Inflazione ai massimi dal 2008
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fonte:
- Il Sole 24 Ore
MILANO Il prezzo dei carburanti e di alcuni prodotti di prima necessità mantengono alta la tensione sui prezzi al consumo. Gasolio e benzina scaldano i prezzi nel mese di dicembre ma contribuiscono anche zucchero, caffè, tabacchi e formaggi. Secondo le stime preliminari di Istat, l’ indice nazionale dei prezzi al consumo ha registrato lo scorso mese un aumento dello 0,4% rispetto a novembre e del 3,3% su base tendenziale (lo stesso di novembre), il massimo dal 2008. Un dato distante dal tasso d’ inflazione annuale dell’ Eurozona: la stima flash di dicembre è del 2,8%, in calo rispetto al 3% del mese prima. Tornando all’ Italia, il tasso di inflazione medio annuo per il 2011 è balzato al 2,8%, in forte accelerazione rispetto all’ 1,5% del 2010. Senza i beni energetici si sarebbe fermato al 2,3%. Nella classifica, da un anno all’ altro, dei prodotti e servizi che sono cresciuti di più, svetta il gasolio da autotrazione, +24,3%, (su cui hanno pesato gli aumenti del greggio sul mercato internazionale e gli inasprimenti fiscali), seguito dal trasporto marittimo, +18,3%, dallo zucchero, +17,2%, dal caffè, +16,8% e dalla benzina, +15,8%; a distanza, tabacchi, utility, formaggi, spese bancarie. In retromarcia sono segnalati soltanto i prezzi di comunicazioni, alberghi e pacchetti vacanza. «Purtroppo – osserva Luigi Campiglio, docente di politica economica all’ università Cattolica di Milano – il gap inflattivo che si allarga tra l’ Italia e l’ Europa ci riporta indietro di anni, nonostante i consumi rimangano molto deboli. La Germania, nostro competitor, assorbe una parte dell’ inflazione con la produttività. La corsa dei prezzi è il segnale di una sofferenza strutturale del bilancio pubblico che si traduce in un’ inasprimento fiscale. In questo modo però si rischia di avvitarsi in una depressione economica». Anche Antonio Lirosi, responsabile consumatori e commercio del Pd, è preoccupato dalla forbice tra l’ indice armonizzato italiano con la media Ue. «Dopo i rincari scattati a Capodanno – spiega – la nostra inflazione non potrà che salire mentre nell’ Eurozona é in atto una decelerazione. Tutto ciò, oltre a pregiudicare la competitività del nostro sistema economico, costituisce una zavorra pesante sulla ripresa dei consumi interni». Poi Lirosi propone di risolvere i nodi strutturali che causano un aggravio di prezzo industriale dei carburanti rispetto alla media europea, creando condizioni di mercato più concorrenziali all’ interno della filiera petrolifera. Confcommercio guarda con timore alle stime sull’ inflazione. «A preoccupare – spiega l’ Ufficio studi – è "l’ eredità" lasciata dal 2011 al 2012, pari all’ 1,3%. Anche alla luce degli aumenti già decisi per gennaio, delle tensioni in atto sulle materie prime petrolifere, acuite dal deprezzamento dell’ euro, e dei possibili ulteriori aumenti dell’ Iva «è possibile ipotizzare come anche nell’ anno appena iniziato l’ inflazione continuerà a registrare tassi d’ incremento abbastanza elevati». Il Codacons ironizza sulla stabilità dell’ inflazione: «Sarà ferma al 3,3%, ma i prezzi sono tutt’ altro che freddi, anzi continuano a correre. Su base mensile l’ incremento è dello 0,4% e questo vuol dire che a gennaio, dopo tutti gli aumenti verificatosi con il nuovo anno, ci sarà una inflazione record, che potrebbe arrivare a toccare il 3,6%». Un valore che, tradotto in termini di costo della vita e al netto dei futuri aumenti delle tasse introdotti dalla manovra Monti, si traduce per Codacons in una stangata da 1.059 euro per una famiglia media. Sul piede di guerra anche le associazioni dei produttori. Coldiretti stima che per effetto dell’ aumento record dei prezzi, la spesa per trasporti, combustibili ed energia elettrica delle famiglie italiane ha superato nel 2011 quella per gli alimentari. «A causa di questi rincari – scrive Coldiretti – il costo per trasporti, combustibili ed elettricità tocca il 19,1% della spesa totale per famiglia e ha superato quello per gli alimenti, al 19%». In questa situazione, conclude Coldiretti, bisogna evitare il rischio che le famiglie nell’ intento di risparmiare facciano la spesa negli hard discount, aumentando così i rischi per la salute. © RIPRODUZIONE RISERVATA
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