30 Gennaio 2005

Il divieto di fumare spegne gli affari

Il divieto di fumare spegne gli affari

In sei locali su dieci calano i clienti, il 20% si rifiuta di rinunciare alla sigaretta. Roma capitale dei ribelli

Sondaggio Confcommercio rivela gli effetti sugli incassi degli esercizi a venti giorni dall?entrata in vigore del decreto

FUMATA nera da pub e discoteche, bianca dai ristoranti. I sintomi da astinenza colpiscono i luoghi del ballo, della musica e dei superalcolici mentre nei santuari della fettuccina o della grigliata mista attirano addirittura nuovi clienti. A distanza di venti giorni dall?introduzione della legge antifumo, che vieta le sigarette in tutti i locali chiusi, gli esercizi raccolgono i primi vagiti della nuova era: soddisfazione nella maggior parte dei casi, inequivocabili lamentele dal cuore della notte. Oltre la metà di pub e discoteche registrano cali di fatturato e perdita di clienti. Secondo un sondaggio organizzato dal centro studi di Fipe-Confcommercio su un campione di oltre 420 aziende italiane, i più colpiti dalla normativa antifumo sono proprio i locali serali. Il 54% degli esercenti lamenta un andamento dell?attività negativo rispetto al periodo precedente la legge, per il 46,7% il fatturato è rimasto invariato mentre solo l?8,3% segnala un aumento della clientela. E? significativo che quasi il 70% dei gestori dichiara di assistere ad un continuo via-vai di clienti costretti ad uscire dai locali per fumare. La maggior parte (78,3%) deve poi di frequente richiamare la clientela al rispetto della normativa: nel 50% dei casi l?invito viene accolto positivamente, mentre più del 20% di clienti si rifiuta di spegnere la sigaretta o, peggio, decide di abbandonare immediatamente il locale. Nella suddivisione territoriale, i «viveurs» meno indisciplinati sono stati quelli di Milano, Bologna, Napoli e Torino a dispetto dei toscani e dei veneti più ostinati nell?osservare il divieto. Alcuni gestori di pub a Venezia e a Roma hanno riscontrato un calo di fatturato dovuto più che altro a un minor tempo di permanenza della clientela all?interno dei locali. In pochi casi è stato comunque necessario arrivare a chiamare le forze dell?ordine per far desistere i trasgressori. Per quanto riguarda il settore dei ristoranti, viene confermata la bassissima percentuale (1%) di locali dove è prevista la sala fumatori. Secondo gli esercenti il problema maggiore riguardo i costi non concerne tanto la creazione dello spazio, quanto il suo mantenimento. L?impianto di aerazione, infatti, per la potenza richiesta dalle norme di legge fa raffreddare eccessivamente il locale e necessita di un riscaldamento molto potente per riportare a temperatura ideale l?ambiente stesso. Buone notizie, invece, per l?andamento dell?attività. Un ristoratore su tre dichiara che la legge antifumo ha attirato maggiori clienti che hanno consumato e sostato di più nel locale. Quanto al fatturato, il 40,9% di esercenti ammette un incremento. E? Milano la città dove la clientela reagisce meglio al divieto seguita a ruota da Firenze, mentre Roma chiude la classifica dei «ribelli». I romani trascorrono meno tempo a tavola o decidono di non andare proprio al ristorante.

Intanto il Codacons prosegue con le iniziative a tutela dei non fumatori. In collaborazione con Articolo32, l?associazione specializzata nel diritto alla salute, notifica la prima citazione contro la multinazionale Bat Italia S.p.A (Britisch American Tabacco Italia), con cui un fumatore chiede i danni provocati dall?inganno delle sigarette «light» che lo ha portato a fumare per 15 anni sigarette considerate leggere aggravando, a suo dire, la patologia asmatica di cui soffre.

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