9 Febbraio 2020

Il comitato in trincea contro il 5G «Una moratoria per avere più dati»

al via una raccolta firme per sospendere la sperimentazione
Antonella Scalzi Medici in prima linea nella battaglia contro la sperimentazione del 5G, la connessione di quinta generazione che in città sta agitando gli animi. Non si ferma, insomma, la battaglia del Comitato che si è costituito dopo la notizia del bando, vinto dal Comune, che porterà Catanzaro nel cuore del 5G. Da allora l’ allarme e ieri, al Centro polivalente, l’ ennesima assemblea pubblica indetta per dire no alla scelta di Palazzo De Nobili. Sullo sfondo nessun diniego per partito preso, ma le slide dimostrative del presidente dell’ associazione Medici per l’ ambiente, Ferdinando Laghi. Suo, questa volta, il compito di provare a far chiarezza su un tema in merito al quale – secondo i componenti del Comitato no 5G – «non si può rischiare». E non lo si può fare tanto più sui bambini che – Ferdinando Laghi ne è certo – «sono più permeabili degli adulti ai campi elettromagnetici». E se è «utile telefonare a pieno campo, fare telefonate brevi o cambiare spesso orecchio», Ferdinando Laghi ha bocciato la scelta di chi leva il telefono fisso a favore del mobile e l’ utilizzo del cordless. Altro che elettrodomestici che comunicano tra loro, Laghi non approva il 5G per frequenze e rischi di una scelta imminente. Aspetti numerico-tecnici dietro ai quali sembra nascondersi un giro di soldi importante, in sostanza, si intersecano con gli aspetti sanitari ovvero con i temi che hanno fatto scattare in trincea i membri del comitato. Il timore è che la sperimentazione possa causare – come già sostenuto da molti studi – l’ aumento di tumori e malattie in generale. Ecco perché in prima linea contro la sperimentazione del 5G c’ è anche il Codacons, ecco perché in città è in corso pure una raccolta firme nata dalla volontà di fare pressione su Palazzo De Nobili affinché la città non dia corso alla sperimentazione. «No cavie», dunque, perché il comitato punta tutto sul principio della prevenzione. Quel che è certo è che Ferdinando Laghi boccia il 5G e l’ iter che lo sta portando avanti bollandolo come «inquietante anche perché la tecnologia non sostituirà le altre generazioni di internet, ma le implementerà». E poi il verde pubblico. Il 5G sembra avere conseguenze anche sugli alberi, «ostacoli da eliminare per supplire alla scarsa capacità di propagazione della tecnologia». A spaventare chi si oppone al 5G, insomma, non soltanto le poche certezze, ma anche tutta la fretta che sta velocizzando le procedure senza dimenticare gli aspetti di sicurezza nazionale legati a questioni di privacy. Da qui la scelta di coinvolgere i cittadini per contribuire a quella che definiscono «una corretta informazione» sapendo quanto scarsa sia la comunicazione tra mondo scientifico, istituzioni e comunità civile. Da qui l’ idea di una moratoria che dia più tempo alla raccolta dati e freni una corsa che – per Laghi – «può rivelarsi senza ritorno». E, in effetti, sono già 150 i Comuni italiani che al 5G hanno chiuso le porte puntando sul fatto che «il diritto alla salute equivale al diritto di vivere sani e non a quello di curarsi». In controtendenza Catanzaro nonostante la sentenza della Corte d’ appello di Torino che ha sancito per legge la correlazione tra utilizzo dei cellulari e l’ insorgenza di tumori. Il comitato, però, crede ancora che la sperimentazione si possa bloccare e sta provando a fare rete anche con altre regioni. A chiudere l’ evento un collegamento tra Catanzaro e Quarto, comune della terra dei fuochi, che questa battaglia la sta conducendo dal Napoletano.

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