Il Tar cancella le super-multe Antitrust sui prezzi post-bollette a 28 giorni
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fonte:
- Avvenire
Il Tar del Lazio “smonta” l’Antitrust sui rincari delle bollette telefoniche. Il tribunale amministrativo ha annullato le maxi-multe per complessivi 228 milioni di euro inflitte nel gennaio 2020 dal garante della Concorrenza a Fastweb, Tim, Vodafone e WindTre, accusate di avere concordato un’intesa anticoncorrenziale relativa al repricing delle tariffe effettuato nel ritorno alla fatturazione mensile. Intesa, che secondo i giudici amministrativi, non è sufficientemente provata. Per le associazioni dei consumatori una sentenza «scandalosa». Lunga e complessa la vicenda arrivata sul tavolo del Tar laziale che ieri ha accolto i ricorsi proposti dalle compagnie telefoniche contro il provvedimento assunto dall’Autorità nel 2018. I fatti inziarono nel 2015 quando Tim, Vodafone, WindTre e Fastweb modificarono il periodo di fatturazione delle offerte ricaricabili per la telefonia mobile portandolo da una cadenza mensile a una quaI drisettimanale. Per gli utenti arrivò una sorta di 13esima telefonica da pagare. L’Agcom intervenne stabilendo che l’unità temporale per la cadenza di rinnovo e per la fatturazione dei contratti di rete fissa dovesse essere il mese e che, per la telefonia mobile, non potesse essere inferiore ai 28 giorni. Gli operatori non si adeguarono alle prescrizioni e si rivolsero al Tar. Il mancato adeguamento alla modalità di fatturazione mensile portò però all’avvio di procedimenti sanzionatori e a un’istruttoria per accertare la sussistenza di un’intesa restrittiva della concorrenza. Fu adottato un provvedimento cautelare per intimare a Tim, Vodafone, WindTre e Fastweb di sospendere l’attuazione dell’intesa e poi un provvedimento sanzionatorio (14,7 milioni a Fastweb; 114, 3 a Telecom; 59,9 a Vodafone e 38, 9 euro a Wind) contro il quale scattarono i ricorsi. Ora il Tar vede nella delibera del garante un «evidente difetto di istruttoria» che risulta «non sufficiente a provare l’esistenza di una condotta anticoncorrenziale tra i quattro operatori coinvolti». Si individuerebbe «al più una pratica scorretta ai sensi del codice del consumo».Con possibili danni ai consumatori ma senza una intesa concordata tra operatori per evitare che i clienti andassero alla concorrenza. In particolare l’Antistrust metteva nel mirino l’aggiustamento dei prezzi effettuato dalla compagnie, pari all’8,66%. Ma secondo il Tar, l’ipotesi di un intesa sul riproporzionamento dell’8,66% è in contraddizione con il parere reso dall’Autorità sulle comunicazioni che, si afferma nella sentenza, «ha sconfessato la tesi per cui il fattore prezzo, da solo, rappresenterebbe la variabile sulla base della quale i consumatori sono indotti alla migrazione», smontando la asserita finalità anticoncorrenziale dell’intesa». Insomma, una secca bocciatura del procedimento Antitrust, con conseguente azzeramento delle multe milionarie. Anche se l’ultima parola la avrà ora il Consiglio di Stato. «Il Tar del Lazio – commenta il Codacons – va in soccorso dei gestori telefonici e considera un “caso” che tutti insieme abbiano attuato manovre per evitare le sanzioni dell’Antitrust». Ma «resta l’obbligo – afferma l’associazione consumatori – per le compagnie di restituire 350 milioni di euro a 12 milioni di utenti, come disposto dall’Agcom, per l’illegale pratica delle bollette a 28 giorni».
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