Il telepopolo contraffatto
-
fonte:
- la Repubblica
Non ci era simpatica per istinto, da qualche anno non ci è simpatica per esperienza: nel paese della telecrazia, il televoto ha il sinistro suono di un suo derivato. Il Codacons, intervenendo con durezza sugli esiti del Festival, ha deciso di mettere in dubbio la trasparenza del suffragio «popolare» che ha portato quasi in vetta una canzone, quella del Savoia, davvero strabiliante per ruffianeria e bruttezza, un vero e proprio unicum perfino rispetto alla media sanremese, tradizionalmente bassa, e implacabile nell´escludere i migliori. E chiede che i tabulati del televoto vengano messi a disposizione e passati al setaccio. Inviare sms a raffica, effettivamente, è un´attività che si presta a truffe e sotto-truffe le più svariate, dal voto plurimo (alla faccia dell´aureo concetto one man, one vote) al cammellaggio di paese e di contrada, con anziani ignari e bimbi innocenti indotti a votare per il cantante compaesano, o amico degli amici, o cognato dei cognati. Basta avere qualche soldo da spendere e qualche sagacia tecnologica da mettere in campo, e il gioco è fatto. Meno tecnicamente, ci limitiamo a osservare (per il sollievo di chi si chiede se davvero gli italiani hanno gusti così infimi) che il televoto sanremese non merita di essere considerato tanto rappresentativo da costringere all´espatrio. Si tende a dimenticare, per esempio, che una buona metà del Paese non guarda la televisione, o la guarda solo occasionalmente, e dunque l´audience complessiva ignora i loro gusti, i loro disgusti, il loro essere altrove. Anche questa è telecrazia: dare per scontato che quel cento per cento che costituisce la torta dell´ascolto rappresenti «gli italiani», mentre ne rappresenta appena una metà. Dentro questa metà il pubblico di Raiuno e di Canale 5 è quello di età più avanzata e di più bassa scolarità. Con il cinismo che è proprio della demagogia, si suole blandire questo «pubblico popolare» come massima espressione dell´animo nazionale: ci è caduto anche Bersani, convinto che al festival si risciacquino i panni troppo azzimati della sinistra «lontana dal popolo». Mentre al Festival si consacra, da sempre, non il popolo ma la sua contraffazione televisiva, un telepopolo che è solo in parte giustapponibile agli italiani per quanti sono. Gli altri trenta milioni di italiani, quelli che scelgono di fare o di vedere altro, oppure al Festival dedicano solo uno sguardo giocoso e distratto, che cosa sono, se non popolo? Tutti professori universitari? Riassumendo. Il televoto sanremese, anche ammesso che sia dimostrabilmente pulito e non manipolato, indica i legittimi gusti di circa la metà del paese. Dentro quella metà, non è difficile immaginare che il patriottismo da operetta del Savoia abbia incontrato il favore, come dire, delle fasce non protette del pubblico: le più televisive, quelle che non leggono libri, non vanno a teatro, non vanno al cinema, e non hanno avuto tempo e modo di racimolare qualche termine di paragone, qualche elemento di conoscenza extra-televisivo. Sanremo è soprattutto per loro, è confezionato a loro misura, e in fondo il vero sbalordimento sarebbe se questo genere di pubblico, allevato in lunghi decenni a quella forma suprema di obbedienza che è la mediocrità, avesse bocciato il Savoia e votato per le poche belle canzoni. La vera manipolazione sta a monte, molto a monte del televoto: sta nella costante educazione al basso livello. Per ritrovare le tracce di quel broglio, bisognerebbe ripassare tanti palinsesti che al Codacons non basterebbe una vita.
-
Sezioni:
- Rassegna Stampa
-
Aree Tematiche:
- OSSERVATORIO TV
- TELEFONIA
-
Tags: canale5, Festival, pierluigi bersani, raiuno, tabulati, televoto, voto plurimo
