9 Aprile 2010

In picchiata i redditi delle famiglie

ROMA La crisi si è abbattuta come una scure sui redditi delle famiglie, riducendo i risparmi al lumicino. Nel 2009, infatti, secondo i dati diffusi dall’ Istat, il reddito disponibile delle famiglie è diminuito del 2,8% rispetto al 2008, la contrazione più ampia dagli anni Novanta, e la propensione al risparmio è scesa al 14%, livello più basso degli ultimi vent’ anni. E non sono state risparmiate nemmeno le società non finanziarie, che hanno visto la quota di profitto scendere ai minimi da quando esistono le serie storiche dell’ Istat. Una fotografia che non sorprende consumatori e sindacati, che da tempo denunciavano una situazione diversa da quella dipinta dal Governo. I dati, ha affermato il leader della Cgil Guglielmo Epifani, sono la dimostrazione che «non siamo fuori dalla crisi». Il dato fornito dall’ Istat evidenzia, insieme al calo del reddito nominale (-2,8% rispetto al 2008 e -0,2% rispetto al trimestre ottobre 2008-settembre 2009), anche una contrazione del reddito reale, il potere d’ acquisto, che lo scorso hanno ha segnato un -2,6% rispetto all’ anno precedente e un -0,2% rispetto al trimestre precedente. Con meno soldi, gli italiani hanno conseguentemente ridotto anche i consumi: la spesa per consumi finali è infatti diminuita dell’ 1,9% su base annua e dello 0,1% rispetto al trimestre precedente. Ai minimi storici anche la propensione al risparmio, scesa nell’ ultimo trimestre 2009 al 14%, lo stesso livello del trimestre precedente, ma 0,7 punti in meno rispetto al 2008. Prosegue inoltre la flessione del tasso di investimento delle famiglie, sceso all’ 8,8% (-0,2 punti percentuali su base mensile e -0,7 punti su base annua) a causa di una riduzione degli investimenti (-2,2%) ben superiore a quella del reddito disponibile. Il 2009 è stato un anno nero anche per le società non finanziarie, che hanno visto la quota di profitto ridursi in un anno di 1,8 punti percentuali (+0,4 punti percentuali rispetto al trimestre precedente) al 40,3%, toccando il livello più basso dagli anni ‘ 90. In picchiata anche il tasso di investimento, pari al 22,2% (-2,6 punti in un anno e -0,4 punti sul trimestre), frutto di una flessione tendenziale ben più marcata (-15,3%) degli investimenti fissi lordi in valori correnti rispetto a quella del valore aggiunto (-5,4%). Il 40% delle famiglie – segnala la Cia, confederazioni degli agricoltori – ha tagliato il carrello della spesa alimentare, con meno pane, vino, carne bovina e olio d’ oliva. «E il 60% ha dovuto cambiare il menù, optando nel 35% dei casi per prodotti di qualità inferiore, e si è accentuata la rincorsa alle promozioni, con un vero e proprio "boom" degli acquisti negli hard-discount, dove le vendite sono cresciute in 1 anno di oltre il 15%». Questi dati sono «la gravissima dimostrazione del fatto che la situazione del Paese è ben diversa da quella continuamente invocata dagli ottimisti», commentano Adusbef e Federconsumatori. Anche per il Codacons «il Governo non ha saputo e voluto difendere il potere d’ acquisto delle famiglie». Secondo Confesercenti, l’ affanno con cui le famiglie convivono con la crisi è «preoccupante», serve «una terapia urgente che comprenda meno tasse e, a copertura, un taglio coraggioso di spese e sprechi». Per Confcommercio, assume «un rilievo ancora maggiore la necessità della riforma fiscale».

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