalto: «Al calo dell`inflazione al 2,6% a febbraio – afferma l`intesa dei consumatori (Adoc, Adusbef, Codacons, Federconsumatori) ci crede solo l`Istat». Confindustria, col direttore generale Stefano Parisi, esprime soddisfazione, e con riferimento al recente contratto dei ministeriali chiede che «la politica dei redditi accompagni questa fase di discesa dell` inflazione». I sindacati sembrano non convinti però che i prezzi stiano riducendo in modo strutturale la loro corsa, e affermano che la bassa inflazione sia segno di un´economia stagnante. Per il segretario confederale Cgil Giuseppe Casadio, «i consumi sono bloccati e l`aumento del prodotto è sostanzialmente zero». «L`inflazione reale sta marciando – afferma il leader della Cisl Savino Pezzotta – ed è quindi necessaria una politica dei prezzi da parte del governo». Per Paolo Pirani (Uil), il calo è «positivo ma insufficiente», mentre il presidente di Confcommercio Sergio Billè chiede tra l´altro la riduzione dell´accisa sui prodotti petroliferi. E in effetti i timori di guerra stanno facendo volare il prezzo del petrolio Opec, e anche la benzina verde in Italia raggiunge quota 1,114 euro, corrispondenti a circa 2160 lire, il massimo raggiunto due anni fa. Venerdì scorso, il prezzo del greggio ha raggiunto i 32,63 dollari al barile, anche in questo caso il valore massimo degli ultimi due anni. L´Opec si è impegnata a mantenere il prezzo del greggio in una fascia compresa tra i 22 e i 28 dollari e a intervenire con aumenti o riduzioni della produzione, cosa già avvenuta il primo febbraio, ma il prezzo ha seguitato ad essere sopra i 30 dollari al barile. Una nuova conferenza per esaminare prezzi, mercati e produzione è fissata per l`11 marzo prossimo a Vienna. Il caro-greggio porta alle stelle la benzina verde: dall´inizio di febbraio, il rincaro è stato di 0,030 euro al litro, mentre in un anno l´incremento è stato di circa 0,1 euro al litro: dagli 1,015 euro dell`inizio di marzo 2002 agli attuali 1,114. Si tratta di quasi 200 vecchie lire in più per ogni litro, pari ad un aumento del 10%, circa quattro volte cioè superiore al tasso di inflazione. Infine, arrivano brutte notizie sul fronte dei conti pubblici. Come comunica il ministero del Tesoro, a febbraio il fabbisogno del settore statale è cresciuto di circa un miliardo di euro rispetto al febbraio 2002, passando da 3.302 a 4.300 milioni. È vero che grazie a un gennaio particolarmente positivo e anomalo (nel 2002 il risultato era stato particolarmente brutto) il bimestre gennaio-febbraio vede un disavanzo di 5 miliardi contro i 6,455 dello stesso periodo del 2002. Il ministero di Tremonti parla di una buona dinamica delle entrate e un efficace contributo delle norme di controllo della spesa, e spiega che nel mese scorso ha inciso un maggior onere per interessi sul debito pubblico. Ma secondo le recenti analisi della «Economist Intelligence Unit» e della PricewaterhouseCoopers, senza particolari miglioramenti della situazione il deficit pubblico del 2003 tenderà ad attestarsi intorno al 2,5%. Forse qualche decimale in più.
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