6 Luglio 2002

Il «caro euro» non frena lo shopping

GIORNATA DI PROTESTA INDETTA DALLE ASSOCIAZIONI DEI CONSUMATORI

Il «caro euro» non frena lo shopping

Tanti consensi ma solo il 25% ha rinunciato a comprare




Via Roma, tarda mattinata. Sabrina Domeniconi e Caterina Marras escono a braccetto da Promod dando un´ultima occhiata alle vetrine adorne di maglie in vendita promozionale. Lo sciopero della spesa? «Dimenticato», confessano le amiche quarantenni. Non hanno ancora comprato nulla e faranno attenzione, «è una vergogna, da quando c´è la nuova moneta sono più cari vestiti, benzina, frutta», ma se trovano in saldo quei pantaloni neri che cercano da tanto, sgarreranno. Un isolato più avanti, Katia Annese, giovane commessa della profumeria Boldi, ha incrociato le braccia. «Neppure un caffè oggi – dichiara trionfante -. Se la gente si unisse, potrebbe alzare la voce, e questa battaglia conto il caro euro è giusta: da gennaio è aumentato tutto». La giornata del portafogli serrato si chiude così: massimo consenso dei torinesi al principio, tante defezioni, «non lo sapevo», «è l´unica mattina buona per venire al mercato», «un panino per la pausa pranzo bisogna pur mangiarlo». Da Roma, le segreterie centrali di Adoc, Adusbef, Codacons, Federconsumatori, confermano: «Uno sciopero parziale, riuscito a metà soprattutto per la poca pubblicità dell´azione, ma la risposta c´è stata». Ancora cauti, mostrano i primi dati, Torino rientra nella media nazionale: un cittadino su quattro non si è astenuto dalle compere al cento per cento, ma ha rinunciato almeno ad una delle cose che avrebbe dovuto comprare. «Se aggiungo al 25% delle adesioni, le centinaia di email che abbiamo ricevuto, gente arrabbiata perché non sapeva nulla della protesta, sono molto soddisfatto», commenta Giovanni Dei Giudici, vicepresidente della Federconsumatori Piemonte. Ha sentito un servizio televisivo su «La 7» che dava all´iniziativa il 68% dei consensi della piazza.
Al centro commerciale del Lingotto, il nuovo tempio dello shopping torinese dove puoi andare a comprare un paio calze a rete larga anche di domenica pomeriggio, non si vede un´anima. Un paio d´adolescenti con zainetto sulle spalle nonostante le vacanze, gareggiano in automobile sul tracciato di un videogioco. Dello sciopero della spesa non sapevano nulla, ma «tanto il caro euro riguarda mamma e papà».
Serena, la commessa della Bottega Verde, sistema sugli scaffali creme per il sole e shampoo alle erbe e ammette che, sì, effettivamante, «stamattina c´è meno gente del solito». Se il deserto dei negozi del Lingotto, in genere comunque preso d´assalto nel tardo pomeriggio, dipende della protesta, Francesca Dell´Aquila non lo sa: è venuta a comprare una cartolina d´auguri e scappa a casa. «Però è giusto protestare – concorda -. Io non sono una sperperona, eppure esco di casa con 50 euro e torno col portafoglio pieno di spicci». Sandro F., un banco storico di vestiti a fiori al mercato di Santa Rita, dà la colpa a chi compra. «E´ vero che spendono di più – ammette -, ma perché si confondono col cambio, noi non abbiamo raddoppiato un bel niente. Prendi i miei abiti: costavano 10 mila al pezzo, ora stanno a cinque euro. Solo che chi guarda fa l´equazione: cinque monete uguale cinquemila lire, e prende due capi». E´ l´idea di Angelo Arricale, arrampicato tra le cassette a pesare meloni «3×1 euro», melanzane a 50 centesimi al chilo, pesche e mele trentine. «Vorrei proprio incontrarli questi che ci accusano di aver gonfiato i prezzi – attacca -. Se uno cerca le primizie, kiwi, ciliegie, certo che le trova costose». A testimoniare chiama una cliente che viene apposta da Candiolo: «A Santa Rita, da gennaio, non è aumentato quasi nulla». Teresa Cillo, carica come un somarello di buste azzurrine gonfie di carote, insalata, albicocche, mezzo cocomero, salva i banchi di corso Sebastopoli, «meno furbi di altri», ma plaude allo sciopero della spesa. «L´avessi saputo, avrei aderito – dice -. Altro che storie: me ne accorgo a fine mese, a conti fatti, quanto vale l´euro». Le associazioni dei consumatori registrano: «La prossima volta il passaparola inizierà per tempo». La battaglia contro i rincari è appena cominciata.

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